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Previdenza per la vecchiaia: opportunità per una riforma più coraggiosa

Il progetto per la riforma della previdenza 2020 non ha conquistato la maggioranza alle urne. Non è stato centrato quindi l'obiettivo cruciale di una copertura finanziaria duratura della previdenza per la vecchiaia. Con il no popolare cresce l’esigenza di una riforma. È ora sperabile che il Parlamento riesca a recuperare gli aspetti corretti del progetto fallito e a portarli avanti.

La scorsa domenica il popolo svizzero ha respinto la riforma delle pensioni 2020 con il 52,7 per cento dei voti contrari. I vari schieramenti politici attribuiscono il verdetto delle urne alle loro proprie argomentazioni e rivendicano il merito del risultato. Sta di fatto però che questo progetto non centra l'obiettivo cruciale di una copertura finanziaria duratura della previdenza per la vecchiaia, bensì avrebbe dato nella migliore delle ipotesi un po' di respiro al quadro normativo.

Il tentativo di stabilizzare insieme il primo e secondo pilastro è sfociato in buona sostanza in un progetto sovraccarico con ricadute difficili da prevedere per gli interessati e che presentava numerose lacune.

Adeguare l’età pensionabile all’aspettativa di vita

In proposito, i parametri demografici e le conseguenti difficoltà di finanziamento della previdenza per la vecchiaia sono noti da tempo (cfr. Economics Alert del 24 agosto 2017). Già oggi nel raffronto internazionale la Svizzera figura tra i paesi con la massima longevità, la minore età pensionabile ordinaria e, di riflesso, il più lungo periodo di percepimento della rendita.

Oggi in molte parti dell'area OCSE un'età di pensionamento di 67 anni è un fatto acquisito e paesi come la Danimarca, i Paesi Bassi, l'Italia o la Gran Bretagna hanno deciso di agganciare l'età di pensionamento all'evoluzione dell'aspettativa di vita. Rispetto a queste misure di riforma, la Svizzera ha accumulato un notevole ritardo.

Già oggi l'AVS spende più di quanto incassa con i contributi degli assicurati, dei datori di lavoro e dell'amministrazione pubblica. Alcune proiezioni indicano che senza opportuni correttivi, entro il 2030 il disavanzo supererà la soglia dei 7 miliardi di franchi. Dal 2031 il fondo AVS sarebbe quindi esaurito e il pagamento delle rendite in corso non potrebbe più essere garantito. 

Faire évoluer les bons aspects

Con la bocciatura popolare del progetto si è rafforzata la spinta alle riforme ed è da augurarsi che il Parlamento sia in grado di riallacciarsi agli aspetti corretti del progetto fallito e di portarli avanti. L'allineamento dell'età di pensionamento delle donne a quella degli uomini, l'abbassamento dell'aliquota minima di conversione o l'adeguamento della trattenuta di coordinamento alle nuove forme di occupazione del moderno mondo del lavoro nella previdenza professionale andavano nella direzione giusta, seppur con eccessiva lentezza.

Altri aspetti, come i falsi incentivi nella flessibilizzazione dell'età di pensionamento, o ancora il supplemento AVS di 70 franchi distribuito con la logica degli interventi a pioggia, andrebbero invece abbandonati. Dopo le prime reazioni al naufragio della riforma pensionistica si deve concludere che il prossimo ciclo di riforme prevederà verosimilmente progetti separati per il primo e il secondo pilastro.

Le possibilità di un nuovo pacchetto capace di consenso aumenterebbero se i nostri politici avessero il coraggio di essere sinceri con gli elettori, facendo loro capire che la copertura finanziaria della previdenza per la vecchiaia non è realizzabile senza sacrifici. In una società sempre più longeva si offre un'opzione ovvia: l'innalzamento dell'età di pensionamento.