Cambiamento climatico

Il riscaldamento globale ha provocato una grave perturbazione dei modelli climatici e le condizioni meteorologiche estreme sembrano destinate a diventare la nuova norma. L'Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite prevede se non modificheremo i nostri modelli di consumo e di produzione a livello mondiale, la temperatura globale è destinata ad aumentare di 3–5 °C entro la fine del 2100. Alla luce di queste prospettive, i governi di tutto il mondo hanno intensificato gli sforzi volti a contrastare il cambiamento climatico e hanno adottato strategie per la transizione energetica allo scopo di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015.

Le emissioni antropogeniche (causate dall’uomo) di gas a effetto serra, ovvero anidride carbonica (CO2) e metano, sono le principali responsabili del riscaldamento globale, e gli esperti prevedono un sostanziale aumento di episodi di gravi alluvioni, siccità, incendi e tempeste per effetto del riscaldamento. Secondo Carbonbrief, con un riscaldamento di 2,0 °C rispetto ai livelli pre-industriali, ad esempio, il 37% della popolazione mondiale sarebbe esposta almeno a una forte ondata di calore ogni cinque anni, un valore che si ridurrebbe al 14% se il riscaldamento venisse limitato a un massimo di 1,5 °C. Il recente shutdown economico causato dall’epidemia di COVID-19 ha ridotto in misura sostanziale le emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’uomo e ha indicato chiaramente i possibili obiettivi futuri.

I Paesi che hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi del 2015 hanno concordato che le emissioni dovranno "raggiungere il picco prima possibile" e poi decrescere per raggiungere la neutralità carbonica (equilibrio tra emissioni e assorbimenti) tra il 2050 o 2100. Tuttavia, secondo le previsioni dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), affinché si intraprenda la strada giusta per raggiungere questo obiettivo è necessario quanto meno dimezzare le emissioni di CO2, da circa 39 gigatonnellate (Gt) nel 2017 a circa 21 Gt entro il 2040. La riduzione maggiore delle emissioni sarà prodotta dal passaggio dai combustibili fossili a fonti di energia rinnovabili per la produzione di elettricità, per l’attività industriale e i trasporti, e/o dall’impiego di tecnologie a minor intensità di carbonio, nonché da una produzione alimentare e agricola a ridotte emissioni di gas a effetto serra. Secondo uno studio scientifico pubblicato dall'IPCC (Comitato intergovernativo per i mutamenti climatici), le emissioni di metano prodotte da attività agricole come gli allevamenti bovini o avicoli e dai siti di estrazione di petrolio e gas sono ancora più dannose delle emissioni di CO2, nonostante la loro concentrazione e permanenza nell'aria sia di gran lunga inferiore.

Fino al 2018, 135 Paesi avevano adottato politiche di regolamentazione in materia di energia, 70 Paesi avevano adottato politiche di regolamentazione in materia di trasporti, 44 Paesi avevano implementato meccanismi di tariffazione del carbonio e 20 Paesi avevano applicato politiche di regolamentazione dell'uso degli impianti di riscaldamento e condizionamento. I Paesi sviluppati sono in prima linea per quanto riguarda gli impegni assunti in materia di riduzione delle emissioni di CO2. L'Unione europea (UE),ad esempio, nel dicembre 2019 ha annunciato un Green New Deal per l'Europa impegnandosi a diventare la prima economia a impatto climatico zero entro il 2050. Sebbene la sua implemen- tazione comporterà notevoli sfide per tutti i Paesi coinvolti, i punti chiave dell’accordo prevedono l'approvvigionamento di energia pulita, economicamente accessibile e sicura, la mobilitazione dell'industria a favore di un'economia verde e circolare, l’accelerazione del passaggio a soluzioni di trasporto intelligenti e sostenibili, e un sistema alimentare equo, salutare e rispettoso dell'ambiente.

