Crescita mondiale: rallentamento momentaneo o duraturo? 

Sono ormai passati sette anni da quando la crisi finanziaria ha sconvolto l'economia mondiale, ma la crescita globale non è ancora tornata ai livelli precedenti il 2008. Vi sono buone ragioni di ritenere che non sia solo un fenomeno passeggero.

Sette anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria mondiale, le economie dei paesi sviluppati, nonostante una lieve accelerazione registrata dal 2012 in poi, non sono ancora assolutamente tornate ai livelli precedenti il 2008. Nel frattempo, nei mercati emergenti la crescita sembra essersi ulteriormente ridimensionata. Questo periodo prolungato di debole espansione ha alimentato un acceso dibattito: ci si chiede infatti se il rallentamento sia una conseguenza temporanea della crisi finanziaria o se in realtà il calo della crescita globale sia dovuto al protrarsi delle tendenze a lungo termine già in atto prima della crisi finanziaria. La discussione sulla crescita si è fatta più animata dopo che Larry Summers, ex Segretario al Tesoro USA nonché professore di economia alla Harvard University, ha rinverdito il concetto di "stagnazione secolare," termine coniato durante la Grande Depressione degli anni Trenta.

Nuova stagnazione secolare?

In linea di massima, le cause della stagnazione secolare possono essere due. La prima, come ha sostenuto Larry Summers nel novembre 2013, è che l'economia risente di una diminuzione semi-permanente della domanda aggregata e, più specificatamente, di una spesa per investimenti insufficiente a far funzionare di nuovo il motore dell'economia a pieno regime. La seconda è che la minore crescita a lungo termine deriva dal calo dell'offerta, ossia da un andamento sfavorevole sia dei fattori produttivi del lavoro e del capitale sia della produttività.

Crescita frenata dallo sviluppo demografico

Lo sviluppo demografico è destinato a svolgere un ruolo centrale nell'evoluzione della crescita economica e contribuisce già al rallentamento di quest'ultima. L'invecchiamento della popolazione può frenare la produzione di ricchezza in diversi modi. Il più diretto è attraverso l'offerta di lavoro. Dopo aver praticamente raggiunto il punto massimo, ora nei paesi sviluppati la percentuale della popolazione in età lavorativa è in calo. Attualmente il primato spetta a Giappone, Germania e Europa meridionale, ma presto anche i mercati emergenti saranno alle prese con i problemi demografici. Il calo sarà particolarmente pronunciato in Cina, che risente già degli effetti della politica del figlio unico in vigore dal 1979, mentre paesi come India, Indonesia e Messico rimarranno in una traiettoria più favorevole, ma comunque decrescente. Solo nei paesi africani, ad eccezione del Sudafrica, si dovrebbe continuare a registrare uno sviluppo demografico sostenuto, a fronte di un costante incremento della popolazione in età lavorativa.

Tassi d'interesse bassi a causa dell'invecchiamento della popolazione

Gli ostacoli costituiti dall'invecchiamento della popolazione e da una riduzione della forza lavoro probabilmente comporteranno anche un calo della domanda d'investimenti. Se la debolezza degli investimenti post-crisi è essenzialmente più ciclica che strutturale, in linea con un ritmo della ripresa complessiva inferiore alla media, negli anni a venire le tendenze demografiche rischiano di provocare una diminuzione degli investimenti più duratura. Da un lato, il rallentamento dell'aumento della popolazione può provocare una riduzione della domanda di beni e servizi. D'altro canto, dal momento che le aziende hanno bisogno di una determinata dotazione di capitale per lavoratore per unità prodotta, il calo della popolazione in età lavorativa si traduce in una contrazione del prodotto marginale di capitale, che a sua volta disincentiva l'imprenditore a investire in dotazione di capitale. Le economie con la popolazione più anziana possono pertanto andare incontro a una flessione degli investimenti. Di conseguenza, i tassi d'interesse dovrebbero mantenersi su livelli bassi giacché l'invecchiamento della popolazione favorirà la tendenza al risparmio. In effetti, stando a dati empirici recenti, l'invecchiamento della popolazione non determina una riduzione del risparmio. Al contrario, gli anziani sono grandi risparmiatori, poiché devono affrontare la longevità e pertanto alimentano notevolmente la domanda di investimenti finanziari e in particolare di quelle attività che rappresentano un porto sicuro. Questo trend è rafforzato dal fatto che nei paesi emergenti il numero di risparmiatori di alto profilo non ha ancora raggiunto il punto massimo.

Produttività fondamentale ai fini dello sviluppo futuro

Poiché, in generale, la possibilità di aumentare la forza lavoro con altri mezzi (ossia promuovendo i livelli occupazionali tra donne e anziani o innalzando l'età di pensionamento) è limitata, nonostante notevoli differenze tra paesi, la produttività diventa un fattore di cruciale importanza ai fini della crescita futura. Recenti esperienze dimostrano tuttavia che la crescita della produttività è in calo sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti. Al di là della prolungata debolezza degli investimenti di carattere ciclico, che ha penalizzato l'aumento della produttività, ultimamente si è discusso molto di una presunta stagnazione del progresso tecnologico. Alcuni economisti ritengono che la tecnologia possa contribuire a rallentare piuttosto che ad accelerare la crescita e che non cambierà il mondo, come invece è avvenuto in passato per l'elettricità o il telefono. Altri sono più ottimisti riguardo la capacità della tecnologia di continuare ad alimentare in futuro l'aumento della produttività.

Produttività penalizzata dalla scarsa efficienza

Probabilmente il recente calo della crescita della produttività persisterà per qualche tempo, ma a nostro avviso ciò non è dovuto a un insolito rallentamento del progresso tecnologico. Siamo invece convinti che la debole crescita della produttività riscontrata sia ascrivibile a problemi di efficienza che frenano l'introduzione e la diffusione delle nuove tecnologie. L'efficienza con cui lavoro e capitale sono abbinati nel processo di produzione in parte dipende dal fatto che le aziende possono operare in un contesto istituzionale, normativo e legale in grado di promuovere la concorrenza, consentire di evitare gli oneri amministrativi superflui, offrire un'infrastruttura moderna e favorire l'accesso al capitale. A causa della crisi finanziaria, la dinamica di mercato si è notevolmente indebolita, penalizzando l'aumento della produttività.

Crescita mondiale trainata dai mercati emergenti

Il costante aumento della produttività assume sempre maggiore importanza anche per la crescita dei mercati emergenti. Giacché sta venendo meno il sostegno del lavoro come fattore di produzione e una diminuzione dell'accumulo di capitale appare probabile, queste economie dovranno migliorare l'aumento della produttività, sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, un comparto in rapida espansione, in base alla particolare dinamica di sviluppo. Assicurare una produttività più elevata e una maggiore efficienza sarà essenziale per le prospettive di crescita dei mercati emergenti. E giacché questi ultimi oggi rappresentano una quota dell'economia globale molto più ampia rispetto ad alcuni decenni fa, il passaggio, se andrà a buon fine, si rivelerà fondamentale anche per il futuro della crescita mondiale.