L'Europa serra i ranghi
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L'Europa serra i ranghi

Due anni di pandemia e oltre mezzo anno di guerra contro l'Ucraina hanno trasformato l'Europa e cambiato il punto di vista della Svizzera sul continente. Gli svizzeri compiono un ulteriore passo verso l'UE, anche se piccolo.

Il 32% degli elettori svizzeri ritiene che gli eventi degli ultimi dodici mesi abbiano rafforzato l'Unione europea. A prima vista, non sembra un risultato particolarmente rilevante, soprattutto se si considera che ben il 57% ritiene che invece si sia indebolita. Tuttavia, il trend indica il contrario: oggi il numero di persone che esprimono questo giudizio positivo è triplicato rispetto al 2019 (10%).

Ciò è dovuto al fatto che il 52% riconosce che la guerra in Ucraina ha ricompattato l'Europa e che il consenso raggiunto sugli aiuti e sulle sanzioni economiche, per quanto difficile, sia il segno di una solidarietà generale mai così percepita in passato. Allo stesso tempo, il divario prodotