L'impresa, un affare di famiglia
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L'impresa, un affare di famiglia

Raramente occupano i titoli dei giornali, eppure in Svizzera danno lavoro a quattro addetti su dieci: le imprese di famiglia sono uno dei cardini dell'economia nazionale.

Non se ne parla quasi mai nelle pagine economiche dei giornali. Comunicano poco e raramente sono oggetto di analisi: le imprese di famiglia. Che cosa le contraddistingue? Quanto è esteso questo gruppo? E com'è regolamentata la successione? Recentemente un ampio studio di Credit Suisse e del Center for Family Business dell'Università di San Gallo si è dedicato alle imprese di famiglia e in particolare alla successione aziendale, che proprio in queste aziende assume grande rilievo e spesso risulta alquanto complessa.

Oltre il 99 per cento di tutte le imprese svizzere appartiene alla categoria delle piccole e medie imprese (PMI). A loro volta tre quarti delle PMI dichiarano di essere imprese di famiglia, quindi interamente di proprietà della famiglia del fondatore. In base a stime di massima, la Svizzera annovera quindi 375 000 imprese di famiglia che danno lavoro a 1,6 milioni di addetti. Il 41 per cento della popolazione attiva in Svizzera lavora per queste imprese, il che ne dimostra l'importanza. A livello mondiale si stima che le imprese di famiglia raggiungano addirittura una quota del 60-90 per cento.
Per prima cosa va notato che la «famiglia dei proprietari» assume un'accezione relativamente ristretta: i titolari sono perlopiù i coniugi, i genitori e i loro figli o fratelli. Solo nel 10 per cento dei casi è coinvolta la cerchia familiare più estesa.

Mancanza di interesse dei figli

Più è lontano l'anno di fondazione, maggiore è la quota delle aziende di famiglia sul totale delle PMI. Dunque le imprese di famiglia non incarnano lo spirito del tempo? Non necessariamente, potrebbe trattarsi anche di un modello nel ciclo di vita delle imprese: all'atto della fondazione, molti proprietari non considerano la propria attività un'impresa di famiglia, spesso questa percezione giunge solo con l'ingresso dei figli in azienda. Inoltre i fondatori delle imprese non famigliari hanno meno a cuore il trasferimento dell'attività come azienda consolidata (si veda sotto). In altre parole: con la graduale uscita di scena della generazione dei fondatori e il passaggio alla seconda generazione, la quota delle imprese di famiglia aumenta automaticamente.

Ma un altro risultato rafforza la tesi che le imprese di famiglia stiano perdendo popolarità: nei settori in crescita, come la sanità, i fornitori di servizi alle imprese e l'IT, le imprese di famiglia sono molto meno presenti. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, si dovrà mettere in conto un ulteriore calo della quota di imprese di famiglia. Ciò non significa che l'universo aziendale stia diventando meno «privato», ma è piuttosto il riflesso di una tendenza sociale orientata a una società multiopzionale. Non sorprende dunque che uno dei motivi alla base della successione extra famigliare sia la scarsa propensione dei figli a rilevare l'impresa di famiglia. Infatti i potenziali successori aspirano spesso a staccarsi dalla famiglia, almeno in senso professionale, per perseguire una carriera al di fuori.

All'atto della fondazione, molti proprietari non considerano la propria attività un'impresa di famiglia, spesso questa percezione giunge solo con l'ingresso dei figli in azienda.

Grande opportunità per le donne

Come accennato, il 75 per cento delle PMI è costituito da imprese di famiglia. Ma le famiglie controllano l'impresa soprattutto sotto forma di partecipazione, solo il 55 per cento dei consigli direttivi è interamente rappresentato dalla famiglia dei proprietari e solo il 48 per cento nomina il consiglio di amministrazione in ambito famigliare.
Rapportato al totale delle PMI, l'80 per cento dei proprietari svolge anche funzioni direttive. Viceversa, i membri del Consiglio direttivo detengono mediamente il 77 per cento delle quote d'impresa. Anche il consiglio di amministrazione non si limita alla sua funzione di organismo di controllo. In media il 65 per cento dei membri è operativo in azienda. In generale non sussiste una netta distinzione tra proprietà, direzione e consiglio di amministrazione sebbene, secondo i principi di good governance, sarebbe auspicabile separare l'esercizio di queste funzioni. Nei consigli direttivi delle PMI le donne sono decisamente sottorappresentate (23 per cento), ma come membri della famiglia le loro opportunità crescono notevolmente: l'80 per cento delle donne che fanno parte di un consiglio direttivo appartiene alla famiglia.

Credit Suisse Succession Survey 2016

Source: Credit Suisse Succession Survey 2016

Chi subentrerà?

Da ultimo, le relazioni famigliari incidono pesantemente sulla regolamentazione della successione aziendale. Nello specifico, si distingue tra:

  • FBO: family buyout, cessione ad altri membri della famiglia;
  • MBO: management buyout, cessione a manager interni;
  • MBI: management buy-in, cessione a persone esterne;
  • vendita a un'altra azienda o a una società di Private Equity.

In vista di un futuro trasferimento, le PMI non famigliari optano per un MBO nel 53 per cento dei casi. Questa quota scende al 31 per cento quando la cerchia dei proprietari comprende anche membri della famiglia e si attesta al 16 per cento se tutti i proprietari sono membri della famiglia. Viceversa, i proprietari delle aziende interamente a conduzione famigliare scelgono l'FBO, ovvero la cessione a un altro membro della famiglia, nel 52 per cento dei casi. Ovviamente il desiderio di mantenere l'azienda in famiglia è maggiore quando tra i proprietari vi sono parenti con figli. Anche i legami di fratellanza rafforzano il desiderio di consolidare tra congiunti il futuro controllo dell'azienda. Nonostante le imprese di famiglia presentino una lieve tendenza al ribasso, l'esigenza di assicurare l'impresa nell'ambito della ristretta cerchia famigliare è ancora marcata.

Tuttavia i risultati non riflettono le soluzioni successorie effettivamente attuate, ma solo i desideri e i progetti degli attuali manager. Spesso l'attuazione concreta non rispecchia le intenzioni. È interessante notare che le acquisizioni all'interno della famiglia sono state più numerose del previsto (cifre arrotondate): il 46 per cento contro il 41 per cento – forse, nonostante l'intenzione di collocare l'azienda all'esterno della famiglia, non si sono trovati acquirenti. Nel 25 per cento dei casi (MBO) alla guida dell'azienda sono subentrati i collaboratori: questo dato corrisponde esattamente alle aspettative. La cessione a esterni (MBI) si è verificata nel 30 per cento dei casi, 13 punti percentuali in più rispetto alle previsioni.