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Ramona Bachmann

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Ramona Bachmann, quando ha guadagnato i primi soldi giocando a calcio?
A 8 anni. All’inizio delle vacanze estive mio padre mi disse che mi avrebbe dato un premio se fossi riuscita a fare cento palleggi entro la fine dell’estate. Nel giro di cinque settimane avevo raggiunto l’obiettivo.

I bambini che hanno talento spesso sono condannati al successo. Lei ha avvertito questa pressione?
Per niente. I miei genitori mi hanno sempre sostenuta, ma mai forzata, anche perché non sarebbe stato assolutamente necessario: ero molto ambiziosa e dedicavo al calcio ogni momento libero. La voglia di ottenere risultati deve venire dai bambini stessi, il resto non ha senso.

Quando ha compreso che avrebbe potuto diventare una professionista?
A 12 anni, quando sono stata ammessa alla Credit Suisse Academy di Huttwil. Ho avuto la possibilità di allenarmi per due anni con talenti straordinari e di sviluppare incredibilmente le mie doti calcistiche. Inoltre, essendo ospite di una famiglia, ho imparato presto a essere indipendente. È stato il periodo più bello della mia carriera.

Ad appena 15 anni ha ricevuto un’offerta dall’Umea IK, in Svezia, la migliore società d’Europa del periodo. Come hanno reagito i suoi genitori?
Non ho chiesto il permesso, ma ho detto loro che avrei accettato l’offerta. Era un’opportunità che non volevo assolutamente lasciarmi sfuggire. Per i miei genitori non è stato facile e proverò per loro sempre una grande gratitudine per avermi lasciata andare.

C’è bisogno di una buona dose di egoismo per arrivare in alto?
È indispensabile. Ma alla fine il calcio è e sarà sempre uno sport di squadra. Solo se sei capace di sacrificarti per il bene del team gli altri ti passeranno la palla in modo che tu possa brillare.

Qual è stata la lezione più difficile da imparare?
Tenere a freno la mia ambizione. Nelle partite importanti ero sempre fin troppo motivata e mi prefiggevo obiettivi irraggiungibili. La mia prima partita in Nazionale è durata ben 17 minuti, poi mi sono presa il rosso. L’unica consolazione è che sono rimasta comunque in campo più di Lionel Messi. Al suo debutto in Nazionale dopo pochi secondi era già fuori.

Che cosa consiglia alle ragazze che sognano una carriera da professionista?
Divertitevi a giocare a calcio, abbiate pazienza e ricordatevi sempre: avete il diritto di sbagliare. È l’unico modo di migliorare.