I cluster hanno bisogno delle persone giuste

Quali sono le caratteristiche di un cluster tecnologico di successo? Oltre a offrire incentivi, le regioni che aspirano a diventare la prossima Silicon Valley devono partire dai fondamentali: il fattore umano. Uno sguardo su tre cluster tecnologici emergenti.

Per i politici e i responsabili decisionali che cercano una via d'uscita dalla prolungata recessione globale, i cluster tecnologici rappresentano un'interessante opportunità. I cluster, noti anche come ecosistemi geograficamente definiti che sfruttano le sinergie create da una rete interconnessa di aziende, sono un terreno fertile per l'imprenditoria. I cluster di maggior successo sono l’immagine del valore che creano: investimenti diretti, posti di lavoro, sviluppo infrastrutturale e l'effetto alone della propria prosperità. In economie caratterizzate da un approccio sempre più globale, il raggruppamento di capitale umano, economico e di conoscenze creato dai cluster offre alle diverse regioni economiche un netto vantaggio competitivo.

Ma in fase iniziale i cluster hanno bisogno di un nucleo intorno a cui orientarsi. Una teoria suggerisce che siano necessarie aziende di primo livello, come multinazionali affermate e leader di mercato, per creare questa forza di attrazione gravitazionale. A tal fine, alcuni governi offrono incentivi finanziari alle aziende che si trasferiscono nelle loro regioni, come per esempio esenzioni fiscali e sovvenzioni; altri investono nel sistema infrastrutturale che sperano possa attrarre e coltivare l'imprenditoria.

Ma questo non basta per trasformare un cluster tecnologico emergente nella nuova Silicon Valley. Fondamentale per la forza di un ecosistema è la sostenibilità, la capacità di garantire autonomamente la propria crescita e il proprio sviluppo. In un settore dipendente dalle capacità, sta diventando sempre più chiaro che la prossimità ad una forza lavoro competente e ricca di idee è essenziale. Rajneesh Narula, docente di Regolamentazione aziendale internazionale presso la Henley Business School, Regno Unito, sottolinea che questo fondamentale viene spesso trascurato. "I politici pensano spesso che il successo di un cluster sia strettamente legato alla regione, e che, se costruiscono, poi le aziende e gli investimenti arriveranno." Ma questo ottimismo spesso trascura esigenze fondamentali sia per le aziende affermate che per quelle in crescita.

Un potenziale non sfruttato

L'esempio di Bangalore, il principale cluster tecnologico dell'India, calza a pennello. Malgrado la relativa longevità, poiché risale alla creazione di una "Città dell'elettronica" nel 1976, e la presenza di società nate qui come Tata Consultancy e Infosys, Bangalore deve ancora sfruttare appieno il suo potenziale. Nel 2012 l'investimento da capitale di rischio si attestava a 300 milioni di dollari, una frazione degli 11 miliardi di dollari della Silicon Valley. Anche l'innovazione è relativamente scarsa nella regione. Nel 2013-14, Tata, la più grande software house dell'India, ha depositato 443 brevetti USA, mentre IBM ha ottenuto nello stesso periodo quasi 7'000 brevetti.

Anantha Narayan è direttore del team di ricerca azionaria di Credit Suisse in India, specializzato nel settore indiano dell'IT. Sottolinea che fattori culturali possono ostacolare indirettamente la crescita. C'è una forza lavoro estremamente preparata, ma un rigido sistema d'istruzione che mette l'accento sull'apprendimento lineare invece che sull'applicazione della conoscenza creativa genera una forte resistenza a correre rischi, che rappresentano la linfa vitale dell'imprenditoria tecnologica.

La sfida per Bangalore consiste nel liberarsi dalla sua mentalità "rivolta all'esterno" di cluster che offre un servizio economicamente vantaggioso per le multinazionali invece che creare valore interno. "Le persone sono fondamentali", sottolinea Narula. "Le aziende vanno ovunque riescano a trovare personale altamente qualificato." Narayan è d'accordo e osserva che, sebbene istituzioni come l'Indian Institute of Management producano laureati in possesso delle caratteristiche necessarie per sostenere l'imprenditoria, è raro che questi operino in tal senso.

Il settore R&S ha bisogno di persone

Il fattore delle persone e delle idee può comunque essere integrato nella creazione di un cluster sin dall'inizio. Un esempio è l'industria cinese delle biotecnologie. Fattori strutturali, come la spinta a creare un sistema di assicurazione medica adatto al paese, per esempio, offrono opportunità alle società farmaceutiche multinazionali che intendono espandersi in Cina. La situazione tuttavia non è stata necessariamente accompagnata da un investimento interno in R&S, soprattutto perché il mercato cinese dei farmaci ha fatto affidamento per molto tempo su farmaci generici riadattati a livello interno più che sull'innovazione nel campo delle biotecnologie.

