Il fattore chiave per il rendimento assoluto

Le turbolenze sui mercati finanziari degli ultimi anni e le conseguenti reazioni sul fronte politico-economico hanno spinto i tassi d'interesse su livelli fino a poco tempo fa inimmaginabili. È giunto quindi il momento di rielaborare le strategie d'investimento dei mandati e dei portafogli di consulenza. In futuro l'allocazione strategi-ca sarà verificata annualmente. La strategia d'investimento costituisce infatti il fattore più determinante per il rendimento assoluto di un portafoglio.

Sono già trascorsi alcuni anni dall'ultima revisione delle nostre strategie d'investimento, che era finalizzata prin-cipalmente all'armonizzazione tra mandati e portafogli di consulenza. Da allora, i mercati finanziari hanno subito cambiamenti di grande portata. I tassi d'interesse hanno toccato i minimi storici, e i nostri clienti si chiedono giustamente se nell'attuale contesto di mercato sia ancora possibile realizzare gli obiettivi di rendimento con le strategie definite.

Rendimenti ai minimi per le obbligazioni

Sulla base delle nostre aspettative per i mercati dei capitali, per i prossimi cinque anni prevediamo rendimenti bassi e in parte persino negativi per i titoli di Stato e le obbligazioni societarie di alta qualità. Pertanto, abbiamo ridotto il nostro impegno strategico in queste categorie d'investimento. La strategia comprenderà ora obbligazio-ni ad alto rendimento e bond dei paesi emergenti, con benefici in termini di diversificazione.

Già in occasione dell'ultima revisione dei benchmark abbiamo deciso di non correre rischi sul fronte dei cambi con i prodotti a tasso fisso, in quanto siamo fermamente convinti che i rischi valutari nell'ambito del reddito fisso non vengano adeguatamente compensati. Anche nell'attuale revisione abbiamo conservato questo approccio, integrando nel benchmark le obbligazioni ad alto rendimento e le obbligazioni dei paesi emergenti solo con copertura valutaria.

Gestione dei rischi valutari

Nell'ambito della definizione del benchmark vengono presi in considerazione anche i rischi valutari. Le turbo-lenze che hanno investito i mercati dei cambi a inizio anno in seguito alla soppressione del tasso di cambio mi-nimo con l'euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) hanno evidenziato chiaramente i pericoli legati al rischio valutario. La copertura valutaria a tempo indeterminato da parte della BNS si è rivelata un'illusione.

Dal punto di vista del cliente il rischio valutario rappresenta un'importante componente del rischio complessivo. A livello strategico non può essere empiricamente dimostrato che gli investitori vengano sistematicamente com-pensati con un premio di rischio per la detenzione di valute. Occorre tuttavia tenere presente che nel contesto del portafoglio le valute possono offrire anche un vantaggio in termini di diversificazione in quanto presentano una correlazione bassa o negativa con determinate classi d'investimento. Ad esempio, il dollaro statunitense è spesso correlato negativamente con l'evoluzione del prezzo dell'oro.

Nel caso degli investimenti a reddito fisso i rischi valutari non vengono adeguatamente compensati dal punto di vista strategico, motivo per cui è opportuno evitarli o prevedere una copertura. Leggermente diverso si presenta invece il quadro per quanto concerne le azioni o determinati investimenti alternativi, nell'ambito dei quali le valute rappresentano spesso un fattore di diversificazione piuttosto che di rischio. Ad esempio, una copertura rispetto al dollaro per gli investimenti in materie prime in CHF negli ultimi dieci anni avrebbe prodotto una vola-tilità superiore del 16 per cento circa.

Quota azionaria leggermente più elevata

Pur non essendo proprio a buon mercato dopo cinque anni di rally, le azioni sono decisamente più interessanti delle obbligazioni. Inoltre, i rendimenti delle obbligazioni dovrebbero restare molto bassi ancora a lungo anche per effetto della politica monetaria espansiva. Questi due aspetti giustificano una ponderazione delle azioni leggermente più elevata. Per quanto riguarda le azioni dei paesi emergenti, i rendimenti dovrebbero seguire l'andamento delle loro omologhe dei paesi industrializzati. Poiché consentono tuttavia di migliorare la diversifi-cazione, dovrebbero essere inserite in un portafoglio almeno in linea con la loro capitalizzazione di borsa. A fronte di una capitalizzazione di borsa pari a circa il dieci per cento del mercato azionario globale, queste azioni sono fortemente sottorappresentate nel portafoglio della maggior parte dei clienti.

L'oro all'interno della quota di materie prime

Il probabile avvio di una politica di rialzo dei tassi guida da parte della Federal Reserve quest'anno potrebbe aprire una nuova era per l'oro. Abbiamo quindi deciso di ridurre la posizione strategica in oro optando per una gestione tattica in futuro. Sul piano strategico siamo tuttora posizionati sull'oro, seppure in misura nettamente ridotta, in quanto l'oro rientra attualmente nella quota generale di materie prime.

A causa delle loro proprietà di diversificazione, manterremo le materie prime nell'ambito dell'asset allocation strategica. A lungo termine, prevediamo che i rendimenti delle materie prime torneranno a essere positivi, in quanto la domanda di materie prime e di risorse dovrebbe aumentare ulteriormente di pari passo con la crescita demografica mondiale e il miglioramento del tenore di vita. Inoltre, le materie prime paiono nettamente sottova-lutate con i prezzi attuali, soprattutto il settore energetico. Questo crea le condizioni per un aumento della do-manda e una riduzione della produzione. Su un arco temporale di cinque anni questo fenomeno si dovrebbe riflettere anche nei rendimenti attesi.

Necessarie verifiche più frequenti

Già a inizio anno abbiamo introdotto tutti gli adeguamenti indicati sopra, sia per i mandati sia per i portafogli di consulenza. La definizione della strategia d'investimento costituisce un elemento centrale nell'ambito del pro-cesso d'investimento, poiché rappresenta, in definitiva, il fattore più determinante per il rendimento assoluto di un portafoglio.

Mentre in passato l'allocazione strategica aveva una validità di almeno cinque anni, d'ora in poi sono necessarie verifiche con una frequenza decisamente maggiore. I frequenti squilibri sui mercati dei capitali, la maggiore volatilità del mercato e i massicci interventi delle banche centrali dopo lo scoppio della crisi finanziaria hanno reso necessario un adeguamento più frequente e sostanziale delle valutazioni di mercato. Di conseguenza, abbiamo deciso di verificare ogni anno i nostri benchmark e, se necessario, modificarli.

Importanza dell'asset allocation strategica

L'importanza dell'asset allocation strategica è stata più volte confermata a livello accademico. Già nel 1986 Brinson, Hood e Beebower hanno dimostrato in un articolo spesso citato che il 90 per cento della varianza del rendimento può essere spiegata con l'asset allocation strategica. Un altro studio di Ibbotson e Kaplan del 2000 prende in esame la quota del rendimento complessivo determinata dall'asset allocation strategica e parte dal presupposto che il rendimento di tutti gli investitori in media deve corrispondere al rendimento di mercato, come aveva dimostrato già molto tempo prima il premio Nobel William Sharpe. Dallo studio emerge che per il cinque per cento dei migliori Portfolio Manager attivi il rendimento complessivo è determinato da una gestione attiva per il 14 – 18 per cento, mentre dipende ancora dalla strategia d'investimento per l'82 – 86 per cento. Attraverso una gestione patrimoniale attiva è quindi senz'altro possibile generare valore aggiunto; tuttavia, è determinante il contributo dell'asset allocation strategica.

Rilevanza per i nostri clienti

Il cliente deve valutare le ponderazioni strategiche delle diverse categorie d'investimento in un portafoglio e riflettere sui propri obiettivi d'investimento a lungo termine. Che rendimento desidera realizzare nel lungo perio-do? Quali rischi è disposto ad assumersi? La strategia attuale è adeguata? Una volta risposto a queste domande è possibile definire una strategia d'investimento, che dovrebbe consentire di realizzare gli obiettivi auspicati con il minore rischio possibile sfruttando così in modo ottimale il potenziale di diversificazione (cfr. riquadro).

Spesso dobbiamo anche constatare che il portafoglio dei clienti presenta allocazioni concentrate in determinate classi d'investimento. Ad esempio, sono presenti singole azioni, spesso solo del mercato nazionale, in misura del tutto sproporzionata. Oppure non viene minimamente sfruttata la gamma di classi di investimento, ad esempio quando il portafoglio è costituito solo da azioni e quote di liquidità. Entrambi gli esempi mostrano una diversifi-cazione fortemente limitata con elevati rischi di accumulazione.

Processo d'investimento strutturato

Nonostante la sua importanza, la definizione di una strategia d'investimento di lungo termine viene spesso tra-scurata. Un interessante studio empirico di Northern Trust del 2012 ha evidenziato che anche gli investitori isti-tuzionali dedicano più tempo alla scelta dei Portfolio Manager adeguati che alla definizione della strategia d'investimento.

Un quadro analogo emerge per quanto concerne la performance: se le decisioni d'investimento tattiche in termini di contributo al rendimento vengono discusse in maniera molto esaustiva, quasi nessuno si chiede quale sia il contributo della "giusta" strategia d'investimento selezionata. Anche la selezione dei singoli titoli viene spesso trattata in modo più dettagliato rispetto alla strategia d'investimento. La prima fase del processo d'investimento, ovvero la definizione della strategia d'investimento, viene data spesso per scontata e ci si chiede quali siano i risultati conseguiti rispetto a questo parametro. A tale proposito, proprio per un investitore privato può risultare più importante essere posizionato in maniera adeguata a lungo termine, ossia attraverso la scelta di una strategia d'investimento che gli consenta di raggiungere i suoi obiettivi senza rischi eccessivi. Proprio in questo ambito, in qualità di gestori patrimoniali, dobbiamo sostenere meglio i clienti ma anche mostrare loro il valore aggiunto generato da questo sostegno.

Che cos'è l'asset allocation strategica?

L'asset allocation strategica (SAA) costituisce la prima fase del processo d'investimento. Consiste nella defini-zione delle categorie d'investimento e delle sottocategorie (p. es. obbligazioni ad alto rendimento o azioni dei paesi emergenti) in cui si investirà, nonché nella determinazione delle proporzioni con cui saranno combinati questi investimenti al fine di realizzare determinati obiettivi d'investimento (perlopiù obiettivi di rendimento), nel rispetto del budget di rischio e della tolleranza personale al rischio.

Per elaborare la strategia d'investimento ottimale è importante considerare la situazione finanziaria personale del cliente come, ad esempio, le sue esigenze di liquidità o il suo orizzonte d'investimento. Si deve inoltre tenere conto della tolleranza al rischio individuale. In generale si può prevedere un rendimento più elevato a lungo termine se si è disposti a optare per investimenti con rischi più elevati (p. es. azioni oppure obbligazioni a rendi-mento elevato) sostenendo quindi un rischio maggiore.

È tuttavia possibile evitare determinati rischi allestendo un portafoglio di investimenti con un grado di correla-zione quanto più basso possibile, che non si muovono quindi nella stessa direzione nelle diverse fasi di mercato. L'esempio più semplice è rappresentato dalle azioni e dalle obbligazioni: nel 2008, anno della crisi, le azioni globali hanno perso il 45 per cento, mentre i titoli di Stato svizzeri hanno guadagnato valore.