«Ho ridimensionato le distanze in Asia»
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«Ho ridimensionato le distanze in Asia»

Tony Fernandes è uno dei più noti e brillanti imprenditori asiatici. Ha rivoluzionato il settore dei viaggi con la compagnia aerea low-cost AirAsia. Un colloquio sui sogni dell'infanzia, la sua principale filosofia di business e il capitalismo sociale.

Signor Fernandes, lei ha chiesto di poter vedere in anticipo le domande di questa intervista…

…Ho letto le prime due, poi mi sono annoiato (ride fragorosamente). Vuole sapere le stesse cose che mi chiedono tutti gli altri.

Allora cambiamo programma: le farò altre domande. Dove bisognerebbe andare in Asia almeno una volta nella vita?

Le consiglio due spiagge e un'attrazione storica. Sicuramente non può mancare una visita a Bali, uno dei posti più belli al mondo. Poi l'isola Palawan nelle Filippine: un vero paradiso. Terzo, raccomando il tempio buddhista di Borobudur sull'isola indonesiana di Java. È incredibile. E poi anche una città: Bangkok, la metropoli più affascinante di tutta l'Asia. Tutti dovrebbero andarci almeno una volta.

Da bambino cosa voleva diventare?

Ho sempre voluto possedere una compagnia aerea.

Mi prende in giro!

No, sul serio. Fin da bambino ho sempre amato gli aerei. A sette anni, dissi a mio padre: «Voglio una compagnia aerea tutta mia». Mi rispose: «Sarò già contento se riesci a diventare portiere dell'Hilton».

La maggior parte dei bambini non vuole possedere gli aerei, ma pilotarli. E di norma, crescendo, il sogno di fare il pilota svanisce piuttosto in fretta.

Per fortuna il mio sogno è rimasto, anche mentre studiavo al collegio inglese di Epsom. Durante le vacanze scolastiche sarei tornato volentieri a casa, a Kuala Lumpur, ma non potevamo permettercelo. Allora dissi a mia madre: «Vedrai: un giorno farò in modo che volare sia alla portata di tutti». Purtroppo non è vissuta abbastanza a lungo, è morta troppo presto, quando avevo solo 16 anni.

Ha fatto di AirAsia la compagnia aerea più grande ed efficiente dell'Asia, nonché in molti paesi asiatici la prima compagnia low-cost. In che modo ha cambiato il continente?

E con ciò, eccoci giunti alle domande noiose (ride di gusto). No, sul serio e senza voler sembrare arrogante: AirAsia ha cambiato profondamente l'Asia. In parole povere: ho ridimensionato le distanze in Asia. Ho avvicinato le persone. Può prendere un aereo anche chi finora non poteva permettersi di farlo. La metà dei nostri passeggeri vola per la prima volta nella vita.

Il boom economico asiatico ha favorito una netta crescita dei ceti medi e del potere d'acquisto. In che modo ciò si ripercuote sul suo business?

Quando ero giovane, non andavamo mai in vacanza, a parte qualche fine settimana al mare. Ora le cose sono cambiate: oggi le vacanze sono una parte integrante della cultura asiatica. Le famiglie trascorrono più tempo insieme e grazie alle compagnie aeree low-cost possono andare più lontano. Anche l'ambiente accademico e le aziende beneficiano della possibilità di viaggiare più rapidamente e a minor prezzo da un angolo all'altro dell'Asia.

A sette anni dissi a mio padre: «Voglio una compagnia aerea tutta mia.»

Oggi anche lei si concede più vacanze che in passato?

Non tanto quanto vorrei. Ogni tanto visito Parigi o il sud della Francia. Mi piacciono molto quei luoghi. Ma ho intenzione di concedermi più vacanze dopo i 55 anni, a condizione che Credit Suisse continui a fornirmi il supporto necessario (ride).* Lo scriva nell'intervista, me lo promette?

Promesso. In quali paesi asiatici vede del potenziale di crescita?

Nei prossimi anni le Filippine saranno protagoniste di un'enorme crescita.

Perché proprio questo Stato insulare?

Possiede un grande potenziale turistico, non ancora del tutto sfruttato. La classe media continua a crescere. E l'infrastruttura è in netto miglioramento. Lo stesso vale per l'Indonesia.

Come vede le opportunità per l'India?

L'India dovrebbe crescere più velocemente di qualsiasi altro paese, ma il governo frena lo sviluppo del turismo. Per esempio le nuove compagnie aeree possono offrire voli internazionali solo dopo cinque anni e devono operare sulle rotte interne con almeno venti velivoli.

Per me sono importanti le gerarchie orizzontali, ho voluto creare un'atmosfera che favorisse l'innovazione.

Dove scorge le principali sfide per il suo settore?

Proprio lì: interventi statali, nazionalismo e protezionismo.

Questi interventi pesano di più rispetto a qualche anno fa?

Assolutamente. Sembra un paradosso! Grazie alla globalizzazione, abbiamo forse conseguito il maggior livello di benessere nella storia dell'umanità. E ora torniamo a una sorta di guerra fredda, in cui il nazionalismo mostra il suo volto odioso. Questa è attualmente la principale minaccia per il mondo. Il nazionalismo e il razzismo hanno provocato già fin troppi guai.

Qual è il suo principio di business numero 1?

La meritocrazia è la linfa vitale della mia azienda. Per me sono importanti le gerarchie orizzontali, ho voluto creare un'atmosfera che favorisse l'innovazione. Lo so, è un modo di dire trito e ritrito. Ma se si vogliono attirare collaboratori innovativi, capaci di usare la testa e anche disposti a correre rischi, allora è fondamentale creare l'ambiente adatto. In altre parole un'atmosfera che consenta a qualunque livello di conduzione di pensare in modo autonomo e senza paura delle critiche. Anche nei miei confronti deve essere possibile esprimere un parere discordante!

Questo concetto della meritocrazia è una novità per l'Asia?

Dipende dal paese. In generale posso dire che spesso, in molti ambiti, conoscere le persone giuste conta più di ciò che si sa fare. Inoltre molte aziende sono a conduzione familiare. Questo ha i suoi vantaggi, ma può anche voler dire che a diventare CEO non è necessariamente la persona più adatta. Ultimamente l'Asia è anche troppo concentrata sulle questioni etniche e religiose. A volte ho l'impressione che siamo più segregati che mai. Ma tornando alla sua domanda: direi che il concetto di meritocrazia è piuttosto nuovo per l'Asia, anche se ora sta rapidamente guadagnando terreno.

Un altro aspetto curioso di AirAsia: gran parte del top management è costituito da donne. Promuove attivamente questa politica?

Fin dall'inizio ho messo in chiaro che avrei portato in azienda le donne. Sono un grande sostenitore della parità di genere. Prima di AirAsia non esistevano piloti donna in Malaysia o Indonesia ed erano pochissimi negli altri paesi asiatici. Ma non ho mai avvantaggiato le donne in AirAsia. Una donna deve avere la possibilità di candidarsi per i lavori migliori, ma deve anche essere la migliore per accedere a quei posti. Questa è meritocrazia. Tutto il resto sarebbero concessioni puramente simboliche.

Direi che il concetto di meritocrazia è piuttosto nuovo per l'Asia, anche se ora sta rapidamente guadagnando terreno.

Come hanno reagito i piloti uomini all'ingresso delle colleghe di sesso femminile?

Naturalmente non sono mancate le critiche. Per esempio, all'inizio uno dei miei primi piloti si è terribilmente infuriato. Ma abbiamo cercato il dialogo con i piloti e alla fine li abbiamo convinti. I piloti donna non ci hanno mai dato motivo per dubitare di loro. I vecchi pregiudizi vacillano sempre più.

Quanto conta il ruolo delle donne nell'economia asiatica?

Nel Sud-est asiatico il ruolo delle donne è tradizionalmente molto forte. Per esempio in Giappone o Corea le donne sono meno presenti nell'economia.

Le compagnie low-cost negli Stati Uniti e in Europa esitano a introdurre tratte di lunga percorrenza e intercontinentali: perché voi offrite questi voli?

Norwegian Air Shuttle in Europa offre già queste tratte e con successo. Ma ha ragione: noi siamo stati i pionieri. All'inizio c'era grande scetticismo sulle nostre possibilità di successo con i voli a lungo raggio. Nel caso dei voli economici a corto raggio, ho portato in Asia un nuovo modello che in Europa si era già rivelato vincente. Oggi Norwegian e altre compagnie aeree occidentali ci guardano come un modello da emulare. È bello che l'Asia abbia assunto questo ruolo nel settore dei trasporti aerei.

Lei è nato a Kuala Lumpur da padre indiano e madre malese ed è cresciuto per un certo periodo in Inghilterra. In che modo è stato plasmato da queste diverse identità?

Io mi sento prima di tutto malese. Ma potrei vivere in qualsiasi paese del mondo. Lo so che potrebbe sembrare la risposta di una candidata a Miss Mondo: sono un cittadino del mondo. Potrei sopravvivere ovunque, a patto di avere la possibilità di imparare la lingua.

Quale consiglio darebbe a uno studente o a un giovane imprenditore asiatico?

Non ascoltare nessuno. Non limitarti a fare quello che i tuoi genitori si aspettano da te. Segui il tuo cuore. Assicurati di offrire un prodotto d'eccezione, che tutti vorranno avere. Costruisci un team che completi le tue stesse doti. Circondati di persone capaci, che ti aiutino a commercializzare il prodotto. Troppe buone idee falliscono perché non sono adeguatamente commercializzate. E quel che più conta: cash is king. La liquidità è l'imperativo supremo nel business operativo.

Nelle questioni sociali sono di sinistra. Penso che si possa essere un capitalista sociale.

I suoi genitori cosa si aspettavano che diventasse?

Medico, come mio padre.

Suo padre è contento che non abbia seguito il consiglio e abbia fatto più strada di un portiere d'albergo?

Una volta mi ha detto che ho preso la decisione giusta.

Lei ha ottenuto tutto ciò che desiderava: possiede una compagnia aerea, una squadra di calcio, i Queens Park Rangers, ed è anche stato proprietario di un team di Formula 1. Cosa le resta da raggiungere?

Nelle questioni sociali sono di sinistra. Penso che si possa essere un capitalista sociale. Tutti devono avere accesso a un'assistenza sanitaria migliore e più sostenibile. Quindi il mio obiettivo è costruire ospedali di qualità, leggermente più costosi degli inefficienti ospedali statali, ma per l'80 per cento più economici delle cliniche private. Presto sarò in grado di presentare un modello di questo tipo.

*La relazione d'affari tra AirAsia e Credit Suisse è iniziata nel 2002 con un collocamento privato di 30 milioni di dollari statunitensi. Da allora Credit Suisse ha partecipato a tutte le transazioni della compagnia aerea, compresa l'IPO da 227 milioni di dollari del 2004.