Barometro Europa: accordi bilaterali ampiamente sostenuti
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Barometro Europa: accordi bilaterali ampiamente sostenuti

Gli accordi bilaterali continuano a godere di un ampio sostegno. Qualora tuttavia l'accesso al mercato europeo dovesse farsi difficoltoso, la maggioranza degli elettori ritiene che la Svizzera potrebbe compensare questa perdita incrementando gli scambi commerciali con grandi paesi terzi.

Per la regolamentazione dei rapporti tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) una netta maggioranza degli elettori svizzeri continua a privilegiare la prosecuzione degli accordi bilaterali rispetto alle altre possibilità ventilate. Sebbene i dettagli dell'articolazione di tali relazioni siano dibattuti, l'elettorato lascia chiaramente intendere di considerarle importanti e auspica una stabilità. A questa conclusione giunge il secondo Barometro Europa di Credit Suisse, un sondaggio rappresentativo condotto dall'istituto di ricerca gfs.bern su incarico di Credit Suisse e in collaborazione con l'Europa Forum Lucerna. I risultati formano parte integrante del Barometro delle apprensioni 2018, la cui pubblicazione è prevista per il 6 dicembre 2018.

Alla domanda su come deve essere il futuro rapporto tra Svizzera e UE, il 65 per cento degli elettori svizzeri indica in prima istanza il mantenimento dei bilaterali. Un vistoso rialzo rispetto all'anno precedente – nel 2017 il 48 per cento si era espresso in prima battuta per la prosecuzione degli accordi bilaterali. Al tempo stesso solo il 13 per cento degli intervistati vorrebbe disdire come priorità assoluta i trattati, il che corrisponde a una diminuzione di 8 punti percentuali negli ultimi 12 mesi. Un'analoga percentuale si dichiara favorevole in prima istanza a un'adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo (SEE). Ciò che nel 1992 era stato respinto di misura viene oggi auspicato prioritariamente ancora dal 13 per cento. Se sommiamo la quota di elettori che in seconda battuta riescono a immaginare un'adesione al SEE, la quota sale di 29 punti percentuali al 42 per cento. Non avrebbe invece nessuna possibilità un'adesione all'UE, appoggiata soltanto dal 3 per cento degli interpellati.

Grande importanza della via bilaterale

Complessivamente, l'82 per cento dell'elettorato giudica gli accordi bilaterali siglati dalla Svizzera con l'UE "molto importanti" (34 per cento) o "piuttosto importanti" (48 per cento). L'importanza dei bilaterali è incontestata anche nelle regioni linguistiche (oltre l'80 per cento molto/piuttosto d'accordo). Ciò malgrado, con l'11 per cento nella Svizzera italiana la quota di persone che ritiene molto importanti gli accordi è più contenuta rispetto al resto della Svizzera (Svizzera tedesca: 36%; Svizzera francese: 31%). Lukas Golder, codirettore dell'istituto di ricerca gfs.bern, afferma: "Contrariamente a quanto sostenuto dai rispettivi schieramenti politici, gli elettori sono inoltre concordi, al di là delle appartenenze di partito, sull'importanza rivestita dagli accordi bilaterali. Peraltro anche tra gli elettori dell'UDC una solida maggioranza del 77 per cento è dell'avviso che gli accordi bilaterali con l'UE siano prioritari."

Valutazione ambivalente dell'UE

Tuttavia, nella valutazione complessiva dell'UE la Svizzera si presenta divisa. All'incirca un terzo degli interpellati intravede nell'unione di Stati un progetto di pace unificante (36%). Sul lato opposto, il 44 per cento degli intervistati percepisce l'UE come un progetto burocratico che conduce a divisioni. Circa una persona su cinque in Svizzera (18%) non sa bene cosa pensare esattamente dell'UE. Secondo Christof Wicki, Direttore dell'Europa Forum Lucerna, è verosimile che gli eventi più diversi che si sono prodotti negli ultimi tempi abbiano contribuito alla posizione, nell'insieme piuttosto critica, nei confronti dell'UE: "Tentativi di scissione come in Gran Bretagna o la manifesta mancanza di capacità, spirito di consenso e volontà di raggiungere un accordo per una collaborazione proficua come ad esempio nella crisi dei rifugiati, nuocciono all'immagine dell'UE. È presumibile che questo sviluppo abbia lasciato il segno nella percezione pubblica del popolo svizzero", afferma Wicki.

Un elettorato consapevole

I risultati del barometro Europa indicano inoltre che nell'eventualità di un peggioramento dei rapporti commerciali con l'UE, gli svizzeri rimangono ottimisti. Nell'insieme, il 16 per cento dell'elettorato è dell'opinione che un incremento degli scambi commerciali con paesi terzi come gli Stati Uniti o la Cina possa comunque compensare la perdita imputabile a una diminuzione del volume delle transazioni commerciali. Un altro 38 per cento degli intervistati è incline a condividere questa valutazione, mentre il 39 per cento è dell'avviso che questa sostituzione sia inverosimile o decisamente impossibile. Manuel Rybach, responsabile Public Affairs & Policy di Credit Suisse: "L'UE è di gran lunga il principale partner commerciale della Svizzera. Nel 2017, circa la metà di tutte le esportazioni svizzere di merci è stata assorbita dalla vicina Europa. A confronto, la quota delle esportazioni verso gli Stati Uniti con il 15 per cento e quella destinata alla Cina con il 5 per cento risultano sensibilmente più modeste. Un peggioramento delle relazioni commerciali con l'UE avrebbe quindi pesanti ricadute per l'economia d'esportazione rossocrociata."

Sostituzione delle relazioni commerciali

Voti insufficienti per la politica

Se il popolo svizzero dovesse assegnare un voto ai suoi politici per come essi gli spiegano la politica europea, il giudizio sarebbe in media poco sotto la sufficienza (voto 3,9). Un terzo degli interpellati assegna un 3,5 o meno ancora, il 54 per cento un voto che oscilla tra il 4 e il 5, e solo il 6 per cento esprime un giudizio da ottimo a eccellente (da 5,5 a 6). La valutazione è pressoché identica se si chiede agli intervistati quale considerazione nutre la classe politica per i desideri della popolazione (voto medio 3,9). Nel complesso, il 34 per cento assegna un voto insufficiente, esprimendo di fatto la convinzione che il mondo politico non considera abbastanza seriamente il popolo svizzero quando si tratta di questioni di politica europea. Il 54 per cento assegna voti discreti e il 7 per cento giudica ottima o persino eccellente la performance della politica su questo punto.

Forte senso di appartenenza nazionale

Tra le cittadine e i cittadini svizzeri è tuttora diffuso un forte senso di appartenenza nazionale. Alla domanda sull'unità geografica verso la quale le cittadine e i cittadini sentono in prima e in seconda battuta la propria appartenenza, il 53 per cento ha indicato la Svizzera, segue a ruota il cantone di domicilio (48 per cento), che con un incremento di 7 punti percentuali subentra alla regione linguistica (32 per cento) in seconda posizione. Rispetto all'anno precedente quest'ultima ha perso 22 punti percentuali e nel 2018 si colloca persino alle spalle del comune di domicilio (34 per cento) in quarta posizione. Un senso di appartenenza europeo non è pronunciato in Svizzera. Soltanto il 17 per cento percepisce in prima o in seconda istanza la propria appartenenza all'Europa. Lukas Golder di gfs.bern precisa al riguardo: "Per gli svizzeri l'UE rimane in primis un progetto economico inteso a garantire al paese e alla sua economia l'accesso al mercato interno dell'UE. Per converso, all'idealismo politico è accreditata minore importanza."