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I grandi magazzini sono destinati a scomparire

Avanza a pieno ritmo il cambiamento strutturale del commercio al dettaglio, come dimostra chiaramente l'aumento della percentuale di sfitti per le superfici destinate a negozi. Per capire in quale direzione possa evolvere la situazione in Svizzera è utile osservare quanto accade negli USA.

Nonostante il miglioramento della situazione economica, nel 2017 il commercio al dettaglio svizzero è riuscito a crescere solo marginalmente. Il fatturato è aumentato di un magro 0,1 per cento, mentre il tasso di fallimenti è andato crescendo sensibilmente fino a metà anno. Dall'abolizione del cambio minimo con l'euro, ha dichiarato fallimento un numero di negozi superiore alla media: 380 nel 2015, 400 nel 2016. Da luglio 2017 la tendenza registra un leggero ridimensionamento.

Nello studio sul mercato immobiliare di recente pubblicazione, gli esperti di Credit Suisse tratteggiano per il 2018 un quadro misto. La pressione sui prezzi nel commercio al dettaglio dovrebbe allentarsi , a condizione che il franco svizzero si deprezzi ancora leggermente. Ciò trova riscontro anche nella valutazione degli stessi dettaglianti, il cui sentiment va gradualmente migliorando. Tuttavia, è possibile che i fatturati 2018 nell'ambito non-food rimangano stagnanti.

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La fiducia dei dettaglianti mostra un graduale miglioramento

Valutazione dell'andamento degli affari nel commercio al dettaglio per dimensioni aziendali,
media a 12 mesi del saldo in %
Fonte: KOF ETH, Credit Suisse

Negozi online anziché centri commerciali

La stagnazione dei fatturati nel settore non-food, nonostante la buona fiducia dei consumatori, attira l'attenzione sui problemi strutturali del commercio al dettaglio. I consumatori stanno modificando i propri comportamenti e utilizzano sempre più canali nuovi per gli acquisti. Un numero crescente di settori del commercio al dettaglio finisce così nella spirale del commercio online. In Svizzera, i consumatori sono effettivamente meno dinamici in questo senso, ma uno sguardo agli Stati Uniti fa capire in che modo potrà evolversi il quadro.

I consumatori americani abbandonano le catene dei grandi magazzini per rivolgersi sempre più al commercio online. Nel paese con il più alto rapporto di superfici commerciali per abitante, le ripercussioni sul commercio al dettaglio sono ingenti. A farne le spese sono i centri commerciali. Lo scorso anno si stima abbiano chiuso 9000 negozi mentre hanno dichiarato bancarotta 50 catene. Secondo Cushman & Wakefield nell'anno in corso potrebbero seguire fino a 12 000 nuove chiusure.

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Il declino dei grandi magazzini negli Stati Uniti

Quota di diversi canali di acquisto in % sul totale del fatturato del commercio al dettaglio
Fonte: Dipartimento del Commercio USA, Credit Suisse

I centri commerciali diventano luoghi di intrattenimento

Anche se la tendenza degli Stati Uniti non può essere traslata pari pari sul mercato svizzero, si osserva quanto segue:

  1. I convenience shop vanno per la maggiore: la tendenza verso economie domestiche più piccole, il crescente tasso di partecipazione alla forza lavoro e la maggiore mobilità favoriscono gli esercizi di vicinato. Per via dei prodotti freschi, questi negozi subiscono in misura minore la minaccia del commercio online.
  2. I grandi magazzini "classici" sono destinati a scomparire: l'attuale generazione di consumatori si informa e acquista online. Il ruolo del grande magazzino come negozio unico, in grado di soddisfare pressoché qualsiasi esigenza, è oggi prerogativa di Internet.
  3. I centri commerciali si trasformano: dal 2010 – anno del picco massimo per il commercio al dettaglio elvetico – oltre la metà dei centri commerciali ha accusato un calo a due cifre del fatturato. Pertanto, i gestori accolgono sempre più fornitori di servizi; lo sviluppo dei centri commerciali potrebbe dunque virare verso la dimensione di intrattenimento urbano.
  4. Le vie dello shopping prosperano a seconda dell'ubicazione: i negozi stanziali in futuro avranno funzioni di vendita solo marginali. Nelle migliori vie dello shopping prenderanno posto i flagship store, il cui scopo sarà principalmente pubblicitario. Per le vie dello shopping in ubicazioni di serie B e C, invece, sarà sempre più difficile trovare locatari.

Nelle superfici sfitte destinate a negozi, servizi anziché commercio al dettaglio

La metamorfosi del commercio al dettaglio ha naturalmente implicazioni per le superfici destinate a negozi. A differenza di quanto avviene per le superfici a uso ufficio, la cui quota di sfitti è leggermente diminuita, per le superfici destinate a negozi l'incidenza degli spazi vuoti sta ulteriormente aumentando. In caso di superfici nuove, i locatori faticano a trovare occupanti. Soprattutto nei centri urbani di medie e piccole dimensioni, nonché nei comuni delle periferie, le superfici sfitte sono molte.

Risulta particolarmente difficile la locazione di negozi in edifici con utilizzo misto, che spesso si trovano in ubicazioni meno buone, ma che rivestirebbero grande importanza per la vitalità dei quartieri. Lo studio sul mercato immobiliare 2018 mostra quali utilizzi trovano oggi le superfici commerciali precedentemente pubblicizzate sui portali di locazione ad uso negozi. Si evince che solo circa in un quinto dei casi le superfici hanno continuato ad attirare commercianti al dettaglio. La quota più importante è rappresentata da fornitori di servizi, cui è riconducibile il 26% delle nuove locazioni.

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Superfici piano terra pubblicizzate per nuovi locatari

Distribuzione dei nuovi locatari in %
Fonte: Meta-Sys AG, Credit Suisse