Svezia: "Non si accettano contanti"

La Svezia è stato il primo paese europeo a introdurre le banconote. Ora è il primo ad abolirle. In Scandinavia il futuro è iniziato da tempo. 

Chiunque vada in Scandinavia, torna immancabilmente con due osservazioni: primo, non tutti sono biondi (solo il 25 per cento degli adulti è biondo naturale). Secondo, non esistono più i contanti. Non importa dove o cosa si acquisti, ovunque campeggia la scritta "Vi hanterar ej kontanter" ("Non si accettano contanti"). Anche i piccoli importi, che sia il vin brulé al mercatino di Natale o la birra serale al pub, vengono corrisposti con mezzi digitali. Perfino i venditori delle riviste per senzatetto "Faktum" e "Situation Stockholm" sono equipaggiati con lettori di carte portatili.

"Se paghi in contanti, c'è qualcosa che non va"

Nel 1661 la banca centrale svedese fu la prima in Europa a emettere le banconote e ora sarà la prima ad abolirle. Ciò che per gli scettici svizzeri ("L'inferno è senza contanti", "Weltwoche") è una follia, qui non fa poi grosso scalpore: quattro acquisti su cinque sono elettronici. Soprattutto nel commercio al dettaglio, dove il 95 per cento del fatturato viene realizzato senza contanti. L'ultimo motivo per cui lo scandinavo medio utilizza ancora i contanti è l'acquisto di prodotti illegali come le droghe. Di fatto, in Scandinavia ci si attiene alla regola empirica: "Se devi pagare in contanti, c'è qualcosa che non va".

Appoggio dei cittadini

Non è chiaro quando i contanti abbiano perso il loro fascino. L'unica cosa certa è che dal 2010 le sei grandi banche nordiche, ad eccezione delle banche commerciali, stanno liquidando il contante una dopo l'altra – e che i cittadini appoggiano l'iniziativa come se fosse la cosa più ovvia al mondo. Solo tra il 2010 e il 2012 più di 500 filiali hanno messo al bando il contante. Al contempo sono stati rimossi 900 sportelli automatici, raggiungendo la seconda peggiore copertura in Europa. Una delle ultime possibilità di ottenere il contante è alla cassa del supermercato, dove per ogni acquisto si possono richiedere 500 corone svedesi (CHF 55).

Per i rapinatori di banche si profilano tempi difficili

"Entro il 2030 saremo senza contante", afferma Niklas Arvidsson, professore associato presso l'Istituto Reale di Tecnologia e autore del rinomato studio "The Cashless Society". Nella sua opera delinea le principali prospettive connesse al tramonto dei contanti: dal punto di vista delle banche, una società senza contante è un'opportunità per liberarsi dall'onere del cash handling e dire addio a rapine, furti e profitti illeciti. Verso l'esterno l'argomento decisivo è la sicurezza. Internamente, oltre alle opportunità di guadagno sulle spese di transazione, si tratta di un fondamentale cambio di strategia: se fino a pochi anni fa al centro dell'attenzione vi erano i grandi clienti istituzionali e privati, oggi si punta sui "clienti individuali". Perché un traffico dei pagamenti completamente digitalizzato offre alla banca informazioni esatte su quale cliente spende il denaro dove, in che misura e per quale motivo. A cosa servano esattamente questi dati, oltre che per le offerte pubblicitarie, lo vedremo presto. L'idea che si cela dietro l'analisi dei flussi di dati è l'ambizione di avvicinarsi al cliente più di quanto possa fare lui stesso, di offrirgli soluzioni prima ancora che emergano i problemi.

Sorridono i cyber criminali

Uno dei pochi ad assumere un atteggiamento critico è l'ex capo della polizia ed ex presidente dell'Interpol Björn Eriksson. Nel suo scritto polemico "Le carte in tavola" definisce l'abolizione del contante come una manovra delle banche per arricchirsi, al calo del numero di rapine in banca contrappone l'aumento vertiginoso della criminalità cibernetica. L'opinione pubblica è poco informata sui sempre più numerosi attacchi hacker contro i server delle banche, scrive Eriksson, e soprattutto sul fatto che le "rapine virtuali in banca" non colpiscono le casseforti, ma le banche dati.

Carte di debito ai bambini

Dal punto di vista del cliente, la fine del contante è la logica continuazione di un'abitudine consolidata. Già da tempo la maggior parte degli scandinavi non porta con sé contante e non frequenta una banca da anni. Anche la paghetta viene corrisposta ai figli a mezzo bonifico (in Norvegia i bambini di sette anni possono pagare con carte di debito). La maggior parte della popolazione resta pressoché imperturbabile anche di fronte alla prospettiva di una sistematica archiviazione di tutte le spese personali. Dietro si cela la convinzione che ci si possa fidare dello Stato, delle autorità e in linea di massima anche delle banche. Le critiche, quando si fanno sentire, riguardano al massimo la carenza di infrastrutture IT nelle regioni remote.

Persino l'offerta in chiesa si raccoglie via carta di credito

Arvidsson si spiega l'atteggiamento rilassato a fronte di questi drastici cambiamenti con l'elevata affinità digitale dei suoi concittadini. La Svezia non solo è il primo paese in cui si può versare la colletta in chiesa con la carta, ma è anche il primo paese in cui ogni bambino, al primo giorno di scuola, riceve un iPad finanziato dallo Stato, il primo paese in cui i bambini imparano a scrivere sulla tastiera e non a mano.

Diritto di voto per le donne, Wi-Fi gratuito, barba hipster e ora abolizione del contante – molto di ciò che una volta si sarebbe ritenuto impensabile e che oggi appare del tutto normale, ha avuto origine nel nord. Se è vero che la Scandinavia rappresenta un sismografo affidabile degli sviluppi sociali, allora si può mantenere un occhio vigile sul Nord e chiedersi quando il prezzo sarà più alto: se si fa qualcosa per primi o per ultimi.