Il bitcoin è sicuro?
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Il bitcoin è sicuro?

Il bitcoin non è di uso comune e potrebbe non esserlo mai. Eppure sarebbe poco saggio ignorarlo. A gennaio, il valore dei bitcoin in circolazione ammontava a USD 14,9 miliardi. Blockchain, la tecnologia alla base dei bitcoin, ha inoltre suscitato notevole attenzione grazie al suo potenziale dirompente nel settore bancario, del trading e persino dei media. Quanto è dunque sicuro il bitcoin?

Una moneta rischiosa

Il bitcoin è associato ad alcuni rischi peculiari. Secondo gli analisti delle tecnologie in Europa appartenenti al dipartimento Global Markets Research di Credit Suisse, il valore della criptomoneta è stato tre volte più volatile del prezzo del petrolio e 11 volte più volatile rispetto al tasso di cambio tra dollaro e sterlina britannica post-Brexit. Inoltre, poiché i trasferimenti di bitcoin sono irreversibili, la fortuna non è di certo dalla parte di coloro che immettono inavvertitamente una cifra in più nel momento in cui tentano di effettuare un pagamento. Per accedere ai propri bitcoin, gli utenti necessitano infine di una chiave privata, che funge da password non reimpostabile. In caso di smarrimento o furto della chiave privata, anche i bitcoin corrispondenti vengono persi o sottratti.

Il «sistema immunitario» della blockchain

L'architettura della blockchain sembra essere in un certo senso immune ai rischi di hacking: non si tratta infatti di una serie interconnessa di singoli conti contenenti una determinata quantità di asset, ma piuttosto di un registro di tutte le transazioni effettuate. Nel momento in cui si desidera trasferire i bitcoin a un altro soggetto, tutti i computer su cui è installato il software Bitcoin elaborano la firma pubblica del mittente attraverso un algoritmo e verificano le transazioni pregresse codificate nella blockchain per verificare che il mittente possieda i bitcoin che sostiene di avere. Successivamente altri computer controllano e verificano il lavoro del destinatario. La transazione viene quindi aggregata ad altre e i computer su cui è installato il software Bitcoin Core, noti come «miner», si affrettano a risolvere un complesso rompicapo matematico per verificare la legittimità del blocco di transazioni. Un computer giunge alla soluzione e gli altri miner ne verificano l'accuratezza. Una volta concordata la validità delle transazioni di un blocco, al computer vincitore vengono assegnati bitcoin di nuovo «conio», che vanno così ad incrementare la disponibilità totale della moneta, e viene aggiunto un nuovo blocco al libro mastro immutabile.

Soltanto quando entrano in gioco altri soggetti le cose iniziano a complicarsi.

Una sfida per gli hacker?

È possibile che qualcuno manipoli la blockchain e modifichi il registro in modo tale che dalle precedenti transazioni di bitcoin sembri che sia stato trasferito del denaro al conto dell'hacker? Teoricamente sì, ma occorrerebbe un'elevata potenza di calcolo. Poiché gli utenti bitcoin verificano la validità di una transazione consultando tutte quelle pregresse, per manipolare uno specifico blocco il computer non dovrebbe soltanto risolvere il rompicapo matematico ad esso associato, ma anche quelli connessi ai blocchi successivi. Credit Suisse paragona la blockchain agli strati di una formazione geologica. I blocchi recenti rappresentano un «terreno cedevole», che in teoria potrebbe essere manipolato da malintenzionati con una potenza di calcolo sufficiente. Per questo motivo, le transazioni vengono considerate valide solo dopo la conferma di sei blocchi. Più si scende nella blockchain, maggiore dovrebbe essere la potenza di calcolo necessaria per alterare i registri.

L'attacco del 51 per cento

Anche la concentrazione di una quota della rete tra i miner di bitcoin rappresenta un potenziale rischio. A livello teorico, se un unico soggetto ottenesse il controllo di oltre il 51 per cento della rete, questi potrebbe bloccare la liquidazione di nuove transazioni legittime o annullare conferme recenti, con la possibilità di spendere gli stessi bitcoin più di una volta. (In base ai calcoli di Credit Suisse, con il controllo del 30 per cento della rete un malintenzionato avrebbe una probabilità del 40 per cento di minare sei blocchi consecutivi in una settimana, il che consentirebbe di manomettere le transazioni rientranti nel «terreno cedevole»). Secondo le previsioni di Credit Suisse, un eventuale attacco del 51 per cento (così come viene definito) comporterebbe tuttavia il crollo del valore dei bitcoin. In altre parole, i miner all'attacco della rete attaccherebbero anche il valore degli stessi asset sottratti, nonché degli asset già in loro possesso. Per acquisire il 30 per cento della rete, i malintenzionati sarebbero stati inoltre costretti a minare blocchi precedenti e avrebbero pertanto un interesse a mantenere il libro mastro intatto e integro.

Cyber-furto di criptomoneta

Sebbene la configurazione distribuita della blockchain difenda l'architettura dagli attacchi informatici diretti, la maggior parte degli utenti bitcoin non interagisce direttamente con la blockchain, ma attraverso degli intermediari. Gli utenti ordinari dipendono perlopiù da scambi online che consentono agli utenti di scambiare moneta legale con bitcoin e portafogli digitali che agevolano i pagamenti. Entrambi gli elementi dell'ecosistema bitcoin sono stati soggetti a cyber-attacchi di alto profilo. Nel mese di agosto 2016, alcuni hacker hanno sottratto 119 756 bitcoin, per un valore di USD 82 milioni a inizio novembre, in deposito presso la piattaforma Bitfinex.

In termini di puro spettacolo, nulla batte l'implosione di Mt. Gox, che un tempo era la principale piattaforma di compravendita di bitcoin. Nel 2014 la piattaforma ha presentato istanza di fallimento, dichiarando il furto di 850 000 bitcoin ad opera di alcuni hacker, per un valore di circa USD 590 milioni a metà novembre. Soltanto il 24 per cento di questa somma è stato recuperato e le autorità giudiziarie giapponesi hanno accusato l'ex CEO Mark Karpeles di appropriazione indebita. Dal momento dell'incidente molteplici resoconti dettagliati hanno riferito prassi di gestione non ortodosse in essere presso la società.

In breve: la tecnologia blockchain è relativamente sicura, così come il trading in bitcoin, almeno in assenza di malintenzionati. Soltanto quando entrano in gioco altri soggetti le cose iniziano a complicarsi. Ma questo vale per qualsiasi cosa.