I fratelli Jucker creano un impero della zucca

Con una buona dose di incoscienza giovanile e tanta energia, negli anni Novanta i giovani agricoltori Martin e Beat Jucker costruirono un impero con il commercio della zucca che, a distanza di qualche anno, rischiarono di mandare in rovina con la stessa ricetta. Oggi gli intraprendenti fratelli guidano un'azienda di grande successo che vanta oltre 150 collaboratori. Nel 2014 si sono aggiudicati il prestigioso riconoscimento "Entrepreneur of the Year".

Martin Jucker cammina a piedi nudi nel cortile. Non siamo in estate, bensì nel mese di dicembre. A Seegräben, idillico paesino dell'Oberland zurighese, la temperatura supera di poco lo zero. La nebbia aleggia sul lago di Pfäffikon, una sottile foschia limita la visuale di questo paesaggio alpino altrimenti spettacolare. Martin Jucker passa davanti a figure di paglia dalle forme artisticamente elaborate ed entra nel tepore del ristorante avvolto nella fragranza di pane appena sfornato. Scambia qualche parola cordiale con i collaboratori e, sempre a piedi nudi, sale alcuni gradini di legno che conducono nella sala da pranzo.

Alla ricerca dell'insolito

"Fino a qualche anno fa questa era davvero la sala da pranzo dei nostri genitori. Oggi vivono in una casa dall'altra parte della strada", racconta Jucker. Quella paterna già non è più un'azienda lattiera e cerealicola sovvenzionata, bensì un'impresa frutticola che doveva vendere priva di qualsiasi garanzia di acquisto da parte dalla Confederazione. "Evidentemente la mentalità imprenditoriale ci è stata instillata sin da piccoli", ne deduce Jucker. Negli anni Novanta Beat e Martin Jucker hanno rilevato le fattorie dei genitori, quella di Seegräben e un'altra a Rafz. Entrambe non sarebbero state sufficienti a sfamare due famiglie, questo era chiaro. Cosa fare allora? Arricchire l'offerta del negozio con alcune specialità? Quali però? Proprio in quel momento Beat Jucker si imbatté nell'articolo di un giornale: un contadino in Francia aveva piantato 80 diversi tipi di zucca e li aveva esposti in un centro commerciale. "Zucche!", pensarono i due fratelli e decisero di ordinare subito i semi.

Un successo inatteso

All'epoca in Svizzera c'era solo un tipo di semi di zucca e così Beat Jucker decise di andare in Francia, dall'agricoltore dell'articolo. Tornò con 80, costosi sacchetti pieni di semi. "Senza sapere con esattezza come si coltivano le zucche, li piantammo su una superficie di 1,5 ettari in via sperimentale. Decidemmo di raccogliere le zucche poco prima dell'imminente raccolto della frutta, perché altrimenti non avremmo avuto più tempo sufficiente: avevamo previsto 10 tonnellate di zucche, invece erano 50: un risultato strabiliante", rammenta Martin Jucker. Il fratello, che nel frattempo ci ha raggiunto, aggiunge: "All'inizio non sapevamo nemmeno cosa farcene. Così ammucchiammo le zucche, raggruppate per tipo, sotto le pensiline dell'atrio della fattoria". L'idea era provare, uno dopo l'altro, i diversi tipi di zucca al termine del raccolto della frutta, per selezionare quelli che valeva la pena coltivare. I clienti si mostrarono entusiasti di questa varietà mai vista prima, tanto da esclamare: "Questa sì che è una bella esposizione di zucche!". L'inaugurazione del negozio della fattoria ristrutturato era alle porte. All'ultimo momento gli Jucker decisero di includere l'estemporanea esposizione di zucche nella locandina pubblicitaria e, una bella domenica autunnale, speravano nell'arrivo di qualche centinaio di visitatori. Alla fine ne arriveranno 8000. "Non sapevamo dire ai clienti quali zucche erano adatte a quale scopo, eppure due settimane dopo erano tutte finite", sorride Beat Jucker ripensando a quei momenti.

