Dobbiamo rimanere un Paese coeso nonostante il COVID-19
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«Dobbiamo rimanere un Paese coeso nonostante il COVID-19»

Il Consiglio federale si è conquistato un'enorme fiducia presso la popolazione. Ma anche le aspettative sono elevate: deve guidare con sicurezza la Svizzera attraverso la crisi del coronavirus. Il consigliere federale Guy Parmelin nell'intervista con Manuel Rybach.

Manuel Rybach: Signor consigliere federale Parmelin, da un giorno all'altro la pandemia di coronavirus e le sue conseguenze sono diventate la principale preoccupazione della popolazione svizzera. Come interpreta questa percezione dei problemi?

Guy Parmelin: Riesco a comprendere lo stato d'animo della popolazione molto bene. La pandemia di COVID-19 sta mettendo duramente alla prova la società e l'economia. E questo non solo in Svizzera, ma in tutto il mondo. È un dato di fatto: nel secondo trimestre del 2020, l'economia svizzera è caduta in una profonda recessione. Le ripercussioni dei provvedimenti adottati per circoscrivere la pandemia sull'economia mondiale e sul commercio internazionale sono motivo di preoccupazione. Anche se per il 2020 la situazione è meno negativa di quanto paventato a metà anno, siamo comunque di fronte alla maggiore flessione del PIL registrata dal 1975. Fin dall'inizio della crisi, ho riflettuto attentamente su come poter mitigare le conseguenze negative immediate della pandemia, mantenendo al tempo stesso i punti di forza della Svizzera come piazza economica, formativa e innovativa.

E a quale conclusione è giunto? Siete riusciti a mitigare le conseguenze?

Sono convinto che noi in Svizzera, grazie a istituzioni forti e alle misure di sostegno rapide ed efficaci adottate fino all'inizio dell'autunno, siamo riusciti ad evitare conseguenze ancora più gravi per le imprese e i lavoratori. Un ruolo importante in questo ambito è, tra l'altro, quello svolto dall'indennità per lavoro ridotto. Infatti è anche grazie a questo strumento che finora si è potuta evitare una pesante flessione dell'occupazione. I redditi dei lavoratori sono stati sostenuti ed è stata prevenuta un'ondata di fallimenti delle aziende.

Ciononostante, la disoccupazione è aumentata, anche se per fortuna in misura minore rispetto a quanto si era temuto in primavera e in estate. E questo vale anche per la disoccupazione giovanile.

A causa della seconda ondata della pandemia, comunque, nei prossimi mesi si prevede un ulteriore aumento della disoccupazione. La crisi dovuta al COVID-19 non è ancora stata superata. Purtroppo non possiamo escludere il rischio che le imprese, a medio termine, si adeguino alle nuove condizioni e in parte debbano anche ricorrere ai licenziamenti.

Quali sono secondo lei le maggiori sfide per il nostro Paese?

Dopo la crisi del coronavirus, dovremo impegnarci al massimo per garantire la ripresa economica più veloce e completa possibile. Per riuscirci, oggi come in passato, abbiamo bisogno di persone con una buona formazione. Non possiamo permetterci di fare tagli alle spese per la formazione e il perfezionamento. Dobbiamo mantenere vive e promuovere anche le attività di innovazione, e di conseguenza la nostra competitività.

Un aspetto importante per la competitività è l'accesso della nostra economia ai mercati esteri. Proprio per questo dobbiamo chiarire le nostre relazioni con l'UE e creare vie di accesso preferenziali ai mercati tramite accordi bilaterali. Per farla breve: tutto è collegato. Il lavoro, insomma, non ci mancherà.

Quali ripercussioni ha la pandemia di coronavirus sulla sua attività personale e quali effetti prevede sul mondo del lavoro in generale?

