Credit Suisse Barometro delle apprensioni 40 anni di barometro delle apprensioni

40 anni di barometro delle apprensioni

Dal 1976 il barometro delle apprensioni Credit Suisse tasta il polso della popolazione. L'introduzione di questo sondaggio è stata innovativa e la sua continuità offre una prospettiva unica sull'andamento dei problemi di economia domestica degli svizzeri. René Buholzer ha condotto un'analisi degli 11 principali risultati e cambiamenti.

Nel 1976 muore Mao Tse-Tung, fondatore della Repubblica Popolare Cinese. In Germania Helmut Schmidt batte Helmut Kohl e viene eletto cancelliere, negli Stati Uniti Jimmy Carter ha la meglio sul presidente in carica Gerald Ford. La Cecoslovacchia vince gli Europei di calcio. Steve Jobs e Steve Wozniak fondano Apple. Milton Friedman riceve il Nobel per l'economia.

E la Svizzera? Lugano ha più di 2046 ore di sole, gli ABBA dominano la hit parade con «Fernando». Nel 1976, su circa 6,3 milioni di abitanti, la quota degli stranieri è del 15,6 per cento e Rudolf Gnägi (DSP/UDC) si riconferma presidente della Confederazione dopo il 1971. Eppure, sul finire degli anni Settanta, il clima è teso: i prezzi del petrolio non si sono ripresi dalla prima crisi petrolifera (1973), il terrore della RAF raggiunge anche la Svizzera. Sorgono iniziative contro l'«eccessiva presenza straniera» e il numero dei disoccupati aumenta.

Fu visionario raccogliere le opinioni dei cittadini in modo rappresentativo, senza seguire i ritmi del voto.

In questo contesto, Credit Suisse (l'allora Credito Svizzero) incarica l'istituto demoscopico «Isopublic» di condurre un sondaggio «tra tutti gli strati della popolazione» con «un procedimento scientifico». Obiettivo: scoprire cosa preoccupa gli svizzeri. Nonostante il titolo incisivo «barometro delle apprensioni», si tratta più che altro di un «termometro delle apprensioni»: il sondaggio deve tastare il polso della popolazione.

«L'idea di introdurre il barometro delle apprensioni fu visionaria», afferma il politologo Lukas Golder, corresponsabile di gfs.bern, che conduce lo studio dal 1995. «La demoscopia faticava ad affermarsi ed era dominata da ricerche di mercato e di consumo. Fu visionario anche raccogliere le opinioni dei cittadini in modo rappresentativo, senza seguire i ritmi del voto», continua Golder. E aggiunge: «I risultati sono stati pubblicati. Fino ad allora vigeva il pregiudizio che, con la democrazia diretta, l'opinione dei cittadini fosse già abbastanza nota».

Oggi, nel 2016, in Svizzera si conducono vari sondaggi politici. Ma, nonostante la concorrenza, il barometro delle apprensioni ha mantenuto la sua straordinaria posizione. Quando puntualmente, all'inizio della stagione invernale del Parlamento federale, esce la nuova edizione, si vedono molti politici camminare nel loggiato del Palazzo federale con il sondaggio sotto braccio. E qualche intervento (politico) inizia con «il X per cento degli svizzeri è molto preoccupato per… », introdotto da un dato del barometro.

Nella sostanza, la metodologia del sondaggio non è cambiata negli anni: si selezionano e intervistano personalmente circa 1000 soggetti, ai quali vengono presentate delle schede con le seguenti istruzioni: «Le schede riportano alcuni dei temi su cui di recente si è scritto e dibattuto molto: esamini tutte le schede e scelga le cinque che ritiene personalmente i cinque problemi principali della Svizzera».

Quest'anno il barometro delle apprensioni Credit Suisse festeggia i suoi 40 anni. Uno dei sondaggi politici più antichi ed estesi, copre alcuni degli anni più interessanti e movimentati della storia svizzera. Quali sono i risultati?

