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Che cosa potrebbe influire su azioni e obbligazioni nel 2018

Se i tassi d'interesse per le obbligazioni sono ancora bassi, le azioni offrono interessanti premi di rischio. Ma quale sarà il trend per le azioni e le obbligazioni quest'anno? Si intravede forse la fine della fase rialzista?

Vi sono più acquirenti che venditori? Questa è una questione prioritaria per ogni decisione d'investimento tattica. Questioni fondamentali riguardanti valutazione, crescita degli utili o inflazione sono tutto sommato di importanza secondaria, in quanto la nostra opinione conta molto meno di quella del mercato complessivo.

È il mercato che ha sempre l'ultima parola e non ama seguire la nostra opinione.

Si acquistano più obbligazioni che azioni

In tutto il mondo dalla crisi finanziaria del 2009 sono stati investiti complessivamente 1,8 miliardi di dollari in obbligazioni globali, ma solo 612 miliardi in azioni globali (fonte: Credit Suisse, EPFR). Persino negli ultimi sei mesi gli acquisti di obbligazioni superano di una volta e mezzo quelli di azioni (185 miliardi di dollari in obbligazioni contro i 127 miliardi di dollari in azioni).

Stando ai sondaggi, anche le quote azionarie delle casse pensioni sono in media ancora vicine ai loro minimi storici degli ultimi 50 anni. Negli Stati Uniti le quote azionarie delle casse pensioni si aggirano attualmente in media intorno al 30 per cento, mentre in passato erano nettamente superiori: dal 1960 all'inizio del 2008 in media 50 per cento negli USA e 41 per cento in Svizzera. In Inghilterra sono scese dal 70 al 40 per cento e in Germania dal 40 all'11 per cento (fonte: Credit Suisse).

Così non si percepiscono bolle borsistiche.

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Quota azionaria detenuta attualmente dalle casse pensioni negli USA.

Le azioni hanno ulteriore potenziale di rialzo

Molti investitori si sorprendono del fatto che - nonostante la solida performance del 2017 - non trova conferma l'ovvia supposizione sul rincaro delle azioni rispetto a un anno fa. L'evoluzione del mercato azionario dello scorso anno è dovuta piuttosto in prevalenza (per circa il 75 per cento) alla forte crescita degli utili e non tanto alle valutazioni più elevate.

In molti mercati e settori, i rapporti corso/utile sono oggi ancora in linea con i livelli di 12 mesi fa grazie alla forte crescita degli utili. Inoltre, le attuali revisioni degli utili aziendali lasciano prevedere per le azioni globali - se tutto il resto rimane invariato - un potenziale di apprezzamento del 20 per cento circa (fonte: Credit Suisse).

Le azioni vengono valutate da "eque a "convenienti"

Rispetto alle obbligazioni (è ciò è più rilevante rispetto a un'osservazione storica), la valutazione media delle azioni a livello globale sembra essere compresa tra "eque" e "convenienti", pur con differenze tra settori e regioni.

Secondo IBES, i premi per il rischio azionario globali sono pari al 5,6 per cento, mentre i nostri strateghi ritengono ragionevole un premio di rischio del 3,5 per cento circa; ciò implica un notevole potenziale di apprezzamento, soprattutto se i premi per il rischio azionario per via del clima positivo sui mercati scendessero persino al di sotto dei propri fair value, ad esempio tra il 2 e il 3 per cento.

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Gli elevati premi per il rischio azionario suggeriscono un potenziale di apprezzamento

Fonte: Credit Suisse

Il mercato predilige le obbligazioni

Due raffronti dimostrano l'intatta preferenza del mercato per gli investimenti a reddito fisso. Le obbligazioni Nestlé a dieci anni vengono negoziate con un rendimento alla scadenza pari allo 0,2 per cento annuo, che equivale a un rapporto corso/utile obbligazionario implicito di 500x. Le azioni Nestlé vengono invece negoziate a un rapporto corso/utile di appena 21x e offrono un rendimento atteso da dividendi pari al 3,1 per cento.

La considerevole differenza di valutazione tra questi due titoli della stessa azienda evidenzia una situazione di emergenza per gli investitori istituzionali in cerca di rendimento.

Crescita lenta per le valutazioni azionarie

In Europa i rendimenti delle obbligazioni ad alto rendimento sono già scesi quasi ai livelli dei rendimenti da dividendi medi delle azioni europee. Se si considera che le obbligazioni vengono rimborsate al massimo al 100 per cento e la qualità media del mercato azionario complessivo probabilmente è migliore di quella degli emittenti high yield con un basso livello di finanziamento, risulta chiaro che gli acquirenti di rendimenti "forzati", come casse pensioni e assicurazioni, offrono ancora opportunità per gli investitori azionari.

Le assicurazioni e le casse pensione, infatti, a causa dei bassi tassi d'interesse e dell'invecchiamento demografico dei loro beneficiari, sono sempre costrette ad acquistare titoli di reddito supplementari (p. es. obbligazioni e immobili), in modo da bilanciare il divario di valutazione tra le obbligazioni sempre più costose e quelle che si apprezzano più lentamente - a favore delle azioni.

Data la lunga durata dell'attuale fase rialzista non è possibile determinare se vi sarà necessariamente una correzione.

Burkhard Varnholt, Credit Suisse

L'inflazione moderata sostiene le azioni

Un moderato aumento del tasso d'inflazione potrebbe causare una riallocazione dalle obbligazioni alle azioni (la cui attrattiva relativa aumenterebbe). Solo a partire da un livello superiore al 3 per cento l'inflazione danneggia storicamente sia le obbligazioni sia le azioni. Ma al momento siamo molto lontani da questo scenario: per il 2018 prevediamo un tasso d'inflazione globale del 2,3 per cento e nei paesi industrializzati addirittura solo dell'1,9 per cento.

Anche a causa della lunga durata dell'attuale fase rialzista non è possibile determinare se vi sarà necessariamente una correzione. Questa affermazione a volte sorprende gli investitori, perché è in contraddizione con la vecchia idea che sui mercati finanziari si alternano con una certa regolarità fasi di rialzo e di ribasso. In realtà si applicano regole statistiche come quella secondo la quale se al lancio della monetina esce testa per la decima volta consecutiva, le possibilità che all'undicesimo lancio esca croce sono sempre del 50 per cento. In altre parole, ciò che è avvenuto in passato non pregiudicherà gli eventi futuri anche per quest'anno.

Potrebbero esservi altri anni positivi per le azioni

Secondo un recente studio dell'Università di Harvard, spesso ad anni buoni sono storicamente seguiti ulteriori anni positivi per le azioni. Basandosi sui dati degli ultimi 100 anni, gli autori attribuiscono questo "effetto di persistenza" alla storia della nascita delle bolle speculative, basata su dinamiche psicologiche di gruppo, con due o tre anni di andamento positivo prima che si verifichino forti squilibri.

In questo senso, il rally azionario dello scorso anno lascerebbe ancora spazio ad almeno uno o due anni di incrementi di valore di oltre il 50 per cento. Naturalmente il confronto è azzardato, ma proviene da autori di tutto rispetto.