Niente più salvataggi bancari a spese dei contribuenti

Durante la recente crisi finanziaria, i contribuenti hanno investito miliardi di dollari nel salvataggio di banche in difficoltà. Con le nuove regole proposte dall'FSB, spetterà ai creditori sostenere le perdite bancarie.

Il Financial Stability Board (FSB), un organismo internazionale con il compito di monitorare e formulare raccomandazioni sul sistema finanziario globale, è composto da autorità responsabili della stabilità del sistema finanziario di 24 paesi. È stato istituito nel 2009 in seguito agli interventi di salvataggio che i governi hanno dovuto adottare a favore di molti istituti finanziari dopo la crisi finanziaria utilizzando denaro pubblico. L'FSB ha quindi ricevuto dai paesi del G20 il mandato di proporre soluzioni affinché le banche di rilevanza sistemica globale (G-SIB) possano far fronte a perdite significative senza pesare sui contribuenti in caso di fallimento. Lo scorso novembre, al G20 di Brisbane, l'FSB ha presentato un documento di consultazione sulla capacità di assorbimento totale delle perdite (total loss absorbing capacity – TLAC) per le G-SIB. Tra le 30 G-SIB identificate vi è anche il Credit Suisse, che dovrà rispettare gli standard più rigidi proposti.

Una nuova frontiera per il capitale delle G-SIB

La proposta quantifica le risorse finanziarie facilmente disponibili obbligatorie per le G-SIB, affinché in caso di fallimento non siano i contribuenti a pagarne i costi e i mercati finanziari e l'economia reale non subiscano gravi perturbazioni. Con il nuovo regime del bail-in, le 30 grandi banche dovranno disporre di una TLAC totale (titoli, quali azioni o titoli di debito, in grado di assorbire perdite) pari al 16 - 20 per cento delle proprie attività ponderate per il rischio (risk-weighted assets – RWA) o almeno pari al capitale richiesto per soddisfare lo standard di Basilea 3 del leverage ratio per il patrimonio tier 1. (Si veda il riquadro seguente per una spiegazione dei termini in grassetto). Questo requisito per la TLAC si aggiunge a quanto già stabilito per i buffer patrimoniali nello schema di regolamentazione di Basilea 3, come il buffer di conservazione del capitale, il buffer anticiclico e il supplemento patrimoniale per le G-SIB. "Questo significa che la TLAC totale richiesta (per le G-SIB) potrebbe raggiungere il 20 – 25 per cento delle RWA", spiega Christine Schmid, responsabile di Global Equity and Credit Research presso il Credit Suisse Private Banking and Wealth Management. (Si veda la figura accanto) "Le nuove norme più rigorose sul capitale potrebbero imporre alle banche di creare o emettere passività TLAC facilmente riconoscibili per gli investitori", ha aggiunto. Inoltre, tutte le banche interessate devono predisporre anticipatamente una TLAC a livello interno presso le proprie entità giuridiche rilevanti, quali le divisioni di gestione patrimoniale o di investment banking, pari al 75 – 90 per cento del requisito ipotetico previsto su base individuale (come se un'entità giuridica fosse completamente indipendente dal gruppo e dagli altri suoi membri). 

Più semplicità, equità e sicurezza

Prima della crisi finanziaria i rischi erano nascosti e le catene di finanziamento molto complesse, come ha evidenziato la crisi dei mutui subprime nel 2007. Inoltre, molte delle maggiori banche erano sottocapitalizzate e hanno accumulato un grado di leva finanziaria 40 – 50 volte superiore al capitale disponibile. L'obiettivo delle riforme annunciate è rendere il sistema finanziario globale più semplice, sicuro ed equo. Durante la crisi finanziaria molti governi hanno dovuto utilizzare miliardi di dollari di contribuenti per il salvataggio delle banche. "A Brisbane siamo giunti a una svolta per il superamento del regime too big to fail e ci siamo impegnati a portare avanti proposte sulla TLAC per le G-SIB... Nel momento in cui i sistemi bancari di tutto il mondo danno piena attuazione al nuovo schema di regolamentazione, stiamo rendendo più solida una struttura che poggiava su basi precarie", ha dichiarato il presidente dell'FSB e governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney. Le norme definitive saranno probabilmente adottate al vertice del G20 di novembre, mentre la piena entrata in vigore è prevista a gennaio 2019.

I costi della TLAC

Le banche soggette al requisito TLAC dovranno tuttavia affrontare costi significativi. La TLAC è infatti legata alla modalità di fallimento delle banche. La risoluzione di una banca può avvenire in due modi. Con l'approccio "single point of entry (SPE)", l'autorità di regolamentazione si occupa dell'intero processo di risoluzione in caso di fallimento, e tutte le perdite vengono assorbite a livello di società controllante o holding. Con il metodo "multiple point of entry (MPE)", è invece previsto il coinvolgimento di diverse autorità di regolamentazione, e le perdite vengono assunte a livello decentralizzato dalle entità giuridiche. L'approccio MPE ha delle implicazioni significative, in quanto i requisiti TLAC possono essere vincolanti non solo a livello di holding ma anche di singole società del gruppo. La maggior parte delle G-SIB dell'area dell'euro non è organizzata come holding: HSBC e Santander, ad esempio, prevedono di adottare la strategia di risoluzione MPE a causa della loro presenza internazionale nel retail e corporate banking. Questo tipo di struttura organizzativa comporta elevati costi regolamentari, che finiscono per pesare sulla redditività. Le nuove regole TLAC favoriscono chiaramente le G-SIB di USA, Regno Unito e Svizzera con una struttura a holding e una strategia di risoluzione SPE. "Creare una holding dal nulla è particolarmente oneroso in termini di tempo e denaro", ha spiegato Michael Kruse, senior credit analyst esperto di banche presso Credit Suisse. "Gli investitori accetteranno il debito per la TLAC in modo duraturo e sostenibile solo se le autorità di regolamentazione sapranno armonizzare le regole globali e garantire procedure di risoluzione omogenee e coerenti", ha concluso Kruse.