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Casse pensioni: Aspettando con ansia la ripresa dei tassi

Studio del Credit Suisse sulle sfide delle casse pensioni in Svizzera

Il Credit Suisse ha pubblicato quest'oggi lo studio «Sfide delle casse pensioni 2012 – Impressione attuale e retroscena». Il sondaggio condotto presso oltre 200 casse pensioni svizzere rivela che il contesto di tassi bassi costituisce la sfida maggiore. Oggi è pressoché impossibile ottenere il tasso minimo da investimenti quasi privi di rischi. Se da un lato l'aumento dei tassi determina una riduzione del valore del portafoglio obbligazionario, dall'altro ha effetti positivi sulla situazione finanziaria delle casse pensioni. Un'altra sfida è rappresentata dagli investimenti immobiliari. Il sondaggio mette infatti in evidenza che numerose casse pensioni presentano un grado di diversificazione degli investimenti immobiliari diretti troppo basso. Aliquote di conversione e tassi d'interesse tecnici elevati comportano inoltre la ridistribuzione di fondi del secondo pilastro dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita. Lo studio valuta in circa CHF 3,5 miliardi la ridistribuzione per il solo 2010. Nonostante le critiche iniziali del settore, le casse pensioni intervistate sono favorevoli alla riforma strutturale del secondo pilastro.

Dopo un decennio di tassi costantemente bassi, il secondo pilastro si trova di fronte a una serie di sfide. L'attuale studio a cura degli economisti del Credit Suisse analizza le sfide principali menzionate dalle casse pensioni intervistate: scenario di bassi tassi, trend agli investimenti immobiliari, ripartizione dagli attivi ai beneficiari d rendita e riforma strutturale.

Nel lungo termine, l'aumento dei tassi d'interesse ha ripercussioni positive sul grado di copertura
L'80% delle casse pensioni intervistate colloca il perdurare dei tassi bassi fra le prime tre sfide. A differenza degli anni Novanta, oggi è pressoché impossibile conseguire il tasso minimo d'interesse con un investimento quasi privo di rischio come le obbligazioni della Confederazione. Il mercato finanziario quale «terzo contribuente» sta scomparendo. Ma anche un aumento dei tassi d'interesse può creare problemi alle casse pensioni, in quanto comporta una perdita di valore del portafoglio obbligazionario. Con una quota pari al 35% del capitale investito, le obbligazioni rappresentano la principale classe di investimento delle casse pensioni. Tuttavia, il reinvestimento a tassi più elevati delle cedole e degli importi derivanti dal rimborso di obbligazioni compensa nel lungo termine la perdita del valore di mercato. La simulazione di tre scenari di tassi evidenzia che: quanto prima e quanto più vigorosamente aumentano i tassi, tanto più crescerà il valore a lungo termine di un portafoglio obbligazionario medio di una cassa pensione. Un ulteriore vantaggio di un aumento dei tassi risiede nella diminuzione del valore attuale degli impegni di rendita, con conseguente effetto positivo sul grado di copertura economico a lungo termine. Per il 73% delle casse pensioni intervistate l'aumento dei tassi avrà conseguenze perlopiù positive.

Spesso la diversificazione degli investimenti immobiliari diretti è insufficiente
Quasi la metà delle casse pensioni ha reagito al persistere dei bassi tassi d'interesse riducendo la propria quota obbligazionaria a favore di altre classi di investimento, soprattutto immobili. Tra il 2000 e il 2010, la quota immobiliare media sul capitale investito è passata dal 12,5% al 16,5%, una percentuale tra le più elevate a livello internazionale. Come principale motivo alla base della scelta di puntare sempre più sugli immobili, due terzi delle casse interpellate hanno indicato il maggior rendimento e la minore volatilità rispetto ad altre classi di investimento. Tuttavia, gli investimenti immobiliari diretti pongono le casse pensioni di fronte a un problema di diversificazione. Le piccole casse pensioni hanno scarse possibilità di diversificare il proprio portafoglio di investimenti immobiliari diretti in base a caratteristiche quali ubicazione, utilizzo o età dell'immobile. L'52% delle casse pensioni intervistate, ad esempio, possiede meno di 10 immobili. Le casse pensioni possono però ovviare a questa mancanza di diversificazione assumendo posizioni in investimenti immobiliari indiretti come fondazioni d'investimento immobiliare, fondi immobiliari o azioni immobiliari. Il sondaggio rivela peraltro che molte casse pensioni i cui investimenti immobiliari diretti presentano una scarsa diversificazione geografica detengono una quota esigua di investimenti immobiliari indiretti.

