Banche centrali: compiti chiari invece di ricette obsolete

La crisi finanziaria ed economica ha dimostrato che in tempi di crisi le banche centrali hanno bisogno di spazio di manovra per interventi mirati nel ciclo monetario e creditizio. Una separazione chiara della politica monetaria e finanziaria sarebbe un primo passo verso una stabilità a lungo termine.

Le misure radicali adottate dalle banche centrali dopo la crisi finanziaria hanno permesso di evitare una recessione più profonda, se non addirittura una depressione. Ma suscitano anche qualche preoccupazione. La principale riguarda i bilanci di molte banche centrali, che dal collasso di Lehman Brothers nell'autunno 2008 si sono gonfiati a dismisura. Ciò vale anche per la Banca nazionale svizzera (BNS), il cui bilancio è pressoché quintuplicato – prima per le operazioni di salvataggio dell'UBS, poi a causa dei massicci acquisti di divise sulla scia della crisi dell'euro. Con quasi 525 miliardi di franchi (a fine ottobre 2014), il bilancio della BNS raggiunge oggi oltre il 75 per cento del PIL. Si tratta di un record tra i paesi dell'OCSE.

Anche se i dati economici indicano tendenze più deflazionistiche che inflazionistiche, questa evoluzione suscita il timore di una svalutazione incontrollabile della moneta. Si teme poi che gli interventi sui mercati finanziari e l'influenza degli interessi e di altri corsi dei mercati finanziari possano distorcere non solo le decisioni di risparmio e d'investimento del settore privato, ma anche la distribuzione del reddito. Come si devono affrontare questi rischi?

Le regole meccaniche sono fallite

È chiaro che la (re)introduzione di regole meccaniche apparentemente semplici per il comportamento delle banche centrali non è la risposta giusta. Le simpatie nostalgiche per il gold standard, espresse nella respinta iniziativa popolare "Salvate l'oro della Svizzera", non riconoscono che questa limitazione della flessibilità della politica della banca centrale rafforza l'instabilità dell'economia anziché attenuarla, soprattutto in tempi di crisi. Il gold standard ha sempre dovuto essere abbandonato durante le crisi e quando negli anni Venti è stato reintrodotto temporaneamente ha ostacolato molto la ripresa congiunturale. Allo stesso modo, le banche centrali sono riuscite a mantenere ben poco gli obiettivi quantitativi della massa monetaria che dopo la fase d'inflazione degli anni Settanta furono considerati per alcuni anni una ricetta di successo.

Infine è fallita anche la regola postulata nel 1992 dall'economista statunitense John Taylor: questa prevedeva, per raggiungere un obiettivo di inflazione stabile, un innalzamento e un abbassamento relativamente meccanico del tasso guida, orientato all'utilizzo delle capacità e all'attuale tasso d'inflazione. Sebbene l'inflazione nella fase pre-crisi fosse stabile e bassa e nonostante si fossero verificate solo leggere battute d'arresto nella congiuntura e nei mercati finanziari, in questa fase si sono comunque sviluppati forti squilibri di carattere economico.

Un sistema finanziario più stabile

Questi disequilibri si sono verificati perché gli istituti finanziari erogavano crediti che non avevano più alcun legame con il capitale di copertura e con il potenziale di crescita delle economie. Si è così giunti a effetti di leva che hanno prima condotto a un boom e poi alla crisi. Per migliorare la stabilità del sistema finanziario, si dovrebbero quindi porre in primo piano non le dimensioni del bilancio delle banche centrali, bensì dell'intero sistema finanziario.

Una soluzione a nostro avviso sbagliata è offerta dalla cosiddetta "iniziativa Moneta intera", per la quale si stanno raccogliendo le firme in Svizzera. Tale iniziativa intende impedire alle banche d'affari di creare moneta (passivo del loro bilancio) attraverso un'estensione della concessione di crediti (attivo), imponendo il finanziamento di tutti gli attivi con la moneta della banca centrale.

Poiché con un simile sistema solo la banca centrale potrebbe effettivamente creare moneta, ciò farebbe venir meno i vantaggi dei sistemi decentrati di informazione e trasformazione dei rischi che sono offerti dalla concorrenza tra imprese finanziarie. Appare anche ingenuo attendersi che una simile limitazione delle attività bancarie possa escludere crisi future. Il piano non tiene conto del fatto che le cosiddette banche ombra potrebbero farsi strada nelle brecce redditizie, concedere crediti e quindi creare "moneta".

La risposta adeguata al rischio legato alla creazione di credito e di moneta delle banche non è la limitazione artificiale delle opportunità d'affari delle banche o di altri istituti finanziari, ma il rafforzamento della loro base di capitale e quindi della loro responsabilità. Come illustra il rapporto pubblicato a fine 2014 dal gruppo di esperti del Consiglio federale sull'ulteriore sviluppo della strategia in materia di mercati finanziari, la Svizzera ha compiuto progressi sulla strada per rafforzare la stabilità finanziaria. Tale modo di procedere risulta più adeguato di una riforma della moneta intera, che comporterebbe l'assunzione di un rischio elevato con un esito molto incerto.

Anche dal punto di vista politico l'"iniziativa Moneta intera" è dubbia: è infatti evidente che la BNS sarebbe esposta alla pressione politica per adattare di volta in volta la creazione di moneta alla situazione economica, più che se si rafforzasse la stabilità del sistema bancario orientato all'economia di mercato. Un tale rafforzamento potrebbe non da ultimo aiutare a chiarire i confini tra le sfere di competenza dell'autorità monetaria e dell'ente regolatore finanziario (parola chiave: "misure macroprudenziali"), divenuti sempre più labili dai tempi della crisi.

Due pilastri per la stabilità

La crescente fluidità dei confini tra politica monetaria e finanziaria rafforza inoltre il timore dell'inflazione: acquistando titoli di Stato, la banca centrale finanzia i disavanzi pubblici, mentre i tassi d'interesse bassi facilitano il rifinanziamento dei debiti. E poiché oltre ai corsi delle obbligazioni salgono anche i valori di altri investimenti, questa politica può condurre a errori di allocazione del capitale (parola chiave: bolle speculative), un ulteriore effetto che inasprisce il dibattito.

La corretta risposta politica a tale situazione si basa a nostro avviso su due pilastri: il rafforzamento dell'indipendenza della banca centrale dalla politica e l'impegno della politica finanziaria a preservare la stabilità fiscale a lungo termine.

Una buona soluzione è il freno all'indebitamento sancito nella costituzione svizzera, che dovrebbe essere esteso anche ad altri settori come il finanziamento delle assicurazioni sociali. Insieme al rafforzamento della stabilità finanziaria, si ridurrebbe in tal modo la pressione sulla politica monetaria affinché risolva "tutti" i problemi. Una visione realistica della dinamica del debito in molti paesi industrializzati fa tuttavia temere che tale pressione possa aumentare ulteriormente nei prossimi anni.