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Retail Outlook 2013: Fine dell'intensa erosione dei prezzi

Studio del Credit Suisse sulle prospettive del commercio al dettaglio in Svizzera

Il Credit Suisse ha pubblicato oggi, in collaborazione con la società di consulenza Fuhrer & Hotz, lo studio annuale «Retail Outlook 2013». Gli economisti del Credit Suisse si aspettano per il 2013 solo un moderato arretramento dei prezzi nel commercio al dettaglio, il che determinerà fatturati nominali più elevati in virtù della domanda reale stabile. La crescita dei fatturati nel commercio al dettaglio, prevista a circa l'1,5%, dovrebbe corrispondere alla media degli ultimi anni. Lo studio stima che nel 2012 tramite il turismo degli acquisti siano confluiti all'estero dai 5 ai 6 miliardi di franchi svizzeri di potere d'acquisto. Tre quarti della popolazione svizzera impiega meno di 60 minuti per raggiungere un supermercato estero. Relativamente ad «acquisti e mobilità», l'argomento principale dello studio di quest'anno, l'analisi dimostra che, nonostante il turismo degli acquisiti, fare la spesa nelle vicinanze corrisponde a un'importante esigenza dei clienti.

Dopo due anni di dati estremi, nel 2013 gli indicatori del commercio al dettaglio svizzero segnalano una normalizzazione. L'ampia forbice tra il fatturato nominale e quello reale diminuirà progressivamente per via della minore erosione dei prezzi. Nel 2013 questo dovrebbe manifestarsi con una maggiore crescita dei fatturati nominali e una crescita più debole dei fatturati reali del commercio al dettaglio. L'immigrazione si consoliderà a un livello elevato, determinando una solida crescita di base del settore. A causa delle incertezze sull'evoluzione dell'economia mondiale, l'umore dei consumatori dovrebbe attestarsi ancora su livelli mediocri, ma come nel 2012 ciò non rappresenterà un freno sostanziale per il commercio al dettaglio. I consumatori svizzeri si sono abituati alle modalità della crisi e hanno imparato che spesso le notizie economiche negative non hanno effetti sul proprio portafoglio.

Atteggiamento di fondo nel settore più ottimistico rispetto a un anno fa
Il sondaggio condotto dalla società di consulenza Fuhrer & Hotz su una platea di 240 decisori del commercio svizzero e di partner fornitori dimostra che l'atteggiamento di fondo nel settore è leggermente più ottimistico rispetto all'anno passato. Il 62% degli intervistati per il 2013 si attende un aumento del fatturato rispetto all'anno scorso, mentre appena la metà degli intervistati prevede un incremento degli utili. Questo dato indica, quindi, che il calo dei prezzi degli ultimi anni grava sui margini. Come era già accaduto l'anno scorso, la maggior parte dei commercianti e dei produttori ha mancato gli obiettivi di fatturato del 2012. La quota dei commercianti che prevede un'espansione della superficie di vendita nel 2013 è scesa sotto la soglia del 50%. In considerazione dell'offerta già abbondante, l'euforia nel mercato delle superfici di vendita si è affievolita. A questo risultato ha contribuito certamente anche il fatto che l'attività si è spostata progressivamente verso il commercio online. Il commercio fisico è costretto a sviluppare strategie atte a creare un collegamento ottimale tra commercio fisico e canali online. Tuttavia, in Svizzera il cosiddetto cross channel retailing è ancora agli inizi. Sotto quest'aspetto i paesi anglosassoni sono i più avanzati. Anche i paesi confinanti risultano più maturi della Svizzera nel cross channel retailing. Lo dimostra uno studio internazionale con la collaborazione di Fuhrer & Hotz, i cui risultati principali sono presentati nel «Retail Outlook 2013».