1. La crisi fa paura

Già il primo barometro delle apprensioni compare su Bulletin, la più antica rivista bancaria del mondo (dal 1895). Il titolo del sondaggio è prosaico e lontano da considerazioni di parità di genere: «Cosa preoccupa lo svizzero?». Già allora ai primi posti spiccava la disoccupazione (75 per cento), seguita dalla tutela dell'ambiente (73 per cento) e dalla previdenza per la vecchiaia (64 per cento).

Sono familiari anche i temi delle posizioni successive: onere fiscale (51 per cento), inflazione (48 per cento) e istruzione (42 per cento). Il 1976 è un anno di tensioni economiche, come emerge dall'intero sondaggio. Si noti che, come oggi, la forza del franco svizzero è ritenuta un problema. La percezione dell'«inflazione» come grande problema va di pari passo con il vasto consenso (81 per cento) attribuito all'affermazione che il rincaro debba essere contrastato con molta urgenza o urgentemente. L'autore dello studio vi scorge il «senso di stabilità e il pragmatismo del nostro popolo».

I principali apprensioni

1976 2016
  • Disoccupazione
  • Tutela dell'ambiente
  • Previdenza per la vecchiaia
  • Onere fiscale
  • Inflazione
  • Istruzione
  • Politica congiunturale
  • Lavoratori stranieri
  • Edilizia abitativa
  • Potere delle banche
  • Disoccupazione
  • Stranieri
  • Previdenza per la vecchiaia
  • Rifugiati/richieste d'asilo
  • Adesione all’UE/bilaterali
  • Salute pubblica
  • Crisi dell'euro/corso dell'euro
  • Nuova povertà
  • Questioni riguardanti il traffico
  • Sicurezza personale

Non sorprende il suo compiacimento per il fatto che l'88 per cento degli intervistati sia sfavorevole a un aumento dell'onere fiscale. Già allora era attuale la questione dell'unificazione del sistema scolastico, il 92 per cento la definisce urgente. La costruzione di nuove università viene respinta, forse per i costi eccessivi? In compenso si sostiene la promozione delle scuole professionali (83 per cento di consenso), come misura contro la disoccupazione.

Da ultimo il barometro delle apprensioni 1976 ruota intorno a domande sulla piazza finanziaria, che in generale ne esce bene: solo il 27 per cento si esprime contro il segreto bancario e solo il 20 per cento vede troppo potere nelle banche, un «problema sopravvalutato».

2. Part dell'identità

Nel raffronto internazionale, la disoccupazione in Svizzera non è mai stata alta: ciononostante, nei 40 anni del barometro delle apprensioni, è spesso il problema più citato dagli intervistati. Negli ultimi 10 anni compare sempre ai vertici della classifica.

«La paura della disoccupazione è sintomatica della disgregazione del ceto medio, preoccupato per la sua indipendenza finanziaria e il suo status sociale», scrive in proposito Jean Christophe Schwaab, consigliere nazionale del PPS ed ex segretario centrale dell'Unione Sindacale Svizzera, nell'edizione dello scorso anno del «Kompass für die Schweiz», pubblicazione speciale di Credit Suisse. Valentin Vogt, presidente dell'Unione svizzera degli imprenditori, concorda sul fatto che la grande rilevanza della disoccupazione sia tutt'altro che un fardello immaginario: «In Svizzera la vita professionale e il lavoro fanno parte della nostra identità e sono essenziali». I dati parlano chiaro. Nel corso degli anni, gli intervistati hanno registrato molto attentamente i movimenti sul mercato del lavoro: le oscillazioni reali del tasso di disoccupazione e PIL si riflettono direttamente sul barometro delle apprensioni.

3. Status quo troppo positivo per le riforme

Negli ultimi dieci anni, oltre il 40 per cento degli svizzeri vede nella previdenza per la vecchiaia/AVS il principale problema della Svizzera, nel 1976 questa quota raggiunge il 63 per cento. L'AVS è anche una storia di mancate riforme. L'ultima riforma pensionistica riuscita risale a 21 anni fa, da allora il popolo respinge puntualmente i modelli. 2004: undicesima revisione dell'AVS e aumento dell'imposta sul valore aggiunto per AVS/AI; 2010: adeguamento dell'aliquota minima di conversione nella previdenza professionale. Come si conciliano questi due aspetti?

Una possibile spiegazione è che in teoria tutti sanno di dover fare qualcosa, per cui il tema è sempre ai vertici del barometro delle apprensioni. Dall'introduzione dell'AVS (1948), l'aspettativa di vita alla nascita è aumentata di 14,3 anni (uomini) e 14,0 anni (donne) mentre il tasso di natalità è sceso da 2,40 a 1,54 (2,08 figli per donna manterrebbero in equilibrio la popolazione). La piramide demografica diventa sempre meno propizia per un sistema di ripartizione come l'AVS. Il problema è noto, ma per i più una «soluzione» è meno auspicabile dello status quo: gli anziani dovrebbero lavorare più a lungo o rinunciare a una parte della rendita. Già nel 2021, secondo uno studio di Avenir Suisse, l'età media degli aventi diritto al voto sarà 60 anni. Quindi a decidere i modelli sarà praticamente solo la fascia degli over 60. Inoltre il concetto di «furto delle rendite» è così consolidato nella coscienza collettiva che un'eventuale riduzione della rendita non è politicamente realizzabile a breve.

Pensions

Il problema è noto ai giovani, nel barometro della gioventù Credit Suisse è sempre in cima alla classifica dei principali problemi della Svizzera. Eppure i giovani da soli non possono determinare il voto e, del resto, vogliono anche beneficiare di un buon 1o pilastro. Inoltre l'AVS sembra essere diventata parte della storia di successo e dell'identità della Svizzera. Da ultimo, forse non tutti i ventenni sono consapevoli di essere tra i perdenti del sistema attuale: le fasce d'età più basse finanziano non solo l'AVS, ma anche l'eccessiva aliquota di conversione del 2o pilastro, attualmente il 6,8 per cento (parte obbligatoria, previsione per il 2018: 6,6 per cento). Secondo Avenir Suisse è finanziabile solo il 5,4 per cento. Lo status quo è attraente anche perché l'intero principio della previdenza su tre pilastri (previdenza statale, professionale e privata) convince sempre di più. Chi oggi va in pensione dopo una lunga vita lavorativa spesso percepisce il denaro da due o tre fonti.

La povertà legata alla vecchiaia è scesa e i poveri di oggi sono sostenuti con prestazioni complementari. Inoltre esiste l'assicurazione malattie, che rappresenta una soluzione solidale per le questioni di salute, uno dei problemi principali durante la vecchiaia. Con l'assicurazione malattie, i giovani pagano più dei costi che generano, gli anziani meno.

4. Come convivere?

La convivenza con la popolazione straniera è un tema di costante rilievo nel barometro delle apprensioni. Nel 1976 ci si preoccupa per i lavoratori stranieri (32 per cento, ottava posizione), poi si parla dell'«eccessiva presenza straniera», infine si formano una categoria «stranieri/libera circolazione delle persone/immigrazione» e una «rifugiati/questioni di asilo». Sebbene finora nel dibattito pubblico questa distinzione sia stata trascurata, è molto sentita tra gli intervistati. Tra le due preoccupazioni vi è solo una debole correlazione. 

Foreigners

Una connessione esiste, ma con un altro indicatore di politica reale: se aumenta il numero di stranieri in Svizzera, cresce anche la preoccupazione per la convivenza. Inoltre gli intervistati hanno una forte percezione dei cambiamenti politici (globali) che influiscono sull'immigrazione. 

Foreigners living in Switzerland

5. Richieste d'asilo: approcio differenziato

Anche questa preoccupazione è correlata con un indicatore statistico della Svizzera: le richieste d'asilo inoltrate. Oltre al tasso di disoccupazione, il numero delle richieste d'asilo è la cifra più sentita, che si traduce direttamente nell'esigenza di una reazione politica. Negli ultimi vent'anni si è assistito a un costante inasprimento del diritto d'asilo. Eppure, come emerge dal barometro delle apprensioni di quest'anno, oggi gli svizzeri sembrano più soddisfatti che in passato: nonostante i molti titoli in tema di rifugiati, la preoccupazione è scesa dal 35 per cento al 26 per cento.