Nel 2010, la ridistribuzione dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita era pari a CHF 3,5 mia.
L'aumento della speranza di vita, la debolezza dei rendimenti sui mercati finanziari e il quadro politico hanno determinato meccanismi di ridistribuzione anomali nel secondo pilastro. Il più significativo tra questi è la lenta e progressiva ripartizione dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita. In base ai dati raccolti attraverso il sondaggio, gli economisti del Credit Suisse valutano questa ridistribuzione in circa CHF 3,5 mia. per l'intero sistema di casse pensioni svizzero nel 2010, un valore che corrisponde a circa lo 0,6% del totale di bilancio delle casse pensioni svizzere. Il problema è che, fino a quando non verranno adeguati i relativi parametri attuariali, detta ridistribuzione è destinata a ripetersi anno dopo anno. La ridistribuzione attinge sostanzialmente a due fonti. Se la cassa pensione applica tassi di conversione troppo elevati per le nuove rendite, si verificano le cosiddette perdite di pensionamento di cui gli assicurati attivi o i datori di lavoro sono chiamati a farsi carico. Il sondaggio mostra che sulle 68 casse pensioni intervistate, 64 presentano tassi di conversione troppo elevati. Nel 2010, le perdite di pensionamento hanno raggiunto un totale stimato in CHF 1,0 mia. Nelle rendite correnti si ha una ridistribuzione dagli assicurati attivi ai beneficiari di rendita quando il tasso d'interesse tecnico è troppo alto e il capitale di previdenza dei beneficiari di rendita viene pertanto remunerato per un lungo periodo con un tasso superiore a quello applicato all'avere di previdenza degli assicurati attivi (). Dai dati raccolti emerge che nel 2010 una cassa pensione «pagava» in media ai pensionati un tasso tecnico del 3,5%, mentre gli assicurati attivi ricevevano soltanto il 2% a causa della debolezza dei mercati finanziari. Nel 2010, la ridistribuzione risultante dalla diversa remunerazione del capitale di previdenza di assicurati attivi e beneficiari di rendita a livello nazionale ha raggiunto circa CHF 2,5 mia.

Le casse pensioni sono sorprendentemente favorevoli alla riforma strutturale
Nel 2010, il legislatore ha varato la riforma strutturale della previdenza professionale per rinsaldare la fiducia degli assicurati nel secondo pilastro. A dispetto delle numerose reazioni negative manifestate in vista della riforma strutturale, il nostro sondaggio mostra che la maggior parte dei rappresentanti delle casse pensioni approva pressoché tutti gli aspetti della riforma strutturale. Le maggiori critiche riguardano soprattutto la riorganizzazione della vigilanza, in particolare la nuova sopraintendenza. Le casse pensioni temono che la riforma strutturale comporti un aumento dei costi amministrativi, una maggiore pressione sui costi nonché la difficoltà di trovare consiglieri di fondazione. Al contempo, molti si aspettano dalla riforma una maggiore trasparenza e una percezione più positiva delle casse pensioni. Uno degli obiettivi della riforma era il miglioramento della governance. Tuttavia, le possibilità di influsso da parte degli assicurati sono rimaste marginali e si limitano in sostanza alla scelta del rappresentante del consiglio di fondazione. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di ampliare le possibilità di scelta individuali nel piano di previdenza. Tuttavia, un simile approccio, che costituirebbe un significativo passo verso un sistema competitivo, non rappresenta al momento una priorità per le casse pensioni intervistate. Il rafforzamento delle possibilità di partecipazione degli assicurati potrebbe rappresentare un'alternativa all'aggiunta di ulteriori opzioni di scelta. Oltre ad attribuire maggiore importanza alla designazione dei consiglieri di fondazione, si potrebbero per esempio ipotizzare votazioni consultive o assemblee. Secondo le casse pensioni, però, a necessitare di un deciso intervento politico non è in primo luogo la governance, ma la possibilità di adeguare le rendite correnti e l'abolizione del tasso minimo d'interesse e dell'aliquota minima di conversione.