Turismo degli acquisti: tre quarti della popolazione svizzera rientra nell'ambito del bacino d'utenza di supermercati esteri
Per il commercio al dettaglio di orologi e gioielli, il 2012 è stato un anno brillante. I fatturati sono cresciuti di circa il 15%, sostenuti dal boom di turisti facoltosi dalla Cina e dagli Stati del Golfo. L'andamento degli affari per l'abbigliamento e le scarpe invece è stato debole. I fatturati si sono ridotti di circa il 3%, principalmente a causa dell'evoluzione dei prezzi, che nel 2012 hanno subito un ulteriore forte calo di più del 2% nel commercio al dettaglio. Tuttavia, l'andamento annuale dimostra che il punto più basso è stato superato. Nonostante il tasso di cambio minimo, nel 2012 il turismo degli acquisti ha registrato una crescita notevole, stimata intorno al 25%. Secondo gli economisti del Credit Suisse, nel 2012 il deflusso di potere d'acquisto ha raggiunto un nuovo massimo pari a circa 5-6 miliardi di franchi svizzeri. Oltre la metà del potere d'acquisto è confluita verso la Germania. A causa della crescita dei prezzi all'estero e del tasso di cambio stabile rispetto all'euro, nel 2013 il turismo degli acquisti dovrebbe stabilizzarsi a un livello elevato. Il 50% dei turisti degli acquisti percorre più di 30 minuti in automobile, mentre per gli acquisti in Svizzera la quota è solo del 18%. Il bacino d'utenza dei supermercati esteri, quindi, si estende molto oltre il confine svizzero. Il 73% della popolazione svizzera può raggiungere un supermercato estero percorrendo al massimo 60 minuti in auto. Nel commercio al dettaglio di generi alimentari ciò corrisponde a un potere d'acquisto potenziale di circa 35 miliardi di franchi svizzeri.

Orari di apertura dei negozi: durante il fine settimane fare acquisti all'estero è molto più allettante
Dal punto di vista degli orari di apertura dei negozi, il commercio al dettaglio si vede svantaggiato rispetto all'estero. Un'analisi sistematica degli orari di apertura dei negozi nelle aree di confine dimostra che durante la settimana i cantoni liberali come Zurigo riescono a reggere la concorrenza estera. Nel fine settimana, tuttavia, tutti i paesi limitrofi, ad eccezione dell'Austria, dispongono di orari di apertura più convenienti. Nei cantoni con politiche più restrittive come Neuchâtel, il commercio al dettaglio è in forte svantaggio rispetto alla concorrenza estera in tutti i giorni della settimana. La mozione Lombardi, che pretende una parziale armonizzazione degli orari di apertura dei negozi in tutta la Svizzera, trova ampio consenso nel sondaggio tra i rappresentanti del settore. Altre iniziative politiche contro il turismo degli acquisti, in particolare la riduzione del limite per le importazioni esenti da dazio di 300 franchi svizzeri, non raccolgono altrettanto favore. Anche la protezione del paesaggio è un tema molto discusso a livello politico. Il commercio al dettaglio deve aspettarsi nuove leggi, specialmente per le prescrizioni in materia edilizia che impongono una maggiore densità delle costruzioni. Sulla base di un'analisi territoriale dettagliata, gli economisti del Credit Suisse illustrano come tra il 1998 e il 2008 il commercio al dettaglio sia cresciuto principalmente in aree periferiche con collegamenti eccellenti, e come tale evoluzione rappresenti uno dei tanti elementi della continua espansione urbana incontrollata in Svizzera. In tali aree l'occupazione è aumentata complessivamente di 8400 unità lavorative.

Nonostante il turismo degli acquisiti, fare la spesa nelle vicinanze rimane un'esigenza importante
Il 13% delle distanze giornaliere percorse dalla popolazione svizzera è attribuibile agli acquisiti. La discussione sul turismo degli acquisti fa dimenticare che fare la spesa nelle vicinanze rappresenta un'esigenza importante. Lo dimostra il boom dei negozi nelle stazioni di rifornimento e dei convenience store. Circa la metà dei consumatori fa gli acquisti nel comune di domicilio. Il tragitto medio per raggiungere il negozio è poco più di un chilometro. Anche con l'automobile, di media i consumatori percorrono poco meno tre chilometri. Tra il 2005 e il 2010 questi valori sono addirittura leggermente diminuiti. L'analisi sistematica dei modelli di mobilità dimostra che circa un quarto di tutti gli acquisti è associato al tragitto per i luoghi di lavoro o di formazione. La vicinanza ai luoghi di lavoro dei consumatori rappresenta quindi un fondamentale fattore di successo per il commercio al dettaglio. L'automobile è e rimane il mezzo di trasporto più importante per gli acquisti, con una quota di oltre il 70% delle distanze percorse. In seguito al boom generale dei mezzi pubblici negli ultimi anni, questi sono riusciti a incrementare leggermente la propria quota sul traffico per gli acquisti. Le misure (aggiuntive) nel luogo degli acquisti, come per esempio le tariffe di parcheggio, spesso dimostrano solo un effetto moderato. La soluzione per migliorare la quota dei mezzi pubblici sulle percorrenze per gli acquisti risiede in un'abile pianificazione dello spazio e nel comportamento di acquisto dei consumatori. Quanto più gli acquisti sono abbinati al lavoro e alla formazione, tanto maggiore è la quota dei mezzi pubblici sulle relative percorrenze.