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Questi 3 interrogativi tengono occupati i mercati finanziari

Alla fine dell'anno gli investitori hanno domande scottanti da porre. Quale sarà il sentiment dei mercati finanziari nel 2018? Come evolveranno i rendimenti obbligazionari? I debiti potrebbero rivelarsi un rischio? Tre importanti interrogativi e previsioni al riguardo.

1. I debiti privati sono di nuovo aumentati rispetto a prima della crisi finanziaria del 2007. La storia si sta ripetendo?

In effetti i debiti delle economie domestiche private – e anche delle imprese e degli Stati – sono di nuovo superiori al livello precedente l'avvento della crisi finanziaria del 2007. Tuttavia: decisivo ai fini della valutazione dei debiti è il servizio del debito che ne risulta piuttosto che il loro livello. A dispetto, paradossalmente, della crescita dei debiti, per dieci anni questo rapporto del servizio del debito con il reddito regolare è slittato al livello in assoluto più basso da generazioni (figura seguente).

Ricordiamoci: nel 2008 i tassi guida sono stati abbassati in tutto il mondo fino a cinque punti percentuali. Nonostante tutti gli sforzi spesi per una normalizzazione, l'attuale livello dei tassi non dovrebbe cambiare in tempi brevi. La maggior parte dei debitori ha tratto profitto da questo scivolone dei tassi, rifinanziando a lungo termine e a condizioni vantaggiose i vecchi debiti. Anche se il prossimo anno i tassi guida dovessero raddoppiare, le ricadute sull'attuale stock del debito sarebbero contenute. L'attuale servizio del debito ai minimi storici rappresenta quindi per il prossimo futuro un sostegno gradito piuttosto che un'insidia per l'economia.

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Il servizio del debito non è mai stato così ridotto come oggi

Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis

2. I mercati dei capitali offrono ancora premi di rischio sufficienti?

Il riflesso degli interessi debitori modesti è dato naturalmente da bassi rendimenti del mercato dei capitali. Da anni creano una crisi degli investimenti incresciosa, in particolare per gli investitori orientati al reddito. Come dovrebbero risolvere il dilemma? Investendo in durate più lunghe? Considerando le obbligazioni in moneta estera? Acquistando obbligazioni illiquide o «high yield»? Accrescendo la componente azionaria a scapito delle obbligazioni?

Domande difficili, ma importanti, per la fine dell'anno. Da notare che dal 1995 le obbligazioni, rispetto alle azioni, ottengono risultanze migliori in termini assoluti e depurate del rischio:

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Dal 1995 le obbligazioni di tutto il mondo sovraperformano le azioni in termini assoluti e aggiustati per il rischio

Fonte: Bloomberg, Credit Suisse

I rendimenti obbligazionari negativi diventano normalità

Come risultato di questi 22 anni di rialzo, oggi le obbligazioni presentano una valutazione nettamente superiore a quella delle azioni. Più di un terzo di tutti i segmenti di titoli di Stato impongono agli investitori rendimenti negativi (figura seguente). Per la generazione dei «Millennials», che non ha mai vissuto una crisi del mercato obbligazionario, questa situazione descrive la normalità.

Ma è davvero normale che i premi di rischio dei titoli di Stato rappresentino solo una frazione trascurabile dei premi per il rischio azionario? I rapporti corso/utile delle obbligazioni possono essere calcolati matematicamente invertendo il rendimento, ossia ad esempio un'obbligazione a 15 anni della Confederazione con un rendimento dello 0,17 per cento è negoziata a un rapporto corso/utile implicito di 590x. Questo è un multiplo del rapporto corso / utile medio del mercato azionario svizzero. È normale?

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Rendimenti obbligazionari negativi: vecchia e nuova normalità?

Fonte: Bloomberg

3. Come interagiscono tra loro le dimensioni delle macroeconomie e della capitalizzazione di borsa?

Il mercato azionario statunitense rappresenta la metà della capitalizzazione di borsa globale, più del doppio della quota americana sul prodotto interno lordo globale (figura sotto). La differenza tra la capitalizzazione di borsa degli Stati Uniti e il suo prodotto interno lordo (PIL) rappresenta un premio per la sua capacità innovativa o di reddito.

Una situazione analoga era rinvenibile solo in Giappone, le cui aziende agli inizi degli anni '90 totalizzavano il 40 per cento della capitalizzazione di borsa mondiale, mentre il contributo dell'economia nipponica non è mai andato oltre il 10 per cento del PIL mondiale. Tempi passati. Il rapporto è inverso in Europa e nella prevalenza dei paesi di nuova industrializzazione. Chi sa cosa riserverà il 2018 sotto questo profilo?

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Capitalizzazione di borsa vs prodotto interno lordo globale

Fonte: MSCI, Weltbank, Credit Suisse