Il governo cinese ha però cercato di aggirare questi fattori mediante una strategia industriale sostenuta dall'investimento in cluster biotecnologici, situati vicino a centri di R&S e ad altre strutture esistenti. Il cluster di Chengdu, nella provincia di Sichuan nella Cina sudoccidentale, è un esempio significativo. La regione ha attirato oltre 400 aziende che operano nel campo delle bioscienze, più della metà con un fatturato annuo derivante dall'attività principale superiore a 10 milioni di yuan. La regione conta più di 50 college e università, tra cui la Sichuan University School of Medicine, prestigiosa facoltà di medicina che ospita quattro centri di ricerca clinica. Inoltre, essendo un importante polo economico regionale, Chengdu offre al cluster un altro livello di sinergia interaziendale. Undici paesi, tra cui Stati Uniti, Germania e Israele, hanno un consolato nella città.

Vi sono tuttavia altre difficoltà. L'investimento della Cina nel capitale umano e nell'innovazione deve essere sostenuto da rigorose norme in materia di protezione intellettuale e di trasferimento di tecnologie. Melody Peng, che fa parte del team organizzatore di Biotech China, il più grande evento cinese del settore biofarmaceutico, ammette che questa è un'area che deve essere rafforzata. "Parlando francamente, la Cina è un paese in via di sviluppo e la nostra industria biotech si sta sviluppando sia a livello di tecnologie che di normative", osserva. Una strategia decennale di sviluppo dei brevetti nazionali consoliderà la proprietà intellettuale e i diritti brevettuali ma il trasferimento dei diritti di proprietà intellettuale al di fuori della Cina è soggetto all'approvazione del governo. Questo potrebbe disincentivare gli investimenti diretti esteri e le partnership con paesi diversi, essenziali per l'innovazione in R&S.

"Preparare il terreno"

Invece di cercare di inventarsi innovazione dal nulla, la cosa migliore che i governi possono fare per promuovere i cluster emergenti è forse "preparare il terreno", ossia fornire gli elementi essenziali e permettere all'imprenditoria di evolvere in modo organico.

Prendiamo il caso di Nairobi. Alla fine del decennio scorso, questa città dell'Africa orientale, che è già un polo commerciale regionale, ha iniziato a posizionarsi attivamente come cluster tecnologico emergente. Tre cavi Internet sottomarini posati nel 2009 hanno aperto nuove possibilità per dati e Internet; nel 2013, il governo keniota ha annunciato la realizzazione di Konza Technology City, un progetto del costo di 14,5 miliardi di dollari che creerà un polo tecnologico per lo sviluppo di software e l'outsourcing di processi aziendali.

Il potenziale di Nairobi era tuttavia già evidente, caratterizzato da un'innovazione di tipo spiccatamente nazionale e indipendente. Ushahidi, influente organizzazione senza scopo di lucro che sviluppa software open-source, ha iniziato la sua attività come piattaforma destinata a raccogliere e denunciare gli episodi di violenza politica durante le elezioni presidenziali del Kenya nel 2007. M-Pesa, sistema di trasferimento di denaro e servizio di microfinanziamento, è nato come attività accorpata alle ricariche per i telefoni cellulari.

Josiah Mugambi, executive director di iHub, polo e incubatore di innovazione con sede a Nairobi, ribadisce che niente può sostituire l'investimento nelle persone e nei rapporti personali. "Riuscire a mantenere un bacino ampio e variegato di persone di talento e di livello mondiale ha un'importanza enorme", osserva. Si può iniziare presto: iHub, per esempio, offre ogni anno ai ragazzi di 10-15 anni la possibilità di aderire a un club annuale, in cui gli adolescenti ricevono rudimenti di programmazione e hacking dell'hardware e maturano esperienza nel campo. "La risorsa più importante per qualsiasi ecosistema imprenditoriale sono le persone, e penso che è in questo campo che si dovrebbe incanalare l'investimento più consistente", sottolinea. Il miglior investimento che lo Stato possa fare è sostenere le persone. "Molti kenioti sono intraprendenti…e hanno solo bisogno del propellente per il missile che li porterà a destinazione più in fretta. Il nostro compito è aiutarli ad arrivare rapidamente."