Normalmente, per me il contatto diretto e i colloqui personali sono molto importanti. Negli ultimi mesi, nell'Amministrazione federale e anche nel mio dipartimento, molti settori hanno lavorato in smart working. La crisi del COVID-19 ha digitalizzato ancora di più il lavoro quotidiano. Sviluppi analoghi si riscontrano anche nel settore privato dell'economia. Presumo che il mondo del lavoro diventerà più digitale anche a medio e lungo termine. Tuttavia è ancora troppo presto per fare affermazioni sugli effetti a lungo termine della pandemia sulle nuove forme di lavoro.

Il barometro delle apprensioni mostra quanto sia grande il bisogno di sicurezza nella situazione attuale. In particolare, gli intervistati sostengono che per loro la sicurezza di approvvigionamento (ad es. di energia e prodotti medici) è di fondamentale importanza. Come vede, in questo ambito, l'interazione tra economia e Stato? In che modo la Svizzera dovrebbe rapportarsi con l'estero?

La Svizzera, avendo un'economia nazionale orientata all'export, è fortemente legata alle catene di approvvigionamento e di produzione internazionali. L'acquisizione di semilavorati e le possibilità di smercio dei nostri prodotti sui mercati esteri sono di fondamentale importanza per l'economia svizzera. Secondo le stime della SECO, le attività economiche esterne rappresentano circa 1/3 del PIL della Svizzera. Nel corso degli ultimi mesi siamo nuovamente diventati consapevoli non solo dell'enorme importanza del commercio internazionale per il nostro Paese, ma anche della nostra dipendenza dalle catene di produzione e di approvvigionamento internazionali. Per me è chiaro: bisogna continuare a garantire un accesso ai mercati esteri libero da ostacoli e discriminazioni. Il Consiglio federale e la SECO si impegnano in tal senso, in particolare nell'ambito dell'OMC, dell'OCSE e del G-20. Naturalmente, stiamo provvedendo ad ampliare e aggiornare la nostra rete di accordi di libero scambio.

La disoccupazione si colloca ancora più in alto nella classifica delle apprensioni. Cosa serve per garantire anche in futuro i punti di forza del mercato del lavoro svizzero?

Nella prima fase è stato determinante sostenere l'occupazione e i redditi, per evitare una dannosa ed eccessiva riduzione dei posti di lavoro. Siamo riusciti abbastanza bene ad assicurare una buona protezione attraverso l'indennità per lavoro ridotto, l'indennità di disoccupazione e misure per il mercato del lavoro. Nell'affrontare la seconda ondata di contagi, questi elementi continueranno ad essere importanti. A lungo termine, sarà decisiva la nostra capacità di creare incentivi nelle nostre attività sociali, affinché i disoccupati possano trovare nuovamente lavoro. Questo significa che dovremo evitare il più possibile che le persone finiscano nella spirale della disoccupazione di lunga durata.

Un altro elemento fisso nel barometro delle apprensioni è il futuro dell'AVS e della previdenza per la vecchiaia. Quali sono i passi più importanti, a medio e lungo termine, per garantire una tenuta duratura del nostro sistema di previdenza per la vecchiaia?

Tutti sappiamo che è estremamente difficile trovare una soluzione a questo problema, garantendo una previdenza per la vecchiaia in grado di soddisfare il maggior numero di possibile di persone nel nostro Paese. Questa sfida sta impegnando già da anni i miei colleghi del DFI, il Dipartimento federale dell'interno, e li terrà occupati ancora. Anche il Consiglio federale, in un prossimo futuro, dovrà confrontarsi nuovamente con questo problema.

Dobbiamo permettere anche un certo cambiamento strutturale.

Consigliere federale Guy Parmelin

Un altro tema classico della politica elvetica sono le relazioni della Svizzera con l'UE. Anche se una maggioranza auspica un'evoluzione del rapporto bilaterale, tuttavia come ciò debba avvenire è oggetto di un acceso dibattito. Come intende procedere il governo del Paese in questo ambito?

