Disposizione testamentaria, mandato precauzionale e testamento biologico - le formalità di cui occuparsi per esprimere le proprie ultime volontà sono molte.
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Sia fatta la mia volontà

Nel numero del 20 novembre 2016 della NZZ am Sonntag, Eugen Stamm racconta dei motivi per cui rimandava continuamente la stesura del suo testamento e di altri documenti importanti, nonché della bella sensazione provata dopo aver finalmente affrontato queste questioni.

Che tipo di musica farò suonare al mio funerale? Magari "Highway to Hell"? Non sarà la prima domanda che mi sono posto, ma ci ho pensato. Ho rimandato a lungo prima di affrontare queste pratiche: testamento, mandato precauzionale, direttive del paziente e testamento biologico. Che parole orribili!

Non c’è da stupirsi che la sera non avessi voglia di occuparmi di questioni come queste. Mi sembrava tutto molto complesso. Se ho fame, mi metto a cucinare, e so come fare. Se ho una gomma buca, non posso usare la bici e mi attivo per aggiustarla. In questo caso, invece, non sapevo da che parte cominciare. E in più, ignorare o procrastinare la questione era facile, perché non aveva conseguenze immediate.

Insomma, il momento giusto per sedersi e scrivere queste parole, veri e propri macigni ai miei occhi, non arrivava mai. Ogni giorno c'erano faccende più urgenti - o più interessanti! - da sbrigare. Inoltre, mi dicevo: ho ancora decenni di vita davanti. Non c'è fretta, no?

In mancanza di concretezza, le questioni restano in sospeso

A volte sentivo il sussurro della coscienza incitarmi a metter mano a queste carte, a facilitare la vita alla mia famiglia in momenti futuri di per sé già tanto difficili. Anziché ascoltare questa voce interiore, mi giustificavo col pensiero che, in assenza di mie decisioni, c'era pur sempre la legge. Dopotutto poteva anche andar bene quella, così come va bene a tanti altri. E se avessero suonato "Stairway to Heaven", pazienza.

A tutti è capitato di constatare di persona che le cose che più lasciamo in sospeso sono quelle di cui non abbiamo un'idea concreta in termini di passi da intraprendere. Per questo vale la pena di avviare un iter, anche semplicemente per scoprirne le problematiche.

Mi sono dunque deciso: ho preso un foglio di carta e ci ho scritto sopra "TESTAMENTO". Poi l'ho sottolineato. Una volta, in un'intervista, un esperto mi aveva spiegato che bisogna innanzitutto pensare a ciò che si ha particolarmente a cuore. Questo semplicissimo consiglio mi ha aiutato a ridurre il problema astratto e sconfinato di "scrivere il testamento" a una questione specifica, quella di individuare persone e organizzazioni importanti cui avrei voluto lasciare denaro. Dovendo rispondere a una domanda concreta e trasparente, non ho avuto difficoltà a trovare le risposte.

Potreste obiettare, leggendomi, che forse non vale la pena di redigere un testamento in presenza di un patrimonio piccolo. Non mi trovo pienamente d'accordo. I regali hanno valore solo se milionari? Se una questione sta particolarmente a cuore, una donazione si misura non solo in termini assoluti, bensì come fetta di un totale.

Con mia grande sorpresa, dopo solo un quarto d'ora avevo annotato un paio di disposizioni di lascito e cercato in Internet quali caratteristiche deve avere un testamento per essere valido. Una volta firmato il foglio, ho persino provato un certo orgoglio: avevo scritto ciò che desidero veramente, ed è davvero meglio avere espresso le proprie volontà. Okay, forse avrei dovuto usare una carta più elegante e scrivere meglio. Anche stilare il mandato precauzionale e le direttive del paziente è qualcosa che fa sentire bene, felici di avere scelto consapevolmente. Non c’è antidoto alla morte, qualunque documento si firmi. La medicina moderna, che ha allungato le nostre vite, per molti allunga anche il periodo di progressivo declino in cui si necessita di cure, in ospedale o in casa di riposo. Chi non volesse beneficiare troppo di questo "effetto collaterale", può provvedere, come ho fatto io. Con le direttive del paziente si danno indicazioni ai medici, affinché sappiano se vogliamo che ci salvino la vita a tutti costi, oppure no.

Una donazione non si misura solo in termini assoluti, bensì come fetta di un totale.

Eugen Stamm 

Una bella sensazione

Non desidero delegare questa decisione ad altri e tanto meno lasciare che si tenti tutto quanto tecnicamente possibile. Allo stesso modo, non voglio lasciare ai miei famigliari il fardello della decisione circa l'espianto dei miei organi. Per completare il testamento biologico, con cui si decide esattamente di questo, servono poco più di cinque minuti. Esiste anche un'app di Swisstransplant. Può essere sufficiente anche solo informare i parenti circa l'intenzione o meno di donare i propri organi. Saranno i famigliari, infatti, a dover decidere se la persona in fin di vita non ha un documento oppure non può parlare. Giustamente, non si tratta di un tema di cui si chiacchiera con leggerezza seduti a cena. Con l'app, si può inviare un SMS con un testo standard alla persona da informare.

Cosa succede se un giorno non si è più in grado di prendere decisioni in autonomia? Con il mandato precauzionale si individuano una o più persone a cui delegare la responsabilità del patrimonio e delle cure nei confronti dell’interessato. Anche questo documento è molto rapido da predisporre, se i rapporti sono chiari. I modelli sono disponibili online. Per far sì che gli incaricati possano adempiere ai propri obblighi è utile preparare una cartellina contenente informazioni su conti, password, conti online eccetera. Certo, è un altro passo da compiere, piuttosto importante peraltro. Ma un passo concreto. Per oggi può bastare. Ne è valsa la pena, di affrontare queste carte. E non solo per dar retta alla coscienza. Per la musica, invece, in questo momento propenderei per Bach o Händel. Ma c'è ancora tempo... no?