Tutelate la vostra eredità Investimenti sostenibili: Capire il potere della sostenibilità.

Investimenti sostenibili: Capire il potere della sostenibilità.
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L’Italia crede nella sostenibilità. Sono 345.000 le imprese italiane che negli ultimi cinque anni hanno scommesso sulla green economy, ottenendo vantaggi competitivi nell’export, nell’innovazione e in termini di occupazione.

Dal settore del legno, alla moda, passando per farmaceutico e l’agricoltura l’Italia si posiziona sempre in vetta a livello Ue e internazionale per quanto riguarda la green economy. Gli investimenti sostenibili riescono a stabilizzare i portafogli e ad attenuare i rischi. Questi hanno anche il vantaggio di far ottenere degli ottimi rendimenti.

“Oggi la popolazione mondiale consuma risorse e riserve mediamente pari a 1,70 volte quelle del pianeta, ma in Europa questo valore è di circa tre volte. In altre parole abbiamo smesso di vivere degli interessi prodotti dal capitale, ma da anni stiamo consumando proprio questo capitale”. Così l'Amministratore delegato di Credit Suisse Italy apre l’evento il 5 giugno 2019: “come l’economia circolare può dare valore alle imprese italiane”.

Questo sistema di operare, a lungo termine non è sostenibile. Le persone e le imprese subiscono le conseguenze dell’inquinamento e del cambiamento climatico. Otto dei dieci maggiori rischi per l’economia mondiale sono infatti legati all’ambiente e al degrado ambientale. Per cercare di porre un freno a questa deriva un forte segno deve arrivare anche dal mondo bancario. I gestori stanno dunque cercando di andare oltre gli obiettivi tradizionali di gestione del rischio e di performance. E questo perché investendo capitali si influisce, consapevolmente o meno sulla società e sull’ambiente. Gli investimenti sostenibili sono dunque in forte espansione, soprattutto perché sempre più spesso i clienti esigono precisi resoconti dei rischi e delle opportunità legati alla sostenibilità.

Ci sono due fattori che hanno contribuito, in maniera preponderante, alla crescita degli investimenti sostenibili: l’intensa domanda degli investitori istituzionali e le performance sugli investimenti green (che spesso includono fattori di rischio a lungo termine e stabilizzano il portafoglio di un cliente).

Ma l’Italia come si posiziona nel campo della sostenibilità? Secondo Domenico Sturabotti, direttore della fondazione Symbola, molto bene. Nel Belpaese ci sono infatti 345.000 imprese che negli ultimi cinque anni hanno scommesso sulla green economy (nel 2019 sono circa 207 mila le società che hanno investito sulla sostenibilità e l’efficienza). Il verde, secondo i dati di Symbola fa bene all’export (34% delle imprese manifatturiere eco-investitrice esporta stabilmente, contro il 27% delle altre), all’innovazione (il 79% ha sviluppato attività di innovazione, contro il 43%) e all’occupazione (+2 milioni di green jobs, il 13% dell’occupazione nazionale). Non è tutto: l’Italia con 307 tonnellate di materie prime, per ogni milione di euro prodotto, si classifica al secondo posto tra i paesi dell’Ue per uso efficiente di materia.

Davanti all’Italia si trova solo il Regno Unito con 236 tonnellate. Al terzo posto la Francia con 326 tonnellate, Spagna (360) e Germania (408). L’Italia, secondo i dati di Symbola, è il leader europeo per la dematerialiazzazione dell’economia. Per ogni kg di risorsa consumata si generano 4 euro di Pil, contro una media Ue di 2,24 euro. Inoltre l’Italia con il 76,9% è il paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (media Ue 36%). Ma non finisce qua perché grazie ad una maggiore attenzione all’ambiente le imprese che lavorano nella moda hanno reagito molto meglio rispetto alle sorelle tedesche e francesi alla crisi degli anni precedenti.

Al momento l’Italia è il secondo Paese al mondo per quote di mercato (6,5%) dopo la Cina (40,4%). Il Belpaese produce inoltre più di 1/3 di tutto il valore aggiunto del settore della moda nell’Ue (il triplo della Germania). Questi e molti altri risultati sono stati possibili anche grazie all’impegno ambientale delle imprese (80 imprese che hanno aderito alla campagna detox di Greenpeace a livello mondiale, 60 sono italiane).

