Il centro di competenza per le fondazioni di pubblica utilità «È il momento di lasciare spazio alla prossima generazione nei consigli di fondazione»

«È il momento di lasciare spazio alla prossima generazione nei consigli di fondazione»

Ai giovani deve essere facilitato l'accesso alle fondazioni: questa l'opinione di Beate Eckhardt, membro esperto di consigli di fondazione e di amministrazione, che ha lanciato la sfida co-fondando, nell'estate 2021, la «Board for Good Foundation». In questa intervista, l'esperta di filantropia ne illustra il significato e spiega perché la prossima generazione rappresenta un arricchimento per il settore delle fondazioni.

Signora Eckhardt, lei opera nel settore delle fondazioni da più di 20 anni. Che cosa la affascina in particolare delle fondazioni?

Sono convinta che la gestione di molte problematiche non sia compito esclusivo di politica ed economia. È necessario che si impegni anche la società civile. E il lavoro in una fondazione offre un'opportunità in questo senso. Le fondazioni permettono di realizzare iniziative e progetti che altrimenti non avrebbero luogo. Promuovono la diversità, lo sviluppo e la cooperazione. E con il loro lavoro spianano la strada allo Stato affinché possa adattare modelli collaudati.

Proprio di recente, nell'estate 2021, ha lanciato come co-fondatrice la «Board for Good Foundation». Qual è la visione alla base di questa iniziativa?

La Board for Good Foundation è una fondazione fiduciaria di pubblica utilità cui ho dato vita insieme al Prof. Dr. Georg von Schnurbein, direttore del Center for Philanthropy Studies dell'Università di Basilea. L'idea alla base della fondazione è quella di avvicinare i giovani al mondo delle fondazioni, offrendo loro una formazione completa per il lavoro nel consiglio di fondazione, una rete di contatti strategica e una visibilità nel settore.

Proprio di recente, nell'estate 2021, ha lanciato come co-fondatrice la «Board for Good Foundation». Qual è la visione alla base di questa iniziativa?

La Board for Good Foundation è una fondazione fiduciaria di pubblica utilità cui ho dato vita insieme al Prof. Dr. Georg von Schnurbein, direttore del Center for Philanthropy Studies dell'Università di Basilea. L'idea alla base della fondazione è quella di avvicinare i giovani al mondo delle fondazioni, offrendo loro una formazione completa per il lavoro nel consiglio di fondazione, una rete di contatti strategica e una visibilità nel settore.

C'è stato un motivo concreto che vi ha spinti a fondare la Board for Good Foundation? Sembra che già da tempo ve ne fosse necessità.

In effetti vi è stata un'occasione particolare. Due anni fa ho moderato un workshop al Simposio delle fondazioni svizzere. Nell'arco di cinque minuti il tema del dibattito si è spostato su come creare un accesso per i giovani all'ecosistema delle fondazioni. Il pubblico non aveva risposte. Molti non sapevano quale fosse il metodo migliore. A quel punto ho capito che era necessario intervenire.

Come ha deciso di procedere?

Con la Board for Good Foundation abbiamo sviluppato un sistema destinato ai giovani incentrato su borse di studio ed ex studenti. Ci siamo rivolti a fondazioni, ma anche a imprese, in questi termini: «Se ritenete che le attività delle fondazioni debbano continuare a evolversi, date il vostro contributo e aiutate la generazione successiva ad accedere a un'adeguata formazione con borse di studio». Abbiamo raccolto reazioni positive e siamo così riusciti a creare un'ampia rete di partnership.

Per quale motivo avete deciso di avviare una partnership di programma con Credit Suisse per lanciare la piattaforma Board for Good?

Per noi era importante non attingere al solo mondo delle fondazioni per una questione di tale rilevanza. Altrimenti avremmo corso il rischio di isolarci in una bolla. Collaborando anche con partner commerciali, entriamo in contatto con un'altra mentalità. Inoltre, Credit Suisse conosce bene l'ecosistema delle fondazioni grazie al suo centro di competenza dedicato alle fondazioni di pubblica utilità e alle sue pluriennali attività filantropiche. Credit Suisse per noi non è solo un partner finanziario, ma anche un importante organo di comunicazione. Ci mette in contatto con clienti che desiderano utilizzare il loro patrimonio per il bene della società.

Oltre alla presenza dei giovani, la Board for Good Foundation promuove la diversità nei consigli di fondazione. Che cosa intende lei per «diversità»?

La diversità nel consiglio di fondazione è costituita da svariati fattori, quali sesso, età, competenze, background professionale ed esperienze culturali. Un buon mix dà vita a una eterogeneità di prospettive che consente di prendere decisioni migliori. Io consiglio alle fondazioni di chiedersi: «Di che tipo di diversità necessitiamo? Siamo ben posizionati per realizzarla?» Se vi è necessità di intervenire, si dovrebbe verificare la composizione del consiglio di fondazione con un profilo di competenze professionali.

Quali sono le condizioni per ricevere una borsa di studio della Board for Good Foundation?

Il limite massimo di età è 35 anni e occorre essere in possesso di un diploma universitario, poiché il lavoro come membro di un consiglio di fondazione richiede molte abilità strategiche. Una prima esperienza lavorativa, anche come responsabile di progetto, costituisce un titolo preferenziale. Questa esperienza non deve essere stata necessariamente acquisita presso un'azienda, ma anche in campo sociale. Inoltre, desideriamo sapere perché i candidati desiderano impegnarsi attivamente nella società.

Quali candidati sperate che vi contattino?

Idealmente i candidati dovrebbero provenire da svariati settori, quali ricerca, cultura, affari sociali, tempo libero e ambiente. Anche le fondazioni sono eterogenee. E hanno interesse ad aprire i consigli di fondazione a persone che si identificano con il loro scopo.

Qual è l'iter dalla candidatura al posto di formazione?

Sulla base di criteri oggettivi creiamo una prima rosa di candidati. Tali candidati possono scegliere uno dei nostri formatori con i quali provvediamo a metterli in contatto. Ciò avviene nell'ambito dei Rochester-Bern Executive Program a Berna e della Foundation Board Academy con offerte di formazione a Basilea e, dalla primavera 2022, anche a Ginevra. I formatori scelgono quindi le persone più adatte a loro. Abbiamo concordato con i nostri partner che circa un terzo dei loro posti di formazione sarà a disposizione dei nostri borsisti «NextGen».

Come si immagina la Board for Good Foundation tra dieci anni?

Attualmente il nostro finanziamento si estende per i prossimi tre anni, nell'arco dei quali abbiamo la possibilità di formare da 70 a 90 giovani. Successivamente valuteremo come proseguire. La prova del nove sarà il numero di borsisti che a fine 2024 saranno effettivamente riusciti a entrare in un consiglio di fondazione. Nella migliore delle ipotesi, tra dieci anni il nostro programma di borse di studio non avrà più motivo di esistere, perché le fondazioni considereranno scontato e proficuo investire nella formazione dei giovani.

La nostra società è in continua evoluzione. Anche il lavoro dei consigli di fondazione cambierà nei prossimi anni?

Per riuscire ad affrontare grandi sfide come cambiamento climatico, sviluppo demografico, migrazione o digitalizzazione, è richiesta una collaborazione tra più settori. Ed è proprio questo approccio cooperativo ciò che contraddistingue la prossima generazione: la capacità di non distinguere più tra affari e pubblica utilità, ma di rappresentare un mondo trasversale di valori. Alle fondazioni conviene perciò cominciare sin d'oggi a includere i giovani nei propri organismi.

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