Prospettive incerte per l'auto elettrica

Riduce drasticamente le emissioni di anidride carbonica, ma ha costi esorbitanti. Il successo dell'auto elettrica dipenderà quindi dalla volontà politica di sovvenzionarla. L'esperienza della Norvegia è un ottimo esempio sia del potenziale che dei problemi di questo mezzo di trasporto.

Che ne direste di risparmiare 16 000 EUR fra tasse e imposte sull'acquisto della prossima auto? Di avere accesso gratuitamente alle corsie preferenziali riservate ad autobus e taxi e di saltare così tutte le code? Di evitare di pagare il pedaggio dell'autostrada o per l'ingresso in città, il traghetto e il parcheggio? E, dulcis in fundo, di fare il pieno gratis? Visto l'elenco di vantaggi e l'alternativa di pagare la benzina quasi 2 EUR al litro (circa 7,5 EUR al gallone), forse l'unica sorpresa è che in Norvegia l'aumento delle vendite di auto elettriche non sia stato più forte e più rapido. Anche in uno dei paesi più ricchi del mondo, i consumatori sono attenti al lato economico. Quindi si sono affrettati a comprarle, per la precisione 50'000 negli ultimi cinque anni, una cifra pari solo al 2 per cento del mercato totale delle auto in Norvegia, ma al 20 per cento di veicoli nuovi venduti dall'inizio del 2015, il tasso più elevato su scala mondiale.

Dietro la concessione di questi vantaggi si nasconde una finalità semplice: la lotta ai cambiamenti climatici. Rispetto ai modelli tradizionali, le auto elettriche norvegesi emettono molta meno anidride carbonica, la quale è all'origine del riscaldamento globale. A tal punto, afferma la Bellona Foundation, il gruppo di esperti ambientali di Oslo, che i veicoli elettrici sono di fondamentale importanza per consentire alla Norvegia di raggiungere l'obiettivo "di un settore dei trasporti a zero emissioni entro il 2030."

Giacché la maggior parte dei paesi si muove nella stessa direzione (anche se con maggiore lentezza), molti si chiedono se non sia il caso di seguire l'esempio norvegese.

Passaggio al modello elettrico per ridurre le emissioni

Una risposta è che potrebbero non avere alternativa. La Cina, il Giappone, l'Europa e gli Stati Uniti, che, messi insieme, rappresentano tre quarti delle vendite di auto nuove, mirano a ridurre drasticamente le emissioni nei prossimi 5-10 anni. Entro il 2020, l'UE ha in programma di far scendere la media di anidride carbonica al chilometro da 130 a 95 grammi, mentre Cina e Giappone la stanno diminuendo rispettivamente da 167 a 117 e da 125 a 105. Gli USA si sono prefissati un taglio da 152 a 93 grammi, ma entro il 2025. La Norvegia è il paese più ambizioso in assoluto, con un calo dai 120 grammi del 2015 agli 85 del 2020. Gli obiettivi variano leggermente, ma l'accento viene comunque posto sui limiti tecnici dei motori a benzina e diesel e sulla mancanza di una quantità sufficiente di biocarburanti a bassa emissione di anidride carbonica per ovviare al problema. Le auto elettriche che, in termini di consumi, possono avere un'impronta ecologica quasi pari a zero, sono pertanto una scelta obbligata. È quanto emerge dal sondaggio condotto dalla società di consulenza AEA-Ricardo, che ha analizzato le previsioni delle vendite di veicoli elettrici in Europa di 12 organizzazioni diverse. In base allo studio, questo mezzo di trasporto dovrebbe rappresentare una quota di mercato del 10 per cento circa entro il 2020, e del 20-40 per cento entro il 2025, salendo quindi ben al di sopra del livello odierno che si attesta al di sotto dell'1 per cento. Come fa notare l'International Council on Clean Transportation, un maggiore ricorso alle auto elettriche non solo determinerebbe una netta diminuzione dell'anidride carbonica, ma ridurrebbe sensibilmente anche la presenza dei principali responsabili dei mali che affliggono le aree urbane, ossia smog e sostanze inquinanti quali ossidi di azoto, polveri sottili e idrocarburi.

Effetto elettrizzante per l'economia…

Stando allo studio "Fuelling Europe's Future" condotto nel 2013 da AEA-Ricardo in collaborazione con altri consulenti ed esponenti del mondo accademico, la situazione migliorerà sempre più. Se acquistare un'auto elettrica è più oneroso, in Europa i costi dell'elettricità sono minori. A fronte di un aumento del tasso di penetrazione delle auto elettriche del 50 per cento entro il 2030, gli autori della ricerca ritengono che i consumatori dell'area dell'euro spenderebbero ogni anno 22-45 miliardi di EUR in più per comprare automobili, ma in compenso risparmierebbero 59-80 miliardi di EUR per l'acquisto di combustibili fossili. invece di essere spesi per l'acquisto e la trasformazione di petrolio (perlopiù importato), i circa 40 miliardi di EUR economizzati potrebbero essere reinvestiti nelle auto elettriche. Se ciò avvenisse in Europa, sostengono gli analisti, l'effetto netto (dopo la perdita di posti di lavoro nel settore della raffinazione e della distribuzione di carburanti) sarebbe la creazione di circa 750 000 posti di lavoro, rappresentati per la maggior parte da personale altamente qualificato appartenente a una fascia di reddito elevata. Secondo lo studio "Electric vehicles in Europe: gearing up for a new phase?" condotto nel 2014 da McKinsey, il passaggio all'energia elettrica potrebbe contribuire anche all'ammodernamento della rete elettrica europea. In parole povere, le automobili potrebbero essere caricate nei classici periodi di minore sfruttamento delle centrali elettriche (di notte e di mattina), il che incrementerebbe in modo efficace la capacità di generazione senza comportare notevoli costi aggiuntivi.

...e galvanizzante per la crescita

Perché le auto elettriche si diffondano in modo capillare anche negli altri paesi europei sarà necessaria la collaborazione di molte aziende. Tra i produttori di automobili, solo uno, Tesla, realizza modelli elettrici. Secondo Reto Hess, Senior Analyst di Credit Suisse, benché temano di cannibalizzare le proprie vendite di automobili tradizionali, altre aziende automobilistiche stanno facendo passi da gigante in questo settore. Nel 2015 Audi, BMW, BYD Auto, Chevrolet, Mercedes-Benz, Mitsubishi, Volkswagen e Volvo lanceranno sul mercato nuovi modelli. Ma non ci si potrà limitare alla produzione, aggiunge Hess. Affinché le auto elettriche entrino nel nostro quotidiano occorrerà effettuare ingenti investimenti in batterie, componenti e reti di distribuzione di energia elettrica.

Un percorso a ostacoli

Le sfide da affrontare sono enormi, come sottolinea Hess. Le auto ibride, che abbinano un motore a benzina e uno elettrico, sono fondamentalmente inefficienti. Quelle solo elettriche, d'altro canto, hanno problemi di batteria. Comunque sono costose, e forse addirittura proibitive se durano meno degli altri modelli. Le stazioni di ricarica, che richiedono più di una presa di corrente tradizionale, sono ancora piuttosto rare e di per sé il processo in genere richiede ore, contro i pochi minuti necessari per il pieno di carburante. La distanza che si può coprire è ancora limitata a circa 160 km per ogni carica, ad eccezione del modello S della Tesla, per il quale è quasi tripla. Se il chilometraggio è sufficiente per la maggior parte degli spostamenti, il prezzo è al di là della portata dei più: infatti uno dei modelli esposti costa in media dagli 80'000 ai 100'000 dollari USA.

I norvegesi sì, ma gli altri?

Chiaramente, è un prezzo accettabile per i circa 10'000 norvegesi che hanno comprato un modello S negli ultimi 18 mesi, ma, in uno studio pubblicato alla metà del 2014 con il sistema della valutazione tra pari, due economisti norvegesi si sono chiesti se ne valesse la pena. Bjart Holtsmark e Anders Skonhoft sostengono che gli incentivi alle auto elettriche illustrati in precedenza (esonero da tasse, imposte e così via) siano costati al governo norvegese, all'anno, poco più di 8 000 dollari USA per automobilista, a fronte di una riduzione delle emissioni di anidride carbonica per automobilista di meno di 5 dollari USA! "L'idea dei sussidi," hanno concluso, "andrebbe abbandonata al più presto e... questa politica di sicuro non dovrebbe essere attuata in altri paesi." Affermazioni che potrebbero non essere passate inosservate al Ministro delle Finanze norvegese che ad aprile ha annunciato all'agenzia di stampa Reuters l'intenzione di rivedere il "generoso" sistema di incentivi alle auto elettriche. Che scelga di eliminare i sussidi, di ridurli o di mantenerli invariati, la sua decisione costituirà un precedente per il futuro delle auto elettriche negli altri paesi.