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Virus, volatility and value

La reazione velocissima dei responsabili dell’elaborazione delle prassi da seguire a seguito dell’avvento del Coronavirus ha evitato una serie di fallimenti. A condizione che la chiusura delle attività rimanga un fenomeno passeggero e il sostegno monetario e fiscale nel corso del periodo di confinamento forzato siano sufficienti a prevenire un’ondata di insolvenze, l’attività economica sarà in grado di riprendere abbastanza velocemente e in modo sostenuto. Certamente questa pandemia rimarrà come un ricordo indelebile di un nostro cambiamento di modo di pensare e di vivere.

A seguito dell’avvento della pandemia di Coronavirus, quali sono stati i fatti o le reazioni sul mercato azionario che a suo parere sono stati i più sorprendenti in assoluto?

Michael Strobaek: L’elemento in assoluto più sorprendente di questa crisi è stata la rapidità dell’evoluzione del fenomeno di sell-off del mercato. Ad esempio, nel caso dell’S&P 500, è stato il processo correttivo più veloce, non il più profondo, ma il più veloce in assoluto. Praticamente non c’era affatto tempo per reagire. È stato anche sorprendente notare come i responsabili delle decisioni politiche siano stati in grado di assemblare pacchetti di incentivi. Credo che siano stati in grado di reagire così rapidamente perché i meccanismi sottesi a questa crisi sono stati compresi appieno. Le misure di confinamento significano perdite di reddito per le famiglie e le aziende a causa della chiusura degli esercizi commerciali e dei centri di produzione. Tuttavia, permangono i costi e ciò significa dover far fronte velocemente a stress di liquidità. Coloro che sono preposti alle decisioni politiche hanno fornito assai rapidamente liquidità, segno questo positivo, e mi sento di affermare che questa velocità sia una lezione appresa dopo la crisi finanziaria del 2008.

La crescita del PIL per il 2020 dovrebbe chiaramente attestarsi su valori negativi. Quali sono i presupposti più importanti per evitare una crisi prolungata?

La nostra previsione di crescita del PIL globale quest’anno è –3,6%, in particolare imputabile a una proiezione di una notevole contrazione nel secondo trimestre che sarà responsabile dell’abbassamento complessivo annuale anche qualora dovessimo avere una ripresa notevole nel terzo e quarto trimestre. Crediamo che le misure fiscali e monetarie annunciate fino a questo momento siano sufficienti per evitare un esito economico assai negativo. Visto che ora le misure restrittive di confinamento vanno via via allentandosi, siamo convinti che la crescita potrà riprendere in tempi relativamente brevi. Tutto ciò naturalmente si basa sul presupposto che si riesca a contenere la diffusione del virus e che la seconda ondata dell’infezione rimanga gestibile. Altro presupposto è che gli stimoli siano sufficienti a prevenire l’ondata di fallimenti. Se le aziende riescono a sopravvivere al periodo di confinamento, sarà quindi possibile riaprire negozi e fabbriche e l’attività economica potrà tornare alla normalità. Se, invece, si verificheranno troppi fallimenti a causa del periodo di confinamento, allora sarà impossibile il ritorno alla normalità e dovremo mettere in conto un periodo di crisi assai prolungato. Per il momento non vi è possibilità di crescita; tuttavia, con politiche adatte il danno non dovrebbe essere permanente.

Una volta superata la crisi del Coronavirus, pensa che le aziende riorganizzeranno la loro catena di forniture in modo da metterle maggiormente al riparo da eventuali altre crisi, anche se gli oneri associabili a ciò costituiranno un fattore da tenere presente in termini di ricavi e valutazioni azionarie?

Sì, ne sono convinto. Pensiamo semplicemente alla guerra commerciale fra Cina e USA e all’introduzione dei dazi che si è avuta l’anno scorso. La pandemia sta accelerando questo processo.

Le Banche Centrali hanno già lanciato pacchetti monetari ultra accomodanti pluriannuali prima dell’avvento del Coronavirus ed ora stanno iniettando ulteriore liquidità nel sistema economico. Come dovrebbe procedere questo "graduale ritorno alla normalità"?

Le iniezioni di liquidità sono una misura temporanea e possono giungere al termine una volta che le attività economiche tornino alla normalità. Il livello generale dei tassi d’interesse e le dimensioni dei bilanci delle banche centrali sono problemi del tutto diversi. Da questo punto di vista, abbiamo notato che, anche dopo molti anni, i bilanci sono gonfiati più che mai e che, eccezion fatta per la Fed, le altre banche centrali non sono state in grado di rialzare i tassi d’interesse. Crediamo vi siano vari fattori che rendono improbabile la normalizzazione. Il primo è di ordine demografico: con l’aumentare dell’età della popolazione, si abbassano i tassi di crescita nominali e viene anche meno l’equilibrio dei tassi d’interesse. Il secondo è il livello di indebitamento. Con l’aumentare dell’esposizione debitoria statale, è necessario che vi siano tassi d’interesse bassi per poter tenere sotto controllo i costi così detti di servizio. Quindi, nonostante ci aspettiamo che le misure d’emergenza si arrestino relativamente velocemente dopo la fase acuta della crisi, allo stesso modo pensiamo che i livelli dei tassi d’interesse siano probabilmente destinati a permanere contenuti ancora per molto tempo e che i bilanci delle banche centrali non siano destinati a subire ancora strette notevoli.

Coloro che sono preposti alle decisioni politiche hanno fornito assai rapidamente liquidità, segno questo positivo, e mi sento di affermare che questa velocità sia una lezione appresa dopo la crisi finanziaria del 2008.

Come è cambiato il lavoro del Global CIO Office nel rilevare ed elaborare le informazioni dall’avvento della pandemia del Coronavirus?

Posso dire che i nostri processi sono sufficientemente collaudati e che hanno fatto fronte alle prove imposte dal Coronavirus. La nostra diversificazione globale ci ha permesso di operare con la massima velocità e accortezza. E, nel corso della crisi, tutto questo non è certo andato a nostro discapito.

In ogni crisi ci sono anche i vincitori. Quali sono i settori industriali e i fornitori di beni che si possono definire tali?

Alcuni fra coloro che stanno nelle prime file dei vincitori nel corso della crisi del Coronavirus sono le aziende digitali, vale a dire, tutti coloro che si occupano di condivisione delle informazioni, videoconferenze, streaming video ecc. Anche le aziende che offrono servizi di acquisti online ne hanno tratto beneficio. Abbiamo anche la nuova categoria di coloro che “non possono mancare in una casa” – detti “stay at home stock” – che dovrebbero riuscire ad avere buoni risultati attualmente. Ad esempio, le aziende che si occupano di gaming online fanno parte del gruppo. La tendenza generale che riguarda la digitalizzazione è uno dei temi più convincenti a lungo termine che abbiamo identificato e inserito nei nostri Supertrends, cioè quelle tendenze che stanno modificando il comportamento umano e l’operatività in seno alla nostra società. Altri temi sono la sanità, le infrastrutture, il cambiamento climatico e la sostenibilità. Siamo convinti che la pandemia del Coronavirus segnerà una svolta nel nostro modo di pensare e agire e i Supertrends comprendono proprio alcuni di questi cambiamenti che sono destinati a verificarsi da qui in poi.

Ma il potenziale guadagno non è già parte del prezzo di quelle azioni?

Quei settori stanno già avendo contrattazioni con una valutazione a premio in relazione al mercato in generale e tuttavia crediamo che questo premio sia giustificabile. Dopotutto, il tasso di crescita a doppia cifra si ottiene proprio qui. Crediamo che in questi settori si continueranno ad avere dinamiche al di sopra della media e così i risultati potranno continuare ad essere superiori alla media, per lo meno, questo è il nostro punto di vista.

Quale valutazione può dare della situazione dei beni immobili svizzeri e degli altri mercati in prospettiva?

Per quanto riguarda il settore immobiliare, abbiamo in generale una prospettiva positiva poiché fornisce una fonte di rendimento che gli investitori dovranno sempre più ricercare, visti i bassi tassi d’interesse. Vista la tendenza verso la digitalizzazione, alcuni settori, quali ad esempio il settore immobiliare al dettaglio, dovranno superare qualche prova, ma in generale pensiamo che il settore continui a produrre dei ritorni complessivamente positivi.