Altro primato tutto italiano è l’agricoltura sostenibile. Con oltre 569 tonnellate per ogni milione di euro prodotto l’agricoltura italiana emette il 46% di gas serra in meno della media Ue. L’Italia ha il minor numero di prodotti agroalimentari con residui di pesticidi (inferiore di sette volte rispetto ai prodotti francesi). E con 64.210 produttori biologici l’Italia è la regina del settore, seguita dalla Spagna e dalla Francia.

Risulta inoltre essere sesta al mondo per ampiezza delle superfici che fanno culture biologiche. La sostenibilità in Italia è dunque un valore e una realtà sempre più concreta. Il mondo della finanza sta cercando di seguire questo trend anche spinto dai millennial e dalle loro priorità. “I millennial hanno caratteristiche proprie, che ne determinano le priorità” sottolinea Rosa Sangiorgio di Credit Suisse. Alcune di queste sono il digitale e l’attenzione verso l’ambiente e la società. E dunque se si vuole arrivare al cuore di questa categoria di investitori il mondo bancario deve puntare molto sulla sostenibilità e sugli investimenti green. Passo che ormai molti istituti finanziari stanno facendo.

“E’ stato dimostrato che subordinare la scelta dei titoli ai criteri Esg migliora la gestione del rischio senza ridurre i rendimenti – sottolinea la banca elvetica- Gli studi degli esperti e i casi accademici pubblicati mostrano che le aziende più efficienti, dal punto di vista della sostenibilità, ottengono in media migliori performance, sono meno rischiose, hanno costi di indebitamento e del capitale più contenuti”.

Verde non è dunque solo una moda: fa bene all’ambiente e anche al portafoglio.

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Gamma degli investimenti, dai criteri ESG alla filantropia

Negli ultimi anni, gli sforzi tesi a colmare il divario tra un investimento determinato solo dal rendimento e una donazione filantropica guidata dal valore hanno fatto emergere nuove forme d’investimento. Le più diffuse sono gli investimenti che perseguono obiettivi finanziari rispettando al contempo criteri ambientali, sociali e di governance (ESG).

Un modo per esaminare i diversi approcci ESG è quello di organizzarli all’interno di un grafico , suddividendoli per tipologia: dall’investimento ESG alla filantropia (cfr. illustrazione). Ad un estremo troviamo la filantropia pura: donare senza aspettarsi un ritorno. All’altro, l’investimento tradizionale: massimizzare i rendimenti come unico obiettivo. Tra le due categorie ci sono diverse tonalità di grigio.

Fonte: Impact Advisory and Finance Department, Credit Suisse

L'investimento sostenibile si riferisce ad una strategia di investimento che considera gli aspetti sociali, ambientali e di governance (ESG) accanto ai tradizionali criteri di valutazione nel prendere decisioni di investimento. L'obiettivo è generare rendimenti finanziari interessanti, in modo sostenibile. Gli investimenti sostenibili sono spesso allineati ai valori personali e possono fornire maggiore trasparenza, con particolare attenzione al rischio e rendimenti finanziari, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite.

Gli investimenti ad impatto sostenibile si riferiscono a investimenti che mirano a generare un ritorno finanziario, creando al tempo stesso un impatto sociale e ambientale positivo misurabile. In Credit Suisse siamo concentrati sull'offerta di investimenti ad impatto sostenibile focalizzandoci innanzitutto sull’impatto dell’investimento e in un secondo momento sui rendimenti di mercato.

Nella fase di screening e di costruzione dei portafogli, Credit Suisse collabora con esperti di tutte le divisioni della Banca specializzati in sostenibilità, impact investing, ricerca e gestione con l’obiettivo di creare portafogli ad impatto sostenibili con diversi approcci di gestione.

L’approccio di esclusione evita gli investimenti in società che operano in settori ritenuti controversi dal punto di vista ambientale, sociale o di governance, quale quello delle armi. Un approccio così disciplinato evita di investire in aziende che violano norme internazionali quali i Principi fondamentali sui diritti umani.

L’approccio best-in-class identifica le aziende che, all’interno di un gruppo di riferimento, realizzano una buona performance in termini di fattori ESG e valuta la loro capacità di gestire con successo problematiche ESG quali le emissioni di CO2 o le norme sul lavoro. Il profilo di sostenibilità del portafoglio può essere ulteriormente ottimizzato tramite investimenti che mirano ad attività commerciali sostenibili o ad impatto sostenibile, quali l’efficienza energetica, la conservazione delle risorse idriche e i miglioramenti nei settori dell’educazione o della sanità.

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