La detronizzazione dell'ape regina
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La detronizzazione dell'ape regina

In materia di promozioni, si dice che siano le donne stesse a penalizzarsi. Ma questa tesi generalmente accettata è fondata? Per anni le femministe e i sostenitori della diversità sul lavoro hanno dibattuto la teoria della sindrome dell'ape regina, secondo cui le donne in posizioni dirigenziali ostacolerebbero attivamente l'ascesa professionale delle loro sottoposte.

Le dirigenti riterrebbero che vi sia uno spazio limitato per le donne ai vertici dell'azienda; di conseguenza, impedire alle altre di raggiungerli sarebbe un atto dettato dall'istinto all'autoconservazione. Tuttavia, stando a un nuovo studio del Credit Suisse Research Institute, il fenomeno sarebbe molto meno diffuso di quel che si possa immaginare. A quanto pare, in realtà le dirigenti sono più propense dei loro omologhi maschili a promuovere le loro subordinate.

La regina e le sue figlie

La teoria dell'ape regina risale almeno agli anni Settanta. I ricercatori dell'University of Michigan avevano coniato il termine dopo aver analizzato 20 000 risposte a un sondaggio condotto tra i lettori di Psychology Today, poiché erano giunti alla conclusione che talvolta le donne ostacolano l'ascesa professionale delle loro collaboratrici. Nel corso degli anni altri ricercatori hanno confermato i risultati di questo studio. In particolare, stando a un sondaggio condotto in Olanda tra le manager nel 2011, le donne che si comportano come api regine avrebbero subito a loro volta notevoli discriminazioni di genere nella scalata aziendale. Di questa sindrome ha parlato Sheryl Sandberg, COO di Facebook, in un libro pubblicato nel 2013, "Lean In", in cui scrive: "Spesso, senza rendersene conto, le donne interiorizzano atteggiamenti culturali discriminatori e li riproducono".

Una donna CEO ha il 50 per cento di probabilità in più di nominare un CFO donna rispetto al suo omologo maschile.

Lo studio del Credit Suisse Research Institute indica che la tendenza a riprodurre tale comportamento è meno diffusa di quanto si possa pensare. Una ricerca condotta su 3400 tra le maggiori aziende del mondo rivela che una donna CEO ha il 50 per cento di probabilità in più di nominare un CFO donna rispetto al suo omologo maschile e il 55 per cento in più di designare una donna a capo di un'unità operativa. "Le CEO sono molto più aperte ed efficienti nell'incoraggiare l'ascesa delle altre donne ai vertici dell'azienda", sostengono i ricercatori.

La struttura sociale delle api dipende dal settore...

Anche la tipologia di settore riveste notevole importanza. In generale, le donne sono maggiormente rappresentate nei cosiddetti Shared Services, compresi risorse umane e servizi legali, che nei ruoli quelli operativi. Ma di solito in queste posizioni si esercita un'influenza minore in seno a un'organizzazione e, come ha fatto notare il Credit Suisse Research Institute nel suo studio inaugurale sulla diversità di genere nelle aziende nel 2014, "si può dire che offrano anche un accesso più limitato al CdA o alla carica di CEO." Nelle aziende con una direzione al femminile, le donne tendono però ad essere più presenti in tutta una serie di ruoli, non solo negli Shared Services. In realtà, negli Stati Uniti i CEO donna hanno il 3 per cento di probabilità in meno di nominare una donna alla guida del dipartimento delle risorse umane rispetto ai loro omologhi maschili, ma tendono ad aiutare le altre donne a rivestire incarichi dirigenziali più influenti quali CFO o responsabile di un'unità operativa.

... e dal continente

È interessante notare che la situazione in Asia è molto diversa da quella Stati Uniti. In questo continente si riscontra infatti il maggior numero di donne CEO al mondo, ossia il 4,6 per cento. Inoltre, mentre qui i CEO donna hanno una probabilità doppia rispetto ai loro omologhi maschili di nominare una donna responsabile di un'unità operativa degli Shared Services, in particolare nelle risorse umane, hanno solo il 36 per cento di probabilità in più di designare una donna alla testa di un'unità operativa, una percentuale più bassa di quella registrata negli Stati Uniti e in Europa. Alla luce di questi dati ci si chiede se i livelli relativamente elevati di diversità negli Shared Services in Asia possano essere falsati dall'importanza che un CEO uomo attribuisce ai vari incarichi rispetto a un CEO donna. Infatti, di solito, per un uomo gli Shared Services non fanno neanche parte del Senior Management.

In Asia si riscontra infatti il maggior numero di donne CEO al mondo, ossia il 4,6 per cento.

Spiacevoli risvolti

Oltre a rimettere in discussione la tesi secondo cui la sindrome dell'ape regina sarebbe molto diffusa, lo studio evidenzia le continue difficoltà in cui si imbattono le aziende che desiderano una maggiore rappresentanza femminile nel Senior Management. È più probabile che una donna promuova un'altra donna, ma, stando ai risultati del sondaggio condotto dal Credit Suisse Research Institute, il gentil sesso costituisce ancora solo il 3,9per cento dei CEO. Quindi nella stragrande maggioranza dei casi per salire nella scala gerarchica le donne hanno ancora bisogno dell'approvazione dei superiori maschi, che sono molto meno propensi a concederla. Sembra inoltre che negli ultimi anni l'inclusione di una maggiore rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende non si sia tradotta in una presenza più forte delle donne in posizioni manageriali. In Europa le quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende hanno contribuito ad aumentare la partecipazione femminile nei CdA che alla fine del 2015 era superiore al 24 per cento, un dato pari a un incremento dell'80 per cento in sei anni. Tuttavia, il Credit Suisse Research Institute non ha individuato alcun nesso tra diversità di genere a livello di CdA e diversità nei ruoli dirigenziali. "Porre l'attenzione sul consiglio di amministrazione non significa necessariamente determinare profondi cambiamenti nella cultura e nella prassi in materia di diversità di genere capaci di esercitare un impatto nel quotidiano di un'azienda," concludono i ricercatori. Anche il progresso può presentare spiacevoli risvolti.