È arrivato il momento di aumentare la distribuzione del patrimonio nel settore delle "commodity", visto lo shock del prezzo del petrolio? Quali sono i principali segnali di acquisto?

A dire il vero siamo sovrappesati nelle commodity. Attualmente i prezzi sono davvero bassi, in particolare nel mercato petrolifero. La guerra conclamata fra OPEC e Russia che è scoppiata nel corso della prima ondata della pandemia del Coronavirus ha provocato una correzione massiccia sui mercati petroliferi. Nei mercati si era avuto un calo notevole della domanda a causa dei tagli massicci nel settore dei trasporti e dei viaggi. Parallelamente, i mercati vengono inondati a causa della guerra che i grandi produttori hanno scatenato per assicurarsi quote di mercato. L’accordo fra OPEC e Russia per la risoluzione della produzione è il primo passo nella giusta direzione. Poi, il declino dei tassi d’interesse reali nel corso della crisi favorisce oro e altri metalli preziosi. D’ora in poi, pensiamo che sia il prezzo del petrolio che quello delle materie prime possano aumentare.

Gli investitori che sono in grado di evitare tassi d’interesse negativi non cessano di sbandierare il loro detto "cash is king". Che cosa può suggerire loro?

Durante una crisi di liquidità può essere che il detto "cash is king" sia veritiero, tuttavia in un orizzonte temporale di lungo periodo gli investitori non beneficeranno di questa condizione per raggiungere i loro obiettivi finanziari. I tassi d’interesse sulla liquidità sono vicini allo zero o negativi nella maggior parte delle valute.

La correzione sui mercati azionari si è avuta a ondate. Anche la ripresa si verificherà a ondate?

Sì, ne sono convinto. La ripresa economica non sarà una passeggiata poiché la natura di questo shock porterà a dati economici la cui negatività sarà spesso difficile da riconoscere, i dati economici potrebbero essere inaffidabili e gli sviluppi futuri difficili da prevedere. Tuttavia, sono fiducioso che le misure di stimolo economico annunciate in tutto il mondo impediranno un esito economico analogo alla depressione. Dopo una correzione sostanziale, abbiamo iniziato il processo di rientro sui mercati. Nell’ultima parte del mese di marzo eravamo sovrappesati nel settore azionario e sovrappesati in aprile nel settore obbligazionario con posizioni controllate di buy. La chiave di volta si trova nell’avere un’ampia diversificazione, ivi compreso a livello geografico e temporale.

Terminiamo con la classica domanda da 50 milioni di dollari: la ripresa avrà una curva a V, a U o addirittura a W?

Si potrebbe anche enfatizzare, esagerando, la geometria della ripresa rispetto alla conformazione dello shock subito. A condizione che la chiusura totale rimanga un fenomeno temporaneo e il sostegno monetario e fiscale nel corso di questo periodo sia sufficiente a prevenire l’ondata di insolvenze delle unità familiari e delle aziende, l’attività economica ha la capacità di riprendersi assai velocemente e in modo significativo.

Per fornire un esempio, nel caso in cui un proprietario di un ristorante si trovi nella condizione di doverlo chiudere per il periodo del confinamento, il sistema economico perderà questa attività fintantoché il ristorante rimarrà chiuso. Tuttavia, una volta tolto l’obbligo della chiusura totale, sarà possibile riaprire e poter ritornare ai livelli di attività pre-pandemia abbastanza velocemente e rendere operative le decisioni che si erano prese più in là nel corso dell’anno. Ecco, questo tipo di situazione andrebbe a definire una ripresa a V.

La grande incertezza a questo proposito dipende dal tempo. La gravità e la durata del rallentamento della crescita economica potrebbe lasciarsi alle spalle un danno strutturale. Più perdura il periodo di chiusura totale e di isolamento, più saranno gli stimoli di cui avrà bisogno l’economia reale per ritornare ad assomigliare a una situazione di normalità e, poi, di ripresa. Chi è preposto a prendere decisioni sembra capire le urgenze che derivano dalla crisi e, quindi, attualmente c’è un sentimento di ottimismo sulla possibilità che si possa verificare un ritorno alla crescita nel terzo trimestre.

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