Record del mondo e affari d'oro

"Poiché avevamo prodotto molto più del previsto, anche le vendite sono state molto al di sopra delle aspettative. Decidemmo di continuare a seguire questa logica", spiega Martin Jucker. Per l'anno successivo i due fratelli ricalcolarono gli 8000 visitatori su un periodo di due mesi prevedendo l'affluenza di 100 000 ospiti. Alla luce di questo obiettivo coltivarono 300 tonnellate di zucca e anziché iniziare con l'esposizione autunnale di 10 tonnellate nella fattoria, ne accumularono subito 100, pubblicizzandole come "la più grande esposizione mondiale di zucche". Da quel momento, battere un record dopo un altro diventò una consuetudine: ben presto, nell'atrio della fattoria troneggiava una piramide di zucche di 12 metri d'altezza, a fronte del precedente record mondiale di 4 metri, inoltre la zucca più grande del mondo arriva a Seegräben con un volo dagli USA con tanto di risonanza mediatica. Alla fine della stagione gli Jucker registrano il 50 per cento di visitatori in più rispetto alle previsioni. Con la loro ricetta "esagerare su tutta la linea" avevano ancora una volta fatto centro. Seguirono una festa di Halloween con il tutto esaurito, le forniture per il commercio al dettaglio e l'espansione a Ludwigsburg, Germania, dove, dal quel momento organizzarono la più grande esposizione mondiale di zucche.

Equilibrismi sull'orlo del baratro

Poiché la maggior parte dei consumatori di zucca era affascinata da questo prodotto, ma non ne conosceva la preparazione, gli Jucker decisero di produrre un libro di ricette. "Di libri ne sapevamo ancora meno che di zucche e quando ci chiesero che tiratura volevamo, uno di noi disse: 100 000 pezzi. Quando in autunno arrivarono tre camion con rimorchio stipati di libri, ci chiedemmo: e ora dove li mettiamo?", ricorda Martin Jucker. Il granaio si riempì di libri anziché di zucche. Alla fine della stagione 2000 gli Jucker poterono vantare nuovi record di visitatori, ma l'intera liquidità dell'azienda si trovava nel granaio, tra migliaia di copertine di libri. Beat Jucker scrolla la testa pensando alla propria inesperienza di allora e constata: "Quell'ordinativo di libri fu fatale per noi, ci eravamo sbagliati di grosso con i nostri calcoli". Nel frattempo era scoppiata la bolla della New Economy. Le banche erano più restie a concedere prestiti. I classici crediti, il venture capital, il crowdfunding: non funzionava più nulla. Kurt Pfister, un conoscente degli Jucker che all'epoca era appena andato in pensione dopo essere stato membro del management della Migros, era disposto a farsi un quadro della situazione: "Ci disse, senza mezzi termini, di non aver mai visto in tutta la sua vita un disastro da far rizzare i capelli come quello", spiega Martin Jucker. La fortuna era dalla loro parte: Pfister, ormai libero da altri impegni, era pronto a mettere a disposizione della start-up le sue capacità. Si prese cura personalmente del risanamento aziendale e grazie a lui i fratelli Jucker poterono nuovamente accedere al credito, anche se in misura ridotta rispetto ai piani e malgrado la temporanea rinuncia alle mire di espansione in mezzo mondo.

