Performance e sostenibilità. Armonia perfetta.

Performance e sostenibilità. Armonia perfetta.

Inserire i criteri di responsabilità ambientale, sociale e di governance in una gestione operativa non è più un lusso. In realtà non lo è già da molto tempo. Le aziende che lo fanno ottengono risultati migliori e più duraturi rispetto al mercato in generale.

Anche le borse hanno preso atto di questa realtà sempre più diffusa.Gli utili in borsa e una coscienza soddisfatta sono le due facce di una stessa medaglia. Gli indici di borsa specializzati permettono agli investitori di calibrare efficacemente le esposizioni.

L’acronimo ESG (dalle espressioni inglesi environmental, social e governance, ossia ambiente, società e governo d’impresa) denota i criteri che misurano la sostenibilità di un’azienda. Per ottenere performance valide secondo questo criterio di misurazione i dirigenti di un’azienda devono saper guardare oltre il prossimo bilancio trimestrale o annuale. Inoltre l’azienda deve elaborare strategie che garantiscano la riuscita nel lungo periodo e usare responsabilmente le risorse, in modo da ridurre al minimo l’impatto ambientale e promuovere l’equità sociale.

Pensare a lungo termine

Per quanto ovvia possa suonare quest’espressione, la sua applicazione pratica lascia ancora molto a desiderare. La borsa è solita premiare i ricavi trimestrali e gli utili percepiti. Gli azionisti sono abituati a pretendere – diciamo così – risultati ottimali a breve termine. In passato investire badando ai criteri ESG nel migliore dei casi era considerato un’attività di nicchia, riservata a investitori disposti ad accontentarsi di rendimenti più bassi.

Gli investitori della new generation hanno un’opinione diversa al riguardo. Oggi i criteri ESG sono un concetto non solo ben definito, ma anche rigorosamente applicato ed efficacemente misurato. Pertanto basandosi su parametri oggettivi e costanti si può dividere il mercato in segmenti conformi o non conformi ai criteri ESG. Sorprendentemente per molti, le performance degli investimenti conformi ai criteri ESG sono all’incirca analoghe a quelle ottenute nel segmento tradizionale, e anzi generalmente le superano considerando il livello di rischio. Approfondendo l’argomento notiamo un altro valido argomento a favore: l’andamento di un’azienda i cui dirigenti (intenzionalmente o meno) puntino a ottenere un rating ESG elevato, sarà per forza di cose meno instabile – appunto nel lungo periodo – e pertanto avrà una minore inclinazione al rischio.

Non solo, ma questi risultati sono molto solidi, sia nel tempo che nelle varie aree geografiche. I motivi a favore dell’investimento in aziende che seguono i criteri ESG ormai indicano una dinamica consolidata. Il motivo addotto contro gli investimenti conformi ai criteri ESG, cioè i bassi rendimenti, è stato definitivamente confutato. Particolarmente nei Paesi emergenti, i criteri ESG sono incontestabilmente un fattore di successo.

Solo metà delle aziende dell’indice MSCI adempie i criteri ESG

Solo 808 aziende su un totale di 1.653 fanno parte dell’indice MSCI World ESG Leaders. Ciononostante lo scorso anno l’indice ESG Leaders ha ottenuto un rendimento totale dell’8,49% (periodo da dicembre 2010 a giugno 2018), di poco inferiore al 9,63% dell’MSCI World. Da notare che questo rendimento è stato ottenuto con un grado di rischio leggermente inferiore.

Dunque per soddisfare la coscienza gli investitori non devono pagare il prezzo di rendimenti più bassi né devono accollarsi rischi maggiori. Anzi è vero il contrario, come dimostra l’esempio particolarmente convincente delle aziende dei Paesi emergenti: infatti nel periodo da agosto 2010 a dicembre 2017 l’indice MSCI Emerging Markets ha ottenuto un rendimento annuo dell’1,80% con un grado di rischio del 16,89%. Invece l’anno scorso gli investitori che hanno preferito le aziende sostenibili dei Paesi emergenti, investendo nell’indice MSCI Emerging Markets ESG Leaders, hanno percepito il 5,31%, con un grado di rischio minore: il 15,74%. Il punteggio ESG che influisce particolarmente sul buon positivo delle performance nei Paesi emergenti è la cosiddetta governance, cioè la corretta gestione aziendale.

Questo dato conferma che un portafoglio sostenibile sicuramente non è un investimento antieconomico, e che anzi performance e sostenibilità possono proficuamente convivere. 

Cinque buone ragioni per investire nella sostenibilità
 

  1. Reputazione
    Gli investitori sono attenti a migliorare la propria immagine preferendo gli investimenti che non mirino unicamente al rendimento, ma che tra i motivi della scelta comprendano anche i criteri ESG
  2. Obblighi di legge
    Ad alcuni investitori è vietato acquistare titoli di alcuni settori, ad esempio le bevande alcoliche e le armi da fuoco.
  3. Coscienza
    Ad alcuni investitori interessa sapere di contribuire in modo mirato ad alleviare alcune problematiche sociali o ambientali.
  4. Marketing
    La sostenibilità può essere un argomento convincente nelle trattative con i clienti. 
  5. Minimizzazione del rischio 
    Gli investimenti sostenibili possono migliorare il rapporto complessivo tra rischio e rendimento di un portafoglio.

Fonte: Credit Suisse

Scope – Rivista

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