L'iniziativa cinese Belt and Road. Grandi speranze e timori.
Articoli Recenti

L'iniziativa cinese Belt and Road. Grandi speranze e timori.

Con il più grande progetto infrastrutturale del secolo, la Cina si avvicina economicamente a Europa, Africa e al resto dellíAsia: la «nuova via della seta» potrebbe condurre a una forte ondata di crescita e pertanto suscita molte speranze, ma anche timori.

Tutto il mondo segue pieno di speranza, invidia, timore e profondo rispetto i progressi del più grande progetto infrastrutturale del secolo, il cui nome ufficiale è «Belt and Road Initiative» (BRI). Un'opera visionaria, destinata ad avvicinare le economie di decine di paesi tra Cina ed Europa occidentale.

Solo cinque anni fa, il presidente Xi Jinping ha suggerito di far rivivere l'antica Via della seta. Attraverso questa rete di rotte commerciali, la Cina già nel II secolo a. C. commerciava con l'Impero romano, a oltre 6000 chilometri di distanza. «Vogliamo unire il mondo con valori e idee comuni», ha affermato Jinping. La Cina ha costruito infrastrutture moderne nei paesi sottoalimentati dell'Asia centrale, per collegare l'Europa occidentale alla costa orientale della Cina e dare una nuova prospettiva a chi vive tra i due centri di potere dell'Eurasia.

Trasferimento del potere economico

Finora le autorità della BRI a Pechino hanno ampliato a tal punto la propria sfera di influenza che persino gli esperti riescono a malapena a stabilire dove questa iniziativa inizia e dove finisce. Da un lato c'è l'«Economic Belt» via terra, una cintura economica di decine di migliaia di chilometri di moderni binari che attraversa l'Eurasia e che da sola ha il potere di spostare completamente le dinamiche di potere geopolitico ed economico nei prossimi cinquant'anni.

Dall'altro lato c'è la «Maritime Road», che dovrebbe incrementare il commercio marittimo. Una catena di porti collegherà la costa cinese ad Hanoi, Singapore, Mombasa (Africa orientale), Atene e Venezia. Una rotta su cui si affacciano i dieci porti container più grandi del mondo.

Il 70 per cento della popolazione mondiale

Finora la Cina, attraverso China Development Bank e Silk Road Fund, ha finanziato progetti per un valore di 900 miliardi di dollari. Non è possibile stimare quanto la Cina spenderà in definitiva per la BRI, potrebbero essere 1000 come 8000 miliardi di dollari.

Chi è a favore dell'iniziativa è entusiasta di come la Cina porti altruisticamente progresso e benessere ai paesi meno avanzati. I critici invece, come il segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo e il presidente francese Emmanuel Macron, identificano nella BRI un grave attacco ai valori occidentali, con l'obiettivo di aggirare i rapporti di potere geopolitici, di trasformare il maggior numero di nazioni possibile in stati satellite della Cina e di stabilire il renminbi come valuta di riferimento.

Tuttavia, per comprendere le ragioni cinesi di questa iniziativa, bisogna innanzitutto osservarla da una prospettiva interna al paese. Xi Jinping ha anticipato gli obiettivi per lo sviluppo cinese dei prossimi cinquant'anni. Nel 2021 nessun cinese dovrebbe più vivere in condizioni di povertà.

Inoltre, la Cina negli ultimi trent'anni ha imparato che nulla favorisce uno sviluppo sociale ed economico tanto a lungo quanto le infrastrutture efficaci e moderne. Anche gli economisti di Credit Suisse Research ritengono che l'iniziativa generi un'ondata di crescita e stimano che grazie al progetto infrastrutturale il PIL dei paesi coinvolti nei prossimi cinque anni potrebbe crescere del 4%, ossia di ben 240 miliardi di dollari statunitensi.

Il grande rischio dell'indebitamento

Il Pakistan è il paese con il maggior numero di progetti BRI: ponti, strade, centrali elettriche, porti e ferrovie per 62 miliardi di dollari. Grazie alla Cina, il Pakistan sta vivendo un enorme sviluppo, oltre a una crescita economica che quest'anno raggiungerà il 6 per cento. Tuttavia il debito pubblico è cresciuto di un terzo arrivando al 70 per cento del PNL: secondo il Center for Global Development di Washington, oggi è una delle otto nazioni su cui, a causa dei crediti per la BRI, incombe la minaccia dell'insolvenza, insieme a Mongolia, Sri Lanka, Tagikistan, Kirghizistan, Montenegro, Laos e alle Maldive. Per timore di un indebitamento troppo elevato, la Malesia di recente ha sospeso i progetti per due gasdotti e una rete ferroviaria che avrebbe collegato la costa orientale a quella occidentale.

Christine Lagarde, direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), poco tempo fa ha chiesto alla Cina di non finanziare progetti non necessari e non sostenibili in paesi con un elevato indebitamento.

La scelta dei progetti però risulta spesso difficilmente comprensibile: un'autostrada nel bel mezzo del nulla, che sta spingendo il Montenegro in una crisi del debito; ponti alle Maldive che in pochi decenni saranno sommersi. L'autorità della BRI finora non ha pubblicato delle analisi costi-benefici e non sono neppure stati indetti dei bandi ufficiali. I criteri per la concessione dei crediti sembrerebbero impenetrabili, criticano sovente l'UE e l'ONU. E, come sempre quando si tratta di grandi progetti del valore di miliardi, c'è il rischio di corruzione.

Turbolenze politiche

Il successo della BRI dipende anche dalla capacità della Cina di tenere sotto controllo le turbolenze politiche che essa suscita.

L'India ad esempio si è ritirata da tutti i progetti BRI perché il nuovo corridoio pakistano attraversa una porzione del Kashmir che rivendica come sua. Inoltre è scettica anche verso la decisione presa dal Bangladesh in ottobre di aderire. Particolarmente problematico è un complesso di porti e aeroporti in Sri Lanka. Non riuscendo ad adoperare il credito miliardario della BRI, lo Sri Lanka ha concesso a due aziende statali cinesi il controllo del territorio di Hambantota. L'India teme che possa sorgervi una base militare.

Ironia della storia: proprio la decisione di Donald Trump di fare uscire il governo statunitense dal Partenariato Trans-Pacifico aiuterebbe la Cina ad acquisire una maggiore influenza a livello globale. A febbraio 33 paesi dell'America latina hanno dichiarato che aderiranno alla BRI.

I cinesi promettono che in futuro si ispireranno alle prassi di concessione occidentali e anche di assegnare più incarichi alle aziende locali.

Per la costruzione della tratta ferroviaria da Nairobi a Mombasa ad esempio i cinesi hanno dato lavoro a 25000 kenioti; la società di gestione cinese sta formando decine di macchinisti del luogo.

Se la BRI continua con progetti di questo genere, potrebbe rivelarsi un successo mondiale.