prospettive della borsa nel secondo semestre 2018
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Tori versus orsi: chi vincerà il secondo tempo del 2018?

Al volgere della prima metà dell'anno è già possibile calibrare opportunità e rischi nei mercati finanziari. Il bilancio dei primi due trimestri e prospettive della borsa nel secondo semestre 2018.

Il mercato ribassista prevale nella prima metà dell'anno

La fine del primo semestre dell’anno è una buona occasione per prendere una breve pausa e tracciare un bilancio intermedio. Fest steht: La lotta tra orsi e tori è stata perfettamente equilibrata a livello globale. Verso la fine del semestre a emergere sono stati sempre più gli orsi, poiché le crescenti tensioni commerciali, le differenze di politica interna in Europa, la solidità del franco e le emergenze fiscali in Argentina e in Turchia li hanno avvantaggiati. I dati più importanti in sintesi (tutte le cifre in dollari USA, al 30 giugno 2018).

  1. L’indice azionario globale MSCI (World) ha perso da inizio anno l’1,6 per cento, l’indice obbligazionario globale (Citigroup) l’1,2 per cento.
  2. Sulle borse europee (FTSE Euro 100: –5 per cento) la Svizzera rientra, con un –10 per cento, tra i fanalini di coda quest’anno. Solo la Polonia (–17,8 per cento) e l’Ungheria (–16,5 per cento) hanno fatto peggio. La borsa norvegese registra comunque un netto incremento del +12 per cento.
  3. Negli USA, l’indice tecnologico Nasdaq, con un +7,8 per cento, registra un risultato migliore dell’indice del comparto industriale Dow Jones DJIA (–2,4 per cento).
  4. L’indice azionario Nikkei 225 giapponese è leggermente più avanti, con un +0,3 per cento.
  5. Nel primo semestre i paesi emergenti sono stati oggetto di pressione. Il calo più brusco è stato registrato dall’indice argentino MERV (–40 per cento) e da quello turco BIST (–31 per cento). L’indice azionario globale MSCI Emerging Markets ha lasciato sul terreno il 7,8 per cento. 
  6. Il vincitore dopo il primo tempo: sulle borse azionarie è la volta, quest’anno, dell’Arabia Saudita grazie al premio del petrolio. Il suo indice Tadawul si attesta a +15,1 per cento.

Undici fattori importanti nel mercato ribassista

In passato i punti di svolta sui mercati azionari sono stati regolarmente segnalati da un numero di indicatori fino a undici che, tramite una generalizzazione, riflettono diversi aspetti della recessione e/o dell’inflazione. Come si posizionano oggi questi indicatori sulla base di un raffronto storico? Undici fattori che potrebbero aiutare sia ribassisti che rialzisti.

Undici indicatori che precedono regolarmente mercati ribassisti

Indicatore Connotazione attuale
(0=bassa, 3=alta)
1. Elevato indebitamento delle imprese 2,5
2. Flessione della dinamica congiunturale 2,0
3. I riacquisti azionari iniziano a essere meno consistenti 1,5
4. Ottimismo eccessivo negli indicatori tattici 1,5
5. Estese revisioni al ribasso degli utili aziendali 1,5
6. Disoccupazione >1 per cento a fronte di una piena occupazione e di un'inflazione salariale 1,5
7. Estrema sopravvalutazione azionaria 1
8. Eccessivi investimenti aziendali 1
9. Notevole probabilità di una recessione 1
10. Perdita dell'ampiezza di mercato 1
11. Solido incremento dei premi di rischio creditizio 0

Fonte: Credit Suisse

In questa tabella non sono contenuti fattori esogeni, come politica, società, ambiente o tecnologia. Attualmente a inquietare non sono solo gli orsi, ma anche i tori. Poiché, in modo del tutto evidente, la tensione che caratterizza la situazione mondiale accresce il rischio di una reazione a catena. A prescindere dal fatto che ciò avvenga a torto o a ragione: la paura può essere contagiosa, esattamente come l’avidità. Ciò rende difficilmente stimabili eventi singolari, poiché già lo stesso focus dei media può causare il fatto che si verifichino.

In questo senso giocano attualmente un ruolo centrale tre potenziali di rischio: innanzitutto la crescita a livello mondiale dell’indebitamento complessivo1). In secondo luogo, il rischio di una nuova crisi dell’Eurozona. In terzo luogo, i rischi sul piano della politica economica di una guerra commerciale, in particolare anche per i paesi emergenti.

Undici fattori importanti nel mercato rialzista

1.    Premi di rischio: in assenza di una recessione o dell’inflazione, nella maggior parte dei casi le azioni offrono premi di rischio più alti rispetto alle obbligazioni. Nonostante tutti i contraccolpi, dall’inizio dell’espansione dell’economia mondiale nel 2009 gli investitori pazienti hanno ottenuto con le azioni guadagni sopra la media. Inoltre, i premi di rischio azionari sono ancora doppi rispetto al livello confacente. Una prosecuzione della crescita moderata e a bassa inflazione potrebbe sostenere i mercati rialzisti nel secondo semestre.

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Un’espansione economica moderata in un contesto di bassa inflazione costituisce dal 2009 il motore di un rialzo delle azioni a livello globale

Fonte: Credit Suisse
I dati storici sulla performance e gli scenari dei mercati finanziari non sono indicatori affidabili per i rendimenti futuri.

2.    Le azioni sono vantaggiose: in tutto il mondo le azioni vengono negoziate a un rapporto Shiller-P/E di 14x. Dal 1984, al contrario, la media si attesta a 17x. La Figura 2 illustra l’altra faccia della medaglia di premi di rischio elevati.

3.    Margini di prezzo: oltre agli incrementi della produttività e alle agevolazioni fiscali, sono soprattutto le grandi aziende statunitensi a trarre vantaggio da un potere di determinazione dei prezzi, che appare addirittura difensivo. Naturalmente gran parte di questo andamento è da ricondursi alla posizione monopolistica delle aziende tecnologiche, come Microsoft e FANG.

4.    Riacquisti azionari e dividendi: entrambi hanno costituito negli ultimi anni un supporto per il mercato, che ha potuto compensare la caratteristica ritrosia degli investitori istituzionali. Fintanto che gli oneri finanziari si attestano al di sotto dei rendimenti degli utili – il che continua ad apparire plausibile – i quadri dirigenziali hanno un forte stimolo ad amministrare in questo modo il rendimento del capitale e il rispettivo corso.    

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Riacquisti azionari e dividendi generano una domanda costante

Fonte: Standard & Poors, Yardeni Research

5.    Domanda istituzionale differita: dalla crisi finanziaria le casse pensioni hanno ridotto le loro quote azionarie del 30 per cento circa rispetto a quanto avveniva prima del 2008. La quota azionaria delle casse pensioni tedesche si attesta all’11 per cento. In Danimarca ammonta addirittura solamente all’8 per cento, in Svizzera ancora al 27 per cento. A livello storico, negli ultimi cinquant’anni il dato mondiale è stato nettamente più elevato. Gli investitori pazienti, prima o poi, trarranno vantaggio da questa domanda differita.

6.    La flessione della disoccupazione sostiene i consumi: le recenti statistiche dell’OCSE illustrano che le aziende assumono più personale rispetto a quello che tagliano. Questo andamento rende permanente l’espansione economica.

disoccupazione-tuttora-in-calo

Disoccupazione tuttora in calo

Fonte: Statistiche commerciali, OCSE

7.    Crescita dei fatturati aziendali: in base alle stime di analisti e aziende, i fatturati aziendali potrebbero attestarsi, nel secondo semestre 2018, al di sopra del primo semestre. Sebbene i tassi di crescita registrino un calo, ciò non stupisce. Una crescita moderata è più duratura di un surriscaldamento.

8.    Utili: gli analisti si attendono per il 2018, per le aziende che rientrano nell’indice S&P 500, mediamente un utile di 170 dollari per azione. Moltiplicati per un rapporto corso-utile ad esempio di 16x, 18x o 19x, si otterrebbero possibili livelli di chiusura annuali di 2’720, 3’060 o 3’230. In Svizzera, con la stessa logica, un SMI di 9’100 appare equo.

9.    Indicatori sulla fiducia: nonostante tutte le turbolenze, i sondaggi sul sentiment segnalano tra dirigenti, imprese e consumatori in Svizzera, UE, USA e in tutto il mondo valori ancora prossimi ai massimi storici. Questi valori forniscono buone indicazioni sull’attività di investimento.

170

utili in dollari per azione attesi nel 2018 per le aziende dello S&P 500.

10.    Solidità dei bilanci: addirittura l’equivalente di quattro bilioni di franchi di debiti poco onerosi, che le imprese hanno contratto nell’ultimo decennio, diventa relativo rispetto ai loro bilanci. Questo poiché il rapporto medio tra indebitamento netto ed EBITDA si attesta nettamente al di sotto del fattore 6, ritenuto essere una soglia critica.

11.    Indicatori tattici: da ultimo, la maggior parte degli indicatori tattici è favorevole al fatto che i mercati azionari, in particolare nei paesi emergenti e in Svizzera, mostrino livelli di ipervenduto. Il rapporto tra tori e orsi, il sentiment sulle borse e gli indicatori tecnici sono segnali della probabilità che si verifichi almeno un rally estivo.