Sondaggio sui rapporti tra Svizzera ed Europa: crescenti contraddizioni nella popolazione svizzera
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Sondaggio sui rapporti tra Svizzera ed Europa: crescenti contraddizioni nella popolazione svizzera

Sebbene la libera circolazione delle persone abbia molti detrattori nella popolazione svizzera e il desiderio della reintroduzione di contingenti sia in aumento, gli elettori appoggiano chiaramente gli accordi bilaterali. Il consenso è tuttavia in calo e una possibile adesione allo SEE si configura per la prima volta come un'alternativa in grado di raccogliere la maggioranza dei consensi. È quanto emerge dal primo Barometro Europa di Credit Suisse, un sondaggio rappresentativo condotto da gfs.bern su incarico di Credit Suisse e in collaborazione con l'Europa Forum Lucerna.

La prosecuzione degli accordi bilaterali rimane per la maggior parte degli elettori svizzeri la via maestra per la regolamentazione dei rapporti tra la Svizzera e l'Unione europea (UE). A questa conclusione giunge il primo Barometro Europa di Credit Suisse, un sondaggio rappresentativo condotto dall'istituto di ricerca gfs.bern su incarico di Credit Suisse e in collaborazione con l'Europa Forum Lucerna. I risultati costituiscono parte integrante del Barometro delle apprensioni 2017, la cui pubblicazione è prevista per il 5 dicembre 2017.

Alla domanda su quale rapporto desiderano gli elettori svizzeri con l'UE, il 60 per cento indica come prima o seconda priorità la prosecuzione degli accordi bilaterali. Rispetto all'anno scorso, il consenso a riguardo è tuttavia nettamente diminuito – nel 2016 i bilaterali erano infatti appoggiati ancora dall'81 per cento degli intervistati. Al contempo, il 28 per cento vorrebbe disdire gli accordi, con un aumento del 9 per cento rispetto all'anno precedente. Inoltre, l'adesione allo Spazio Economico Europeo nel 2017 si configura per la prima volta come un'alternativa in grado di raccogliere la maggioranza dei consensi rispetto agli accordi bilaterali. Non avrebbe invece nessuna possibilità un'adesione all'UE, appoggiata soltanto dal 21 per cento degli interpellati. Lukas Golder, codirettore dell'istituto di ricerca gfs.bern, afferma: "Proprio nelle fasi in cui i bilaterali erano sotto forte pressione, come durante il dibattito ad alta intensità mediatica sull'attuazione dell'Iniziativa contro l'immigrazione di massa nel 2016, le cittadine e i cittadini svizzeri hanno dato prova di sostenere in massa gli accordi. L'attuale consenso nei confronti dei bilaterali è in linea con quello degli anni 2014 e 2015. L'arretramento di quest'anno può quindi essere considerato come il ritorno a un metro di giudizio obiettivo".

La Svizzera e l'UE - Definizione del rapporto futuro

Auspici contraddittori nel rapporto con l'UE

Il fatto che le aspettative della popolazione svizzera in relazione al rapporto con l'UE siano attualmente contraddittorie è messo in evidenza anche da uno sguardo alla graduatoria degli obiettivi politici ritenuti molto importanti o piuttosto importanti. Sebbene una netta maggioranza sia favorevole al controllo dell'immigrazione mediante la reintroduzione dei contingenti (79 per cento), un numero ancora più elevato di persone (85 per cento) desidera un libero accesso ai mercati esteri.

Con ben il 97 per cento dei consensi, la promozione dell'istruzione è di gran lunga l'obiettivo politico più importante agli occhi degli svizzeri. Anche la riduzione delle emissioni di gas serra (84 per cento) e l'azione di contrasto alla disoccupazione giovanile (82 per cento) sono considerati fattori estremamente importanti.

I cinque obiettivi politici più importanti nel 2017

Approccio ambivalente nei confronti della libera circolazione delle persone e della relativa limitazione

Sebbene la maggior parte degli aventi diritto di voto sia ancora a favore di una soluzione bilaterale con l'UE, la libera circolazione delle persone come componente integrante di tali accordi riscuote un'accoglienza soltanto tiepida tra la popolazione svizzera. Ciò appare evidente dall'elevato consenso per quanto concerne un controllo dell'immigrazione mediante la reintroduzione dei contingenti. Inoltre, il 78 per cento degli intervistati ritiene che l'identità svizzera sia messa in pericolo dai problemi con l'UE, nel cui novero rientrano anche le trattative sulla libera circolazione delle persone. L'immigrazione stessa è percepita dal 77 per cento della popolazione come un pericolo per l'identità elvetica.

Per gli svizzeri le conseguenze di una limitazione dei flussi migratori appaiono invece stimabili soltanto con difficoltà. Mentre nel complesso il 49 per cento degli intervistati si attende ripercussioni negative da una limitazione dell'immigrazione e il 43 per cento stima invece effetti positivi per l'economia svizzera, si delinea un quadro più equilibrato per quanto concerne le conseguenze attese da un contenimento dei flussi migratori sull'economia: il 48 per cento si attende infatti effetti positivi sulla società, mentre il 47 per cento prevede effetti negativi. "La ripartizione pressoché equanime dei due schieramenti segnala che l'opinione dei cittadini svizzeri sulla questione non è consolidata in modo definitivo", constata Lukas Golder.

Ripercussioni economiche e sociali della limitazione dell'immigrazione

Forte senso di appartenenza alla Svizzera

I risultati del Barometro Europa indicano altresì che tra le cittadine e i cittadini svizzeri è diffuso un forte senso di appartenenza nazionale. Alla domanda sull'unità geografica verso la quale le cittadine e i cittadini sentono in prima e in seconda battuta la propria appartenenza, il 56 per cento ha indicato la Svizzera, tallonata a brevissima distanza dalla propria regione linguistica (55 per cento). Seguono poi con un certo distacco il cantone di domicilio (41 per cento) e il comune di domicilio (25 per cento). Latita invece un senso di appartenenza europeo: soltanto l'11 per cento percepisce in prima o in seconda istanza la propria appartenenza all'Europa. Lukas Golder di gfs.bern precisa a riguardo: "Il legame degli svizzeri con l'Europa non è di tipo emozionale, bensì soprattutto di natura pragmatico-economica".