Barometro delle apprensioni 2018: l’AVS rimane la preoccupazione numero uno
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Previdenza per la vecchiaia svizzera: la grande disillusione

L'AVS è la fonte di preoccupazione della Svizzera, rivela il Barometro delle apprensioni Credit Suisse 2018. Anche la prevista riforma della previdenza per la vecchiaia (AHV 21) è insufficiente. Il paese dovrebbe avere il coraggio di compiere il grande passo.

L’AVS occupa il primo posto nel Barometro delle apprensioni.

La popolazione locale è sempre più preoccupata per la previdenza per la vecchiaia. Secondo il Barometro delle apprensioni, circa il 45% ritiene che sia il problema più importante e urgente in Svizzera. Anche nel Barometro della gioventù le rendite sono per la prima volta in cima alla lista. Proprio tra coloro che andranno in pensione solo nei prossimi decenni si diffonde una grande disillusione e le ragioni sono fondate.

L'AVS, il primo pilastro del sistema di previdenza per la vecchiaia svizzero, già oggi eroga più di quanto incassa. Gli scenari indicano che a partire dal 2020 l'attuale sistema non potrà più coprire il fabbisogno finanziario supplementare. In base alle nuove proiezioni delle finanze dell’AVS, senza riforme il deficit ammonterà addirittura a 220 miliardi di franchi entro il 2045. Inoltre nella previdenza professionale, il secondo pilastro, gli attivi sovvenzionano ogni anno la generazione di pensionati per un importo di 5 miliardi di franchi a causa delle promesse di rendita troppo elevate. Le casse pensioni sfruttano sempre più il loro margine d’azione dove l’assenza di vincoli legislativi lo consente e riducono le aliquote di conversione nella componente sovraobbligatoria. Pertanto i futuri pensionati devono aspettarsi prestazioni di vecchiaia inferiori al capitale risparmiato.

La previdenza per la vecchiaia deve affrontare grandi ostacoli

In realtà, il problema di fondo della previdenza per la vecchiaia è semplice ed è noto da tempo. Viviamo sempre più a lungo e in buona salute. Tuttavia, il periodo di vita professionale attiva, nel quale si paga e si risparmia per la pensione, è rimasto invariato o si è persino ridotto a causa dei pensionamenti anticipati e di un ingresso ritardato nella vita lavorativa per esigenze formative. Se nel 1948, al momento dell'introduzione dell'AVS, erano oltre sei gli attivi per ogni pensionato, oggi sono circa tre e nel 2045 potrebbero essere solo due.

La Confederazione richiede nuove misure per garantire l’AVS

Dopo che la riforma della previdenza per la vecchiaia 2020 è stata respinta lo scorso anno, il Consiglio federale prevede delle nuove misure volte a garantire l’AVS, tra cui l’innalzamento dell'età pensionabile per le donne a 65 anni e l'aumento dell’imposta sul valore aggiunto e dei contributi salariali. Inoltre, il primo pilastro dovrebbe ricevere ogni anno due miliardi di franchi di entrate supplementari come compensazione per imposte sulle società più basse nell’ambito della proposta di progetto fiscale.

Queste misure consentono di concedere respiro all'AVS, ma non garantiscono il finanziamento a lungo termine e fino al 2045 mancheranno comunque 55 miliardi di franchi. La riforma della previdenza professionale, non meno importante, è stata rinviata. Se si parte dalla stima di 220 miliardi di franchi senza riforma, entro il 2045 la Confederazione spenderebbe per l’AVS in media ogni anno il doppio di quanto spende per l’istruzione. Saranno le generazioni future a pagare il conto.

45 %

ritiene che la previdenza per la vecchiaia sia il problema più importante in Svizzera.

La previdenza per la vecchiaia non si adatta più agli attuali modelli di lavoro e di vita

Sarebbe auspicabile un grande passo nella politica previdenziale: decisioni lungimiranti che tengano conto, oltre che degli effetti dell'invecchiamento demografico tramite un graduale aumento dell'età di pensionamento, anche dei cambiamenti nei modelli di vita. Per esempio, i confini sempre più sfumati fra attività professionale e pensionamento per forme flessibili di uscita dal mondo del lavoro. Sono in aumento nuove forme di lavoro che mettono sempre più alla prova il funzionamento del sistema, soprattutto nel settore della previdenza professionale. Inoltre, la tradizionale ripartizione dei ruoli tra uomo e donna non è più il modello sociale predominante.

Se si chiede agli aventi diritto di voto, per loro è chiaro che tutti devono contribuire alla riforma pensionistica. Valutano positivamente il sistema dei tre pilastri e sembrano aperti a diverse soluzioni. Lo rivela l’indagine svolta nell’ambito del Barometro delle apprensioni. Trattandosi di un paese con un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo, con un solido settore dei servizi e, di conseguenza, una percentuale bassa di lavoratori che svolgono un duro lavoro fisico, la Svizzera sembra predestinata ad affrontare una grande sfida politica. È un dato di fatto, tuttavia, che oggi in ambito OCSE è uno tra i paesi con la più bassa età di pensionamento legale e quindi con la maggiore durata di percezione della rendita. La riforma della previdenza per la vecchiaia prevista non cambierà molto la situazione.