Negli Stati Uniti, nonostante l'attuale amministrazione si sia ritirata dall’Accordo di Parigi, molti Stati stanno assumendo un ruolo guida nell’adozione delle energie rinnovabili. La California, per esempio, si è posta l’obiettivo di raggiungere il 100% di energia elettrica a zero emissioni entro il 2045, impiegando in misura crescente energie rinnovabili come quella idroelettrica, solare, da biomasse ed eolica (il 60% della produzione totale di energia elettrica dovrà provenire da fonti rinnovabili entro il 2030), utilizzando le centrali nucleari già esistenti e le risorse di gas naturale e implementando progetti di cattura e stoccaggio del carbonio.

Nei mercati emergenti (ME), l'equilibrio tra crescita economica e decarbonizzazione rimane una sfida. Il rapido sviluppo economico degli ultimi decenni ha trasformato la Cina in uno dei maggiori produttori di CO2 a livello globale, secondo il Global Carbon Project. Il carbone resta una componente chiave della produzione di energia della Cina nel breve termine, ma il Paese è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi in materia di energie rinnovabili definiti nel 13° piano quinquennale (2016−20), con un aumento della percentuale di energia prodotta da combustibili non fossili del 15% sul totale del consumo cinese di energia primaria entro il 2020 (2018: 14,3%) e 20% entro il 2030, secondo l’AIE. Un quadro analogo emerge per l'India dove, secondo i dati dell’AIE, oltre il 70% della produzione di energia deriva ancora dal carbone. Tuttavia, l'India sta effettuando un deciso passaggio alle energie rinnovabili, in particolare all'energia solare. Nel 2015 il governo ha annunciato l’obiettivo di 175 gigawatt (GW) di capacità di energia rinnovabile entro il 2022, 100 GW dei quali provenienti dall’energia solare. Il Paese ha successivamente dichiarato che l’obiettivo potrebbe essere superato fino a raggiungere 225 GW. L'India dispone attualmente di oltre 80 GW di capacità di energia rinnovabile installata (escluso il grande idroelettrico).

Pertanto, il nostro Supertrend si focalizza su elettricità senza carbonio, trasporto sostenibile, transizione energetica, agricoltura sostenibile e cibo.

Sum of annual CO2 emissions (in billion tons)

Fonte Our World in Data

Elettricità senza carbonio

Fonti rinnovabili, l’energia del futuro

Secondo le previsioni dell’AIE, la domanda di produzione di energia elettrica nell’ambito della domanda di energia globale continuerà a registrare un incremento considerevole, con un tasso composto di crescita annuale del 2%, da circa 25 500 terawattora (TWh) nel 2017 a oltre 40 000 TWh nel 2040. Gran parte della crescita sarà localizzata nei mercati emergenti, mentre l’aumento della domanda nei mercati sviluppati (MS) potrà essere ridotta attraver- so un uso dell’elettricità più efficiente. In base allo scenario di sviluppo sostenibile (SDS) dell’AIE, per ridurre il tasso composto di crescita annuale della domanda globale di elettricità all’1,6% sarà necessario migliorare l’efficienza e modificare in modo radica- le il mix di combustibili per la produzione di energia. Secondo l'AIE, l'energia eolica e l'energia solare diventeranno probabilmente le fonti più economiche di energia elettrica in molti Paesi, dal momento che si prevede una costante diminuzione dei loro costi nei prossimi 20 anni. L’AIE prevede che queste fonti forniranno circa il 40% dell'elettricità complessiva nel 2040 (rispetto al 6% nel 2017). Allo stesso tempo, nello scenario delineato dall’AIE nel World Energy Outlook 2019 la quota globale di carbone utilizzato per la produzione di energia diminuirà dal 39% nel 2017 al 5,5% nel 2040. A beneficiare di questa evoluzione saranno molto probabilmente le società leader nella produzione di energia rinnovabile e nello stoccaggio dell'energia elettrica. Oltre all’aumento della quota di energie rinnovabili, l'AIE prevede un aumento della produzione di energia nucleare. I mercati emergenti, in particolare, tenderanno a considerare l’energia nucleare come una fonte di energia elettrica affidabile e competitiva in termini di costi che potrebbe sostituire l’energia di banda prodotta dal carbone e dagli impianti a lignite.

Trasporto sostenibile

Verso la mobilità elettrica

Circa il 23% delle emissioni globali di gas a effetto serra legate all’energia proviene dal settore dei trasporti che include, oltre al trasporto terrestre e ferroviario, anche quello aereo e marittimo. L'elettrificazione dei motori rappresenta un’importante strumento per ridurre le emissioni di carbonio nel settore dei trasporti. Un altro valido rimedio è il passaggio all’impiego di combustibili e fonti di energia più sostenibili, come gas naturale, biocarburanti e idrogeno. In un recente rapporto, l'AIE sottolinea che l’idrogeno registra uno "slancio senza precedenti" in quanto può contribuire alla decarbonizzazione del trasporto a lunga distanza, del settore chimico, del ferro e dell’acciaio e alla riduzione delle emissioni globali. Tuttavia, in questa fase sono necessari investimenti infrastrutturali e interventi normativi che creino le condizioni per facilitare lo sviluppo in questi settori.

World electricity production under the Sustainable Development Scenario (in TWh)

Fonte World Energy Outlook 2019, Agenzia internazionale per l'energia

I potenziali benefici si estendono, oltre che ai veicoli elettrici, anche al trasporto aereo elettrificato e al trasporto marittimo sostenibile. Le aziende che offrono soluzioni a basse emissioni e a energie rinnovabili per l’industria navale dovrebbero beneficiare degli sviluppi in questo settore. L'installazione di pannelli solari marini, per esempio, può ridurre le emissioni di una nave fino al 10%, secondo un articolo di PBS. Le società che operano per effettuare la transizione dai combustibili fossili ai biocarburanti nel trasporto aereo e marittimo possono contribuire a ridurre le emissioni di CO2 fino al 90%, secondo quanto riportato da Good-Fuels. Anche se, per il momento, i requisiti di sicurezza costituiscono una barriera d’ingresso nel settore aeronautico, l’applicazione al settore dei trasporti navali è già disponibile. Le ferrovie rimangono il mezzo di trasporto più ecologico, soprattutto per le lunghe distanze.

Pionieri della transizione del settore petrolio e gas

Un piano B per i combustibili fossili

Nonostante la pressione sul settore energetico, in particolare sul carbone, è probabile che la domanda di combustibili fossili rimarrà elevata nel corso della transizione che avverrà nei prossimi decenni. La domanda globale di petrolio e gas dipenderà dalla rapidità con cui i governi attueranno le politiche ambientali per la riduzione delle emissioni di carbonio. Gli scenari relativi alla domanda di petrolio e le previsioni sul picco petrolifero variano in base al percorso di transizione energetica adottato. In un mondo caratterizzato da una domanda limitata di petrolio a causa dei vincoli climatici, saranno sviluppate solo le opzioni di fornitura petrolifera più competitive per soddisfare la domanda.

Per effetto della pressione crescente da parte degli investitori e dell’opinione pubblica, le compagnie petrolifere integrate (integrated oil companies – IOC) si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas a effetto serra adottando diverse strategie, ad esempio integrando le loro attività di produzione e raffinazione di petrolio con investimenti nella produzione di energia rinnovabile, nella produzione di combustibili per il trasporto più puliti e in tecnologie per la cattura del carbonio. Le emissioni nette di CO2 pari a zero rappresentano il nuovo parametro dei legislatori a livello mondiale. Zero emissioni nette significa che tutte le emissioni prodotte devono essere compensate da corrispondenti misure di riduzione delle emissioni di carbonio che generano "emissioni negative", al fine di portare a zero il bilancio netto di carbonio. Tra le IOC, solo Repsol mira a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. La sfida principale per le IOC consisterà nell’effettuare la transizione a un business delle energie rinnovabili che generi rendimenti inferiori rispetto ai tradizionali progetti nel settore del petrolio e del gas senza mettere a repentaglio i rendimenti degli azionisti e sostenendo la transizione dal carbone e dal gas. A vincere la sfida della transizione energetica saranno le IOC in grado di far quadrare il cerchio riducendo le emissioni di gas a effetto serra attraverso investimenti in progetti nel campo delle energie rinnovabili meno redditizi garantendo, al contempo, rendimenti da dividendi interessanti per gli azionisti. Le aziende leader nel campo della cattura del carbonio dovrebbero essere favorite dal potenziamento delle capacità nelle metodologie di produzione di energia elettrica basate su combustibili fossili e caratterizzate da una minore produzione di carbonio.

Le emissioni nette di CO2 pari a zero rappresentano il nuovo parametro dei legislatori a livello mondiale. Zero emissioni nette significa che tutte le emissioni prodotte devono essere compensate da corrispondenti misure di riduzione delle emissioni di carbonio che generano "emissioni negative", al fine di portare a zero il bilancio netto di carbonio. Tra le IOC, solo Repsol mira a raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. La sfida principale per le IOC consisterà nell’effettuare la transizione a un business delle energie rinnovabili che generi rendimenti inferiori rispetto ai tradizionali progetti nel settore del petrolio e del gas senza mettere a repentaglio i rendimenti degli azionisti e sostenendo la transizione dal carbone e dal gas. A vincere la sfida della transizione energetica saranno le IOC in grado di far quadrare il cerchio riducendo le emissioni di gas a effetto serra attraverso investimenti in progetti nel campo delle energie rinnovabili meno redditizi garantendo, al contempo, rendimenti da dividendi interessanti per gli azionisti. Le aziende leader nel campo della cattura del carbonio dovrebbero essere favorite dal potenziamento delle capacità nelle metodologie di produzione di energia elettrica basate su combustibili fossili e caratterizzate da una minore produzione di carbonio.

Agricoltura e cibo

Il contributo dell’innovazione

Secondo l’IPCC, il settore alimentare globale è responsabile del 25%–30% delle emissioni di gas a effetto serra a livello mondiale. In futuro, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), la domanda di cibo potrà solo aumentare, dal momento che la popolazione mondiale dovrebbe raggiungere 9,8 miliardi di persone nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100.

Nuove tecniche di coltivazione basate su un impiego crescente della tecnologia sono destinate a trasformare il settore negli anni a venire. Le tecniche di agricoltura verticale, spesso abbinate all’agricoltura ad ambiente controllato, riducono l'uso del suolo e aumentano l'efficienza delle singole colture. Tuttavia, per assicurare illuminazione e temperature stabili, l'agricoltura verticale richiede una quantità di elettricità decisamente superiore alle serre tradizionali.

L'agricoltura ad ambiente controllato può ottimizzare l'utilizzo di acqua ed energia e ridurre l’uso del suolo e i costi del lavoro, dal momento che consente di adottare processi e controlli automatizzati dalla semina alla raccolta. Inoltre, le tecniche di editing genomico possono contribuire ad aumentare la dimensione delle piante e a renderle più resistenti a malattie e siccità. Dal momento che queste tecniche richiedono meno terra e macchinari per la semina, la coltivazione e la raccolta, possono incrementare ulteriormente l'efficienza del settore agricolo sia sul piano economico che ambientale. Con il miglioramento dell’utilizzo del suolo può essere avviato, parallelamente, il processo di rimboschimento.

Comparison of emissions

Fonte Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura  (FAO)

Dal punto di vista dei consumi, gli esseri umani stanno sempre più riducendo lo spreco di cibo e modificando le proprie abitudini alimentari. Una dieta a base vegetale, oltre a influire positivamente sulla salute a lungo termine, può anche contribuire a ridurre ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra. In base alle statistiche dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), 1 kg di carne di manzo produce 46,2 kg di emissioni di CO2 equivalenti rispetto a 5,4 kg di CO2 equivalenti del pollo. Le società che guideranno la transizione verso una produzione agricola e alimentare più sostenibile probabilmente beneficeranno degli effetti combinati dell’aumento globale della domanda di cibo e delle nuove tendenze in campo alimentare.