Prospettive incerte e rischi globali in aumento
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Prospettive incerte e rischi globali in aumento

Il referendum nel Regno Unito e la probabilità di un rallentamento della congiuntura britannica hanno accresciuto i rischi di decelerazione delle altre economie europee. Prevediamo un orientamento ancora più espansivo della politica monetaria globale che limiterà lo spazio di manovra della Fed per aumentare i tassi, nonostante i solidi dati macroeconomici USA. 

Dopo il referendum sulla Brexit, le prospettive a breve-medio termine del Regno Unito e di molti paesi della UE, ma anche di alcuni importanti Stati al di fuori di essa sono molto più incerte. Le aspettative di crescita hanno dovuto essere riviste al ribasso, riducendo anche le previsioni dell'inflazione (core) e determinando un orientamento ancora più espansivo della politica monetaria.

Pesante rallentamento in vista per l'economia britannica

Prevediamo un significativo rallentamento dell'economia nel Regno Unito, sebbene la portata esatta sia ancora incerta. Inoltre, a seconda della velocità e della gravità del peggioramento dei dati congiunturali, la Banca d'Inghilterra potrebbe decidere di allentare ulteriormente la politica monetaria operando tagli dei tassi e forse riprendere gli acquisti di attività sospesi da quasi quattro anni.

Impatto sull'eurozona

Per l'area dell'euro il referendum e il rallentamento economico nel Regno Unito comportano maggiori rischi di peggioramento delle prospettive economiche, ma nel 2016 e nel 2017 prevediamo comunque tassi di crescita superiori all'1 per cento. Ora è più probabile che a settembre la Banca centrale europea proroghi di almeno sei mesi il suo programma di acquisto di attività che potrebbe richiedere anche l'adeguamento di alcuni importanti parametri per acquisire la necessaria flessibilità. La prossima fase di incertezza politica potrebbe essere imminente, visto che ad ottobre in Italia si terrà il referendum costituzionale. Se la riforma sarà bocciata – nel qual caso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato la sua volontà di dimettersi e indire nuove elezioni – stando agli ultimi sondaggi, il Movimento Cinque Stelle, euroscettico e contrario all'euro, ha tutte le carte in regola per diventare il primo partito in Parlamento.

Fed alla finestra

Una flessione della crescita europea e un ulteriore allentamento della politica monetaria significano che probabilmente la Federal Reserve dovrà assumere un atteggiamento attendista, benché i rischi di calo della crescita statunitense e di inflazione appaiano molto meno pronunciati rispetto all'area dell'euro. I recenti dati sull'occupazione pubblicati a giugno hanno infatti confermato la solidità dell'economia USA. Per quanto riguarda le nostre previsioni, abbiamo rimandato a dicembre di quest'anno il prossimo aumento dei tassi, ma riconosciamo che questo nuovo scenario di base è ancora molto in dubbio.

Economia mondiale ancora vulnerabile, rischi di ulteriore rallentamento

Ancora una volta i paesi avanzati rischiano di affrontare una crisi economica e un clima di sempre maggiore incertezza in un momento in cui la crescita in generale è ancora modesta. Stando agli indici dei direttori agli acquisti (PMI), a giugno l'attività manifatturiera mondiale ha continuato ad aumentare a un ritmo più lento, anche prima dell'esito del referendum britannico. Non si può tuttavia escludere una pesante battuta d'arresto nel mese di luglio. Nella seconda metà del 2016 prevediamo pertanto una crescita ancora a rilento dell'economia globale, con un rischio di rallentamento, soprattutto nel caso delle grandi economie come la Cina, dove, dopo la recente ripresa, intravediamo all'orizzonte un ulteriore peggioramento.

Probabile recessione negli USA?

Un tema ricorrente in un contesto di bassa crescita è il rischio di recessione negli Stati Uniti: ci si interroga infatti sulla probabilità che sia già cominciata o che si verifichi nei prossimi trimestri. I recenti dati economici USA indicano un calo della produzione industriale che in prospettiva storica in genere si registra nei periodi di recessione. Tuttavia, la produzione manifatturiera non ha ancora evidenziato un calo del genere, mentre il commercio al dettaglio e l'occupazione continuano ad aumentare. Ciò indica che, almeno per il momento, l'economia statunitense è lungi dall'essere entrata in recessione.

Per quanto riguarda la probabilità di una recessione nei prossimi trimestri, Glenn D. Rudebusch (2016) della Federal Reserve Bank of San Francisco ha dimostrato che non vi sono prove sufficienti per affermare, come viene fatto di frequente, che i periodi di ripresa sono inevitabilmente destinati a morire "di vecchiaia".  Giacché la fase di espansione in atto è iniziata a luglio 2009, quindi 85 mesi fa, secondo il suo modello, la probabilità che si concluda il mese prossimo è del 2,6 per cento circa, un dato che, se cumulato, si traduce in una probabilità di poco più del 25 per cento di una nuova recessione dell'economia statunitense nel prossimo anno.

Mercati finanziari in apprensione

Un modello messo a punto dalla Federal Reserve Bank of New York che utilizza la curva dei rendimenti come indicatore di recessione attualmente segnala un rischio di recessione il prossimo anno dell'8 per cento circa, un dato molto più elevato del 2,2 per cento indicato dal modello appena un anno fa. Tuttavia, a dodici mesi di distanza dalla Grande Recessione iniziata a dicembre 2007, il modello segnalava già una probabilità di recessione del 20 per cento entro l'anno successivo. Di conseguenza, il rischio di recessione è aumentato rispetto a un anno fa, ma resta ancora a livelli relativamente bassi.

In questo contesto, è importante ricordare anche che i bassi tassi d'interesse a lungo termine sono uno stimolo per l'economia e favoriscono la prosecuzione della fase di espansione. Inoltre, ora che, a quanto pare, i prezzi dell'energia si sono stabilizzati, il principale impatto negativo del settore energetico sull'attività manifatturiera USA potrebbe già essere un ricordo del passato. Altre componenti della domanda interna appaiono piuttosto robuste, in particolare i consumi privati e gli investimenti residenziali. Pertanto, prevediamo tuttora una crescita dell'economia statunitense di circa l'1,8 per cento su base annua nel 2016 e del 2,0 per cento su base annua nel 2017.