Tassi d'interesse: rialzi svantaggiosi per il vostro patrimonio?
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Tassi d'interesse: rialzi svantaggiosi per il vostro patrimonio?

L'ossessione dei mercati finanziari per le variazioni dei tassi d'interesse è fuori luogo?

Sino alla fine dello scorso anno, nella propria vita lavorativa nessun professionista d'investimento statunitense o britannico ventenne (e soltanto pochissimi giovani trentenni) aveva mai assistito a un aumento dei tassi d'interesse sul mercato nazionale di riferimento. Tutto questo è cambiato il 16 dicembre 2015, quando la Federal Reserve statunitense ha finalmente innalzato i tassi d'interesse, invertendo una tendenza che dominava i mercati finanziari da quasi un decennio. 

Cionondimeno, sebbene questa mossa fosse ampiamente attesa per entità e tempistica, nelle settimane successive i mercati che in precedenza avevano dato dimostrazione di una tenuta sorprendente sono andati incontro a un periodo di forti flessioni e di volatilità. Poiché gli operatori di mercato non avevano avuto a che fare con tassi in aumento per un periodo considerevole, il livello di incertezza degli investitori non è stato forse del tutto sorprendente. 

Tuttavia, in una prospettiva storica, l'ossessione del mercato finanziario sull'andamento dei tassi d'intesse è dettata dal loro impatto sui rendimenti azionari e obbligazionari? E, in questo caso, in che modo le diverse classi di attività si comportano durante i cicli di aumento e riduzione dei tassi? Inoltre, quali lezioni di politica monetaria possono essere apprese dall'analisi storica delle riprese successive alle tre grandi crisi del capitalismo durante gli anni '90 del 19° secolo, gli anni '30 del 20° secolo e dal 2008-09?

Credit Suisse Global Investment Returns Yearbook 2016

Per dare una risposta a queste domande, una recente analisi condotta da Credit Suisse Research Institute nonché da Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton della London Business School analizza i dati di 21 paesi a partire dal 1900. E il risultato di questo lavoro è la pubblicazione congiunta del Global Investment Returns Yearbook 2016. 

Stefano Natella, responsabile Research di Global Markets presso Credit Suisse, ha affermato: "Lo scopo dell'Investment Returns Yearbook è sempre quello di fornire una prospettiva storica unica con cui passare in rassegna le questioni d'investimento contingenti. In considerazione del fatto che il dibattito sulla direzione del ciclo dei tassi d'interesse è al momento particolarmente acceso, il contenuto dell'edizione di quest'anno dello Yearbook contribuisce ancora una volta a riflettere su un argomento di assoluta priorità per gli investitori". 

Principali constatazioni: rialzi svantaggiosi per il vostro patrimonio?

Sulla scorta di oltre un secolo di dati sull'andamento dei tassi d'interesse negli USA e di 85 anni per il Regno Unito, appare evidente che gli impatti prodotti sui mercati finanziari nel giorno stesso dell'annuncio di una variazione dei tassi d'interesse sono generalmente modesti, soprattutto laddove tali mosse di politica monetaria siano state ampiamente anticipate. Cionondimeno, gli aumenti dei tassi costituiscono in media notizie negative per gli investitori in azioni e obbligazioni. Come riscontrato dagli autori dello studio, i rendimenti azionari e obbligazionari tendono a essere più elevati nell'anno seguente a una riduzione dei tassi rispetto all'anno successivo a un loro aumento.

Ma questa evoluzione può essere vista dalla prospettiva opposta, in quanto i prezzi delle attività e la rispettiva volatilità influenzano a loro volta le variazioni dei tassi. È stata riscontrata una chiara tendenza dei mercati azionari in fase rialzista a trainare i tassi d'intesse a breve nella stessa direzione, mentre un brusco calo delle borse può indurre un allentamento monetario. Questo effetto può essere dettato in parte dai timori del mondo della politica circa gli effetti sui patrimoni. Elementi concreti indicano inoltre che le banche centrali tendono a rimandare gli aumenti dei tassi quando la volatilità è elevata. 

Seguire i cicli per il bene del vostro patrimonio

Il rapporto ha individuato differenze marcate e statisticamente significative nei rendimenti azionari e obbligazionari tra i periodi seguenti ad aumenti dei tassi d'interesse e periodi successivi a un loro taglio. Negli USA, i rendimenti azionari reali annualizzati sono stati pari a un modesto 2,3 per cento durante i cicli di irrigidimento monetario e del 9,3 per cento nei periodi di allentamento. Allo stesso modo, i rendimenti obbligazionari reali sono stati dello 0,3 per cento nei cicli di aumento e del 3,6 per cento in quelli di allentamento. Alla luce di questi elementi e della tendenza generale verso tassi d'interesse in aumento, come evidenziato dalla mossa della Federal Reserve a dicembre 2015, nel futuro prossimo gli investitori dovrebbero attendersi rendimenti relativamente più esigui per le obbligazioni.

Quando le obbligazioni non sono più obbligazioni

I rendimenti obbligazionari nei principali paesi sviluppati sono stati su livelli tanto bassi quanto quelli attuali soltanto in due occasioni, e in entrambe sempre dopo una grave crisi finanziaria. Adesso che la Federal Reserve ha imboccato un trend di rialzo dei tassi, è opportuno passare nuovamente in rassegna le tre grandi crisi del capitalismo, in particolare quelle degli anni '90 del 19° secolo, degli anni '30 del 20° secolo e del periodo 2008-09 per ricavarne eventuali informazioni utili per l'attualità. 

Come prevedibile, durante i periodi di grave stress sistemico gli approcci e le scelte del mondo politico esercitano un'influenza concreta.  La storia suggerisce che oggi il rischio di un errore di politica monetaria come quello del 1937 è del tutto concreto, e che non dovremo probabilmente attenderci un classico ciclo di rialzi.  Inoltre, durante i periodi di ripresa la fragilità sistemica tende a persistere, il che significa che i rendimenti obbligazionari evidenziano un trend al ribasso nei primi 7-10 anni di ripresa prima che inizi una lunga fase di mercato ribassista. 

Jonathan Wilmot, Managing Director di Credit Suisse, ha affermato: "In prospettiva futura, ritengo che una buona ipotesi di lavoro sia quella di rendimenti reali pari a zero per le obbligazioni dei mercati sviluppati e del 4–6 per cento per le azioni. Ciò significa che il rendimento reale per un tipico portafoglio misto di obbligazioni e azioni sarà dell'1-3 per cento annuo, in netto calo rispetto al 10 per cento annuo circa degli ultimi sette anni. Un simile scenario è negativo per la generazione del "baby boom" che sta progressivamente andando in pensione, e costituirà una sfida di portata strutturale per il settore della gestione dei fondi, in quanto gli approcci d'investimento finora efficaci faticano a soddisfare le esigenze degli investitori". 

2016 Sourcebook

Pubblicato anch'esso in data odierna, il Global Investment Returns Sourcebook di Credit Suisse copre ben 26 paesi ed esamina i rischi di lungo periodo nonché gli estremi storici della performance d'investimento. Il Sourcebook documenta i rendimenti globali a lungo e a più breve termine per gli investimenti in azioni e obbligazioni, e presenta in modo dettagliato il set di dati di 116 anni alla base dello Yearbook.