Refugees
Refugees

6. Bilaterali come unica opzione

Il rapporto degli svizzeri con l'UE domina da decenni molte discussioni politiche e anche tra gli intervistati è stata a lungo fonte di preoccupazione. Ma nella valutazione di quest'anno la voce «adesione all'UE/bilaterali» si colloca solo in sesta posizione (22 per cento). Perché? Gli accordi bilaterali rappresentano l'unica opzione in grado di riscuotere ampio consenso: nel barometro delle apprensioni, il 67 per cento degli intervistati dichiara che occorre proseguire su questa strada. La scelta unilaterale non può garantire una maggioranza, per non parlare dell'adesione all'UE.

EU/Bilateral Agreements

7. Coleotteri & Co.

Tra il 1976 e il 1991 la tutela ambientale figura sempre tra le tre preoccupazioni principali, poi perde importanza. Nel 2007 il tema viene citato dal 7 per cento degli intervistati. Il problema è risolto, come la questione delle droghe? No. La storia è un'altra.

Nell'autunno del 1981 lo «Spiegel» lancia l'allarme: in copertina, accanto a ciminiere fumanti, nubi tossiche e alberi spogli, campeggia il titolo «Piogge acide sulla Germania, il bosco muore». Nel 1983 il consigliere federale Alphons Egli visita il bosco demaniale di Baan a Zofingen, dove i rappresentanti dell'Ufficio federale delle foreste lo informano sui nuovi sintomi della malattia. Anche se in modo impercettibile agli occhi di un profano, per i forestali gli alberi sono «segnati dalla morte». 

Environmental protection

Questo esempio ripreso dalla «NZZ» mostra vari aspetti. In primo luogo la «tutela ambientale» è un tema che sta cuore agli ecologisti di qualsiasi bandiera politica: Egli è consigliere federale del PDC, la «NZZ» è borghese, lo «Spiegel» socialdemocratico. In secondo luogo, i toni sono esasperati: che si tratti di coleotteri o piogge acide, in molti casi la situazione risulta poi essere meno grave. Ma l'obiettivo è raggiunto: come dimostra il barometro delle apprensioni, la gente si preoccupa per l'ambiente e su questo si fa politica. Si discute dei limiti di velocità in autostrada e si indicono domeniche senza auto.

È in questo clima che nasce (nel 1983) il Partito Ecologista Svizzero: già nel 1991 ottiene il 6,1 per cento dei voti e 14 seggi nel Consiglio nazionale. Dopo un calo alle successive elezioni, nel 2003 i Verdi conquistano nuovamente il 7,4 per cento (13 seggi), ma ora il tema dell'ambiente non è più così sentito. Almeno in parte, i Verdi si sono già emancipati da temi come la moria delle foreste, affermandosi come un'alternativa di sinistra al PSS. Un altro ramo di ambientalisti si ricompone nel Partito ecologista liberale (fondato a Zurigo nel 2004, attivo a livello nazionale dal 2007). Nel 2007 la preoccupazione per l'ambiente subisce una nuova impennata, dal 7 per cento (2006) al 25 per cento. Forse perché in quell'anno l'Europa è afflitta da disastri naturali di insolita intensità (l'uragano Kyrill, gravi incendi boschivi in Grecia, inondazioni in Svizzera.

I Verdi ottengono un risultato record (9,6 per cento, 20 seggi). Al contrario nel 2011, quando gli occhi di tutto il mondo sono puntati sull'incidente nucleare di Fukushima, l'ambiente non suscita una nuova ondata di preoccupazione: anche quella per «questioni energetiche/energia nucleare/sicurezza della fornitura» aumenta di soli 4 punti percentuali (dall'11 per cento al 15 per cento). 

8. Disintossicazione riuscita

Tra il 1978 e il 1994, in media il 65 per cento degli intervistati ritiene che le droghe siano uno dei problemi principali della Svizzera. Tra il 1995 e il 2016, la media torna ad attestarsi al 15 per cento. Cos'è successo?

Già durante i disordini degli anni Ottanta, le droghe pesanti sono molto diffuse. Nel 1987 si stabilisce a Zurigo la scena aperta della droga. Noto in ambito internazionale come «Needle Park», il Platzspitz di Zurigo, a ridosso del Museo Nazionale, richiama fino a 3000 tossicodipendenti. L'1 per cento degli svizzeri intorno ai 24–25 anni diventa eroinomane. Quasi tutti hanno un tossicodipendente nella propria cerchia di familiari stretti o conoscenti.

Nel 1991 nel Platzspitz muoiono per consumo di droghe 21 persone, 3600 devono essere rianimate per overdose. L'anno successivo, in tutta la Svizzera, sono 419 le morti per droga, in gran parte dovute agli effetti del consumo di eroina. La politica reagisce: nel 1991 la Confederazione introduce il primo pacchetto di misure antidroga, nel 1992 il Platzspitz viene sgombrato e nel 1995 si chiude anche la stazione in disuso di Letten, l'ultima scena aperta della droga zurighese. Nel 1994 nell'Assemblea federale si registra un record di interventi politici in materia di misure antidroga, destinati poi a calare rapidamente. 

Narcotics

Il problema della droga viene risolto infine con un compromesso tutto svizzero, basato su quattro pilastri: prevenzione, terapia, riduzione del danno, nonché repressione e regolamentazione del mercato. L'aspetto radicale di questo approccio è la somministrazione controllata delle droghe pesanti, alla quale si dedicano titoli in prima pagina. Entro il 1999, il numero delle morti per droga si dimezza e la preoccupazione sparisce rapidamente dal barometro delle apprensioni (2016: 10 per cento).

Per fortuna, anche tra i giovani di oggi gli stupefacenti non sono un grande problema: nel barometro della gioventù Credit Suisse, che studia la sensibilità dei giovani dai 16 ai 25 anni, gran parte degli intervistati (53 per cento) ritiene che le droghe siano out e dichiara di non assumerne: solo il «cellulare senza Internet» è meno gradito (81 per cento).

9. Onere Fiscale: Problema risolto?

Nel primo barometro delle apprensioni del 1976 l'onere fiscale è un tema di grande rilievo. Se ne preoccupa il 51 per cento, nella classifica delle preoccupazioni è al quarto posto. E, in un altro sondaggio, l'88 per cento si oppone a ulteriori aumenti delle imposte. Negli anni successivi il tema perde importanza, negli anni Ottanta lo cita il 25 per cento degli intervistati, negli anni Novanta e nei primi anni del 2000 circa il 20 per cento, a partire dal 2009 solo il 10 per cento. 

Taxes

Oggi si preoccupa per il contesto fiscale il 9 per cento degli intervistati. Ma al centro dell'attenzione vi sono altri esborsi disposti dallo Stato, soprattutto i premi delle casse malati ad incremento annuo. Questa preoccupazione arriva a toccare il 64 per cento (2001), evolvendosi quasi in parallelo agli incrementi annui dei premi: anche in questo caso l'elettorato esprime esattamente la variazione del relativo indicatore.

Che le imposte non rientrino più nella top 10 delle preoccupazioni dipende anche dal fatto che nessun partito o movimento abbia affrontato a fondo questo tema. Lo scorso anno, alle elezioni nazionali, gli slogan in materia di «imposte» erano rari, si facevano sentire di più negli anni Settanta e Ottanta.

In ultima analisi, raramente la popolazione si è dimostrata così unita alle urne come al referendum sul freno all'indebitamento: l'85 per cento ritiene che la Svizzera debba equilibrare le entrate e le uscite oltre la durata del ciclo economico in modo da impedire un'attività di Stato troppo espansiva. Questa regola fiscale è ormai divenuta un modello internazionale, campione di esportazione all'estero.

10. Istituzioni del cuore

Il barometro delle apprensioni non punta i riflettori solo sui problemi degli svizzeri, ma anche sulla loro fiducia nelle istituzioni locali. E quando si tratta di politica, questa fiducia è molto alta: Consiglio degli Stati 62 per cento, Consiglio federale 61 per cento, Consiglio nazionale 57 per cento. Per tutte e tre le categorie, la fiducia è cresciuta di circa 10 punti percentuali dal 2010. Come si inquadrano i risultati a livello internazionale? Nei paesi dell'OCSE la media della fiducia nei governi si colloca al 42 per cento.

Trust

La spiegazione più probabile per il buon risultato della politica svizzera è che il coinvolgimento di tutte le forze in causa crea fiducia. La Svizzera vanta un Parlamento di milizia efficiente, uno tra i meno costosi di tutta Europa. La democrazia locale produce compromessi che durano nel tempo e leggi che vengono rispettate. Inoltre le persone stanno bene e si sentono al sicuro, soprattutto nel raffronto con l'estero.

La fiducia nella politica si attesta a un massimo storico, al contempo diminuiscono le preoccupazioni principali. Pare che attualmente la popolazione sia molto soddisfatta di «Berna», sempre nel raffronto con gli altri paesi europei.

11. Sfera di cristallo

Gli intervistati guardano alla Svizzera con molta razionalità. Come emerge in vari capitoli, i problemi menzionati nel barometro delle apprensioni sono strettamente correlati alla realtà. Per ultima la domanda: com'è la capacità di previsione degli svizzeri? Ogni anno chiediamo loro cosa si aspettano dai successivi dodici mesi. La situazione economica è destinata a migliorare o peggiorare? Inoltre vengono intervistati sulla loro percezione degli ultimi dodici mesi.

Se si sovrappongono le due curve e le si sposta di un anno, in modo da intersecare le previsioni e la retrospettiva dello stesso anno, appare evidente che gli intervistati hanno un ottimo intuito per quanto riguarda l'andamento dell'economia. Una buona notizia: per il 2017 il 22 per cento degli intervistati prevede un miglioramento (63 per cento: situazione invariata, 14 per cento: peggioramento, 1 per cento: non so). 

Risultato di 40 anni di barometro apprensioni

Dai 40 anni del barometro delle apprensioni si desumono due fattori decisivi per la percezione dei problemi:

  1. Urgenza: quanto è minaccioso un tema e con quanta intensità viene dibattuto nei media? Molte preoccupazioni hanno un'attinenza diretta con gli eventi reali: di pari passo con l'aumento delle morti per droga in Svizzera, assume importanza il tema stupefacenti/consumo di droghe/abuso di alcol. Lo stesso vale per le piogge acide e la tutela ambientale.
  2. Rilevanza: in che misura un problema incide sulla propria situazione? La disoccupazione ci colpisce al cuore, per questo si colloca ai vertici anche in tempi di relativa prosperità economica. La rilevanza di un tema determina una sorta di «importanza di base». Le droghe o la tutela ambientale sono temi che, in linea di massima, presentano una rilevanza piuttosto bassa. Deve accadere qualcosa di grave perché balzino in vetta alla classifica.

Inoltre con gli anni si osserva una crescente eterogeneità delle preoccupazioni: prima esistevano due, tre problemi principali, citati da gran parte degli intervistati. Oggi queste «preoccupazioni principali» hanno perso terreno, per questo si sono aggiunte molte «piccole» preoccupazioni. Una frammentazione che si spiega forse con la minore importanza dei mezzi di comunicazione principali e di massa. Ci sono stati tempi in cui l'edizione principale del «Tagesschau» raggiungeva ogni giorno circa un milione di persone, oggi, nonostante la crescita della popolazione, seguono il programma solo 600000 spettatori. 

Cosa ci riservano i prossimi 40 anni? Di certo i temi di grande rilievo continueranno a preoccuparci anche in futuro. Ad essi si aggiungeranno (nuove) tematiche con un'impellente necessità d'azione («temi di moda»). Il tema «scuole e istruzione»? I «trasporti»?

Dopo i primi 40 anni di barometro delle apprensioni, si può affermare che l'obiettivo originario è stato più che raggiunto: cartina di tornasole della sensibilità politica della popolazione, il sondaggio costituisce ormai uno strumento irrinunciabile, non solo nel loggiato del Palazzo federale a Berna.