Finalmente adulti

Seguirono due duri anni di risanamento: "Il fatto che le banche non credessero più in noi ci ha molto motivato. Volevamo dimostrare che si sbagliavano", riflette Beat Jucker a posteriori. E le idee continuano ad abbondare, solo che ora vengono attuate con moderazione. Quando il bilancio della Jucker Farm tornò in attivo, a intralciare gli affari erano i conflitti con la burocrazia: "Come azienda agricola operiamo in un settore fortemente regolamentato. Ad esempio, gli eventi aziendali non si potevano svolgere in edifici collocati all'interno della zona agricola. Inoltre abbiamo avuto problemi con una piccola rappresentanza dei cittadini di Seegräben, irritata dal traffico verso la nostra fattoria", spiega Beat Jucker. I conflitti vennero risolti con un piano indicativo cantonale e un progetto per la viabilità. Di conseguenza i clienti avrebbero dovuto parcheggiare 200 metri al di sotto della fattoria, il che non era molto allettante per un'azienda che vende principalmente mele, patate e zucche. Secondo le autorità le entrate si sarebbero ridotte del 20 – 30 per cento, secondo gli Jucker del 60 per cento, alla fine la perdita era risultata in realtà dell'80 per cento. In compenso il nuovo piano indicativo offriva possibilità relativamente ampie nella gastronomia e così questi due innovativi fratelli si reinventarono, spostando il fulcro dei loro affari dal commercio al dettaglio alla ristorazione.

L'innovazione secondo i fratelli Jucker

"Ci dipingono sempre come maniaci dell'innovazione, eppure non è affatto così. A differenza di qualcuno, noi non facciamo altro che attuare idee che sono sotto gli occhi di tutti. Insomma, ci piace sperimentare", dice Martin Jucker illustrando il loro approccio imprenditoriale. A suo avviso, se si provano molte idee, con ogni probabilità qualcuna funzionerà. Nella Jucker Farm vengono attuate ogni anno circa 40 nuove idee, il 10 per cento delle quali ha successo. Oggi la fattoria è divenuta un parco eco-esperienziale ed evidentemente ha colto pienamente lo spirito dei tempi. La Jucker Farm è particolarmente popolare per feste di nozze e gite aziendali, ma il fine settimana le sue esposizioni di zucche, o di figure di paglia allestite da artisti professionisti, attirano anche tante famiglie da tutto il cantone. I bambini possono accarezzare le capre, smarrirsi nel labirinto del bosco di mele, oppure saltare e arrampicarsi sul castello di fieno fino a rimanere senza fiato, mentre i genitori si godono dolce e caffè alla vista dell'idilliaco lago di Pfäffikon.

Realizzare i desideri

Nel 2007 l'azienda si è arricchita di un'altra fattoria, il Bächlihof di Jona, che riprende lo stesso concetto, mentre i fratelli Jucker hanno appena firmato un contratto per una fattoria nelle vicinanze dell'aeroporto. La Jucker Farm è ancora attiva anche a livello internazionale: da oltre un decennio gestisce a Ludwigsburg, in Germania, la più grande esposizione di zucche al mondo e, sempre in Germania, affitta a fattorie e a parchi dei divertimenti sculture di zucche e di fieno. Inoltre sta aprendo una attività a Taiwan, che permette di lavorare con le zucche anche fuori stagione rispetto alle nostre latitudini. E anche in Svizzera le idee agli Jucker non mancano certo. Beat Jucker spiega: "Il nostro obiettivo è avvicinarci quanto più possibile all'autosufficienza. È qualcosa che ci affascina e seduce evidentemente anche i nostri visitatori. Stiamo costruendo una panetteria con mulino, dove il nostro grano viene macinato e cotto in un forno alimentato da legna del posto. E dalla paglia del frumento si ricavano le figure e i castelli per bambini apprezzati da tutti". Agli imprenditori Jucker, ormai molto navigati, bisogna credere sulla parola quando dicono: "Il piacere che proviamo grazie a questo circolo virtuoso fatto di grano, pane e paglia è enorme. Questa idea di sostenibilità è la nostra priorità, ancor più di qualsiasi obiettivo di utili". E alla domanda se, col senno di poi, farebbero scelte diverse, entrambi concordano: "Dall'alto dell'esperienza che abbiamo oggi, cambieremmo sicuramente molte decisioni. Tuttavia, così forse non saremmo al punto in cui ci troviamo oggi. Gli errori fanno parte del nostro sviluppo, è giusto averli fatti. Non abbiamo rimpianti!".