CIO Video Aprile 2015

Ovunque si volga lo sguardo, le prospettive dell'economia mondiale sembrano sempre più fosche: i dati economici eterogenei negli USA, la questione irrisolta del debito greco, il cambiamento della politica monetaria aggressiva messo in atto dalla Cina. Quali sono gli effetti sugli investimenti? Una questione che vorrei discutere con Michael Strobaek, Global CIO del Credit Suisse.

Dominique Franz: Signor Strobaek, la ripresa dell'economia mondiale è tuttora in corso?

Michael Strobaek:

  • Sì, lo crediamo. Ci sono sempre dei motivi per porsi degli interrogativi, ma procediamo con ordine.
  • Gli Stati Uniti guidano la crescita dell'economia mondiale. Vediamo i primi segnali positivi di una crescita sempre più sostenibile in America. Come mai? Perché di recente abbiamo assistito a un aumento dei salari da parte delle grandi aziende.
  • È un chiaro segnale che la ripresa è in corso ed è sostenibile. La fiducia dei consumatori americani è altrettanto elevata e anche questo è un segnale positivo.
  • In Asia, e soprattutto in Cina, le cifre di crescita continuano ad essere più significative rispetto all'Occidente. Recentemente, però, la Cina ha compiuto un passo importante verso l'allentamento della politica monetaria.
  • Ha ridotto il cosiddetto tasso di riserva obbligatoria, più di quanto non sia stato fatto addirittura prima della crisi finanziaria del 2007. La Cina, dunque, ha allentato le condizioni di politica monetaria e questo supporterà notevolmente la crescita.
  • Anche qui in Europa è in corso un ammorbidimento della politica monetaria della BCE. L'economia verrà sostenuta ancora per molti mesi, ma c'è sempre la Grecia che rappresenta un problema, crea insicurezza.
  • Siamo convinti che, da bravi europei, sia i politici greci che quelli dell'UE sapranno trovare una soluzione, affinché la Grecia non debba uscire dall'Eurozona e non rappresenti un rischio marcato per l'economia e per i mercati.
  • Vedremo cosa succederà nei mesi estivi. Il quadro generale presenta qualche incertezza, ma nel complesso è positivo.

Gettiamo ora uno sguardo alla categoria delle azioni. All'ultima riunione del Comitato degli investimenti è stata confermata la ponderazione neutrale. Ci sono cambiamenti o aggiornamenti a livello regionale?

  • Sì, ma prima vorrei dire qualcosa in merito alla nostra ponderazione neutrale delle azioni come categoria d'investimento: anche se le azioni sono un po' costose, riteniamo che siano supportate dalla ripresa economica mondiale e dagli utili che abbiamo constatato.
  • Lo scorso anno siamo passati da una sovraponderazione a una ponderazione neutrale, poiché abbiamo riscontrato delle incertezze sul prezzo del petrolio e sulla politica della banca centrale americana. Non abbiamo trovato un motivo valido per sovraponderare le azioni. Ma siamo sempre all'erta e monitoriamo le sovra- e sottoponderazioni nei rispettivi paesi.
  • Fino a poco tempo fa, ad esempio, in Europa siamo stati sovraponderati, lo siamo tuttora in Giappone e in Australia, mentre negli Stati Uniti siamo sottopesati.
  • Ora abbiamo deciso – sulla base dei nostri indicatori tecnici – di passare in Europa da una sovraponderazione a una ponderazione neutrale. Quest'anno i mercati azionari europei sono stati molto forti e abbiamo potuto approfittarne, per così dire. È andata bene. 
  • Negli Stati Uniti torniamo ora alla ponderazione neutrale. Ci sono dei segnali che le azioni USA potrebbero lentamente riprendersi, soprattutto sul piano tecnico. Optiamo quindi per la ponderazione neutrale. La nostra sovraponderazione più significativa rimane nelle azioni giapponesi.

La situazione online è diversa, poiché è tuttora negativa. Quali titoli potrebbe acquistare un investitore?

  • È possibile acquistare titoli che hanno uno spread positivo oppure titoli di stato, soprattutto i cosiddetti titoli ad alto rendimento o "high yield" negli Stati Uniti. Pensiamo che il rapporto rendimento-rischio sia ancora attraente.
  • Consigliamo perciò agli investitori di acquistare piuttosto dei titoli di stato – soprattutto in paesi "core", quali la Svizzera, la Germania, il Giappone – optando per tali obbligazioni al fine di ottenere rendimenti più elevati.
  • Ultimamente abbiamo deciso l'acquisto dei cosiddetti Inflation Linked Bond: si tratta di obbligazioni indicizzate all'inflazione. Vediamo i primi segnali di aspettative inflazionistiche talmente in ribasso che queste obbligazioni potrebbero diventare allettanti.

Per le materie prime c'è stato un cambiamento, la valutazione è stata negativa. Salta all'occhio che il prezzo del petrolio continua a scendere. Fino a che punto può calare?

  • Crediamo che difficilmente il prezzo del petrolio continuerà a diminuire come ha fatto nei mesi scorsi; ma mettiamo un attimo da parte il petrolio e parliamo delle materie prime.
  • Abbiamo deciso la sottoponderazione della categoria d'investimento delle materie prime. Perché? Soprattutto a causa dei deboli dati economici provenienti della Cina. Negli ultimi 10, 15 anni la Cina è stata uno dei principali driver di mercato delle materie prime ed ora stiamo assistendo al rallentamento dell'economia cinese.
  • Considerato che i prezzi delle materie prime tendono a reagire rapidamente, crediamo che proprio questo succederà nei prossimi mesi. Perciò le abbiamo sottopesate.
  • Ma all'interno delle materie prime vediamo ora profilarsi lentamente la possibilità che il petrolio inizi ad essere più performante delle materie prime e di conseguenza il prezzo del petrolio dovrebbe aver toccato il fondo. Noi del Comitato degli investimenti abbiamo deciso di sovraponderarlo.

La ringrazio, signor Strobaek, per quest'intervista