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«Monitor Svizzera»: più di una debolezza congiunturale?

Gli economisti di Credit Suisse lasciano le previsioni di crescita per l'economia svizzera nel 2016 invariate all’1%. Sebbene le esportazioni complessive abbiano superato il minimo ciclico, il tasso di disoccupazione in crescita pesa sui consumi. Nel numero primaverile di «Monitor Svizzera» l'enfasi è posta sull'evoluzione a medio termine degli investimenti e del mercato del lavoro. Gli economisti di Credit Suisse indicano che, nonostante la forza del franco e le incertezze politiche, gli investimenti non hanno finora subito una battuta di arresto, sebbene il dinamismo degli investimenti esteri diretti abbia mostrato tendenzial-mente segnali di stanchezza. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, gli economisti concludono che, nonostante la forza del franco e il costante cambiamento strutturale, non è prevedibile alcuna perdita permanente di posti di lavoro a condizione che permanga l'attuale situazione di flessibilità dell'economia. A quest'ultimo fattore contribuisce anche la concorrenza tra le piazze economiche dei diversi cantoni.

Anche quest'anno la scena economica sarà dominata dalla pressione sui margini e da riduzioni dei costi. Il calo degli utili aziendali grava sul comportamento di investimento; di conseguenza, secondo gli economisti di Credit Suisse il tasso di disoccupazione dovrebbe crescere ulteriormente, raggiungendo a fine anno un livello del 3,8%. Storicamente, un simile aumento ha inciso negativamente sulla propensione al consumo delle economie domestiche. I principali motori della crescita dei consumi privati rimangono pertanto la crescita demografica e l'immigrazione, che secondo le previsioni di Credit Suisse dovrebbe tuttavia indebolirsi leggermente. Mentre l'economia interna sta quindi perdendo ulteriore slancio, l'export dovrebbe contribuire alla crescita soltanto in misura limitata – secondo il parere degli economisti di Credit Suisse il franco resta infatti sopravvalutato e la ripresa congiunturale all'estero appare piuttosto lenta. La prevista crescita dell'1% si colloca al di sotto di quella potenziale, senza riuscire a tenere il passo con il costante aumento del numero di abitanti. Il livello dei prezzi appare avviato a diminuire per il quinto anno consecutivo; gli economisti di Credit Suisse prevedono infatti un calo medio dei prezzi pari al -0,5%.

Si investe ancora in Svizzera?
In passato la Svizzera è stata un target molto apprezzato per gli investimenti diretti esteri (FDI). Con un portafoglio FDI pari a CHF 756 miliardi, la Confederazione si colloca infatti al decimo posto nella graduatoria mondiale. A fine 2014 in Svizzera ben 455 000 persone (pari all'11% della forza lavoro complessiva) lavoravano in aziende di proprietà di soggetti esteri. Come sottolineano gli economisti di Credit Suisse, sia l'aumento del portafoglio FDI che la crescita dell'occupazione nelle aziende estere hanno recentemente perso slancio in misura maggiore di quanto sarebbe stato prevedibile sulla base dello sviluppo congiunturale. L'andamento degli insediamenti assistiti dalle organizzazioni di promozione economica dei cantoni conferma l'impressione che attualmente la Svizzera abbia maggiori difficoltà ad attrarre nuovi investimenti esteri.

Secondo gli analisti di Credit Suisse non vi sono invece indicazioni concrete secondo cui le aziende investono in misura maggiore all'estero. Piuttosto, nel corso dell'ultimo anno è stato registrato un rallentamento della crescita sia dei posti di lavoro presso le aziende svizzere all'estero, sia del portafoglio FDI della Svizzera all'estero; secondo il parere degli economisti di Credit Suisse, ciò è avvenuto addirittura in misura più accentuata rispetto a quanto ipotizzabile sulla scorta del trend di crescita globale più basso. Le importazioni di prestazioni di telecomunicazioni, tecnologia dell'informazione e servizi alle imprese, che riflettono in ampia misura la delocalizzazione di servizi all'estero, non indicano parimenti processi massicci di outsourcing, anche se la tendenza non appare univoca in considerazione della volatilità inerente. Infine, anche un sondaggio condotto a dicembre 2015 da Credit Suisse e da Switzerland Global Enterprise tra le piccole e medie imprese (PMI) orientate all'esportazione non sembra indicare un'ondata di delocalizzazioni particolarmente marcata. Un'azienda su due ha tuttavia indicato che, nonostante tutte le notizie di crisi, negli ultimi anni gli investimenti nell'Unione Europea (UE) sono divenuti molto più interessanti. Secondo gli economisti di Credit Suisse non è quindi opportuno dare il cessato allarme, in quanto si riscontra anche in questo ambito una tendenza strisciante verso un minor entusiasmo per la piazza finanziaria svizzera.