Per la Svizzera, in quanto economia nazionale di dimensioni medio-grandi con un mercato interno relativamente piccolo, la condizione per mantenere il benessere rimane un accesso ai mercati esteri il più possibile libero da discriminazioni, giuridicamente tutelato e in grado di svilupparsi. Il Consiglio federale si impegna per la sostenibilità delle relazioni economiche internazionali essenziali per la Svizzera. L'UE è il nostro principale partner commerciale. Con un accordo istituzionale, il Consiglio federale intende consolidare l'accesso ai reciproci mercati e garantirlo per il futuro. L'obiettivo è quello di offrire una maggiore sicurezza giuridica sull'attuale accesso al mercato e di costruire le basi per un ampliamento dei rapporti commerciali. Per stipulare un accordo, tuttavia, è necessario un chiarimento su tre punti di centrale importanza per la Svizzera, ovvero la tutela delle condizioni salariali e lavorative, la cittadinanza dell'Unione e gli aiuti statali.

Nel panorama degli esponenti della politica e delle autorità, il Consiglio federale riscuote molta più fiducia tra la gente e attualmente, dopo la polizia, è al secondo posto tra le istituzioni in questa speciale classifica. Come interpreta questo sviluppo?

Senza dubbio, l'aiuto veloce e senza complicazioni burocratiche offerto dal Consiglio federale nella crisi del coronavirus ha avuto un ruolo importante. Siamo riusciti a sostenere un gran numero di imprenditrici e imprenditori, come pure molti lavoratori. Tuttavia, il risultato del sondaggio oggi sarebbe probabilmente ancora diverso. Gli insoddisfatti, quelli che non siamo riusciti ad aiutare affatto o non abbastanza, non sono pochi!

Il Consiglio federale si impegna per la sostenibilità delle relazioni economiche internazionali essenziali per la Svizzera.

Consigliere federale Guy Parmelin

L'interesse per la politica dal 2016 sta crescendo continuamente e in Svizzera, dal 2018, la percentuale di giovani che partecipano a dimostrazioni politiche è raddoppiata. Contemporaneamente, la percentuale di giovani che desiderano entrare in un partito rimane molto bassa. Come lo interpreta e che rapporti aveva con la politica da giovane?

Per i giovani di oggi ormai non sono più un esempio tipico. Sono cresciuto in campagna e lì c'erano associazioni in cui la popolazione del luogo era solita incontrarsi. Questo, un giorno, mi ha portato a impegnarmi politicamente in un partito. La gioventù di oggi si trova a dover fare i conti con un'offerta più ampia di attività per il tempo libero e ha l'imbarazzo della scelta. Ormai, l'adesione a un partito solo raramente è la prima scelta.

I giovani si mobilitano molto per le tematiche ambientali. Come agricoltore e viticoltore qualificato, sicuramente lei avrà una particolare familiarità con questo tema. Che ne pensa dell'attuale dibattito?

Sì, in effetti capisco molto bene le esigenze dei giovani e osservo con crescente preoccupazione la progressiva cementificazione dei terreni coltivati e lo spreco delle risorse naturali. Tuttavia vorrei che non ci si limiti solo alle critiche, ma si vada sempre più alla ricerca di soluzioni e si contribuisca attivamente ad affrontare i problemi ambientali. Spesso negli attuali dibattiti sull'acqua potabile, sull'agricoltura e sull'inquinamento si dimentica che noi come Paese siamo costretti a praticare attività commerciali. La Svizzera può nutrirsi solo per metà da sola. L'altra metà viene dall'estero. Questo non lo dobbiamo dimenticare mai in tutte le discussioni.

In veste di vicepresidente del Consiglio federale, a dicembre l'attende l'elezione a presidente federale. Che cosa si augura per la Svizzera e per lei personalmente nel corso dell'anno di presidenza?

Prima di esprimermi in merito ad un eventuale anno di presidenza, devo essere eletto. E le elezioni si terranno a dicembre. Ma a prescindere da questo, sia per la Svizzera che per me personalmente, auguro a noi come Paese, con tutte le sue regioni e come popolazione, intendendo tutte le generazioni che ne fanno parte, di riuscire, nonostante il COVID-19, a rimanere uniti, nella speranza che questo virus presto diventi soltanto un brutto ricordo.