La disoccupazione tornerà presto a scendere?
Secondo l'analisi di Credit Suisse, in una prospettiva di medio periodo un'ampia parte dei posti di lavoro che sono andati persi a seguito dell'eccessiva forza del franco potrebbe essere nuovamente occupata. Alla luce della struttura settoriale, l'attuale aumento della disoccupazione non si differenzia infatti in modo sostanziale dai passati pattern congiunturali. Il rapporto tra il numero di posizioni aperte e quello di disoccupati (un parametro per lo squilibrio sul mercato del lavoro) fornisce un'ulteriore indicazione che il mercato del lavoro non è sostanzialmente fuori sesto. Soprattutto per l'industria, gli economisti di Credit Suisse vedono segnali secondo cui negli ultimi tempi i processi a più lungo termine come outsourcing, digitalizzazione e automatizzazione hanno recentemente subito un'ulteriore accelerazione. Secondo Credit Suisse, ad essere decisive saranno la misura e la velocità con cui le perdite di posti di lavoro per motivi strutturali potranno essere rimpiazzate da nuove posizioni in settori con prospettive future più promettenti. Grazie all'elevata flessibilità dell'economia svizzera, secondo gli economisti di Credit Suisse in passato il mercato del lavoro è sempre stato in grado di gestire questo cambiamento strutturale.

La concorrenza interna dà slancio ai cantoni
Un'importante componente della qualità invariabilmente elevata della piazza economica svizzera è costituita dai cantoni. Grazie al loro ampio margine di manovra, a giudizio di Credit Suisse essi concorrono infatti in ampia misura alla creazione di valore e di benessere. I cantoni sono in concorrenza tra di loro e – in funzione dei loro obiettivi politici – cercano di posizionarsi in maniera ottimale. Secondo gli economisti di Credit Suisse, tale concorrenza è tra i fattori alla base di una situazione di indebitamento relativamente solida e dell'onere fiscale decisamente esiguo nel raffronto internazionale. Il federalismo finanziario dà quindi prova di essere un modello di successo – anche per la concorrenza globale.

Le varie sfumature dell'economia svizzera in una sola pubblicazione
l numero attuale di «Monitor Svizzera» affronta tra l'altro gli argomenti seguenti:

Chi paga i tassi d'interesse negativi?

L'addebito degli interessi negativi varia in misura notevole da banca a banca e dipende dai modelli operativi dei singoli istituti. Secondo le stime degli economisti di Credit Suisse, le banche con un maggior orientamento verso i clienti retail pagano proporzionalmente di meno.
Contatto: Maxime Botteron, Senior Economist Swiss Macro Research, tel. +41 44 332 90 61

Economia 4.0
In futuro il grado di digitalizzazione dell'economia svizzera sembra destinato ad aumentare sensibilmente. Il potenziale di crescita del settore dell'informatica in Svizzera appare quindi nettamente superiore alla media.
Contatto: Patricia Feubli, Senior Economist Industry Research, tel. +41 44 333 68 71

La Confederazione intende stringere ancora di più la cinghia
Gli utili aziendali, che hanno subito una battuta d'arresto a causa dell'apprezzamento del franco, dovrebbero incidere negativamente sul gettito fiscale. Considerando anche i vecchi oneri differiti, per i prossimi anni il bilancio della Confederazione evidenzia dunque un elevato fabbisogno di risparmio.
Contatto: Lukas Gehrig, Economist Swiss Macro Research, tel. +41 44 333 52 07

Domanda ancora sostenuta per gli appartamenti in locazione con prezzi accessibili
La situazione di emergenza sul fronte degli investimenti comportata dai tassi continua a favorire la costruzione di appartamenti destinati alla locazione. All'offerta che ne consegue continua a contrapporsi una forte domanda, che tuttavia è caratterizzata da una propensione al pagamento nettamente inferiore.
Contatto: Fabian Waltert, Senior Economist Swiss Real Estate Research, tel. +41 44 333 25 57


«Monitor Svizzera» viene pubblicato con cadenza trimestrale. Il prossimo numero uscirà il 14 giugno 2016.

La pubblicazione «Monitor Svizzera» è disponibile in italiano, tedesco, francese e inglese all’indirizzo: https://www.credit-suisse.com/research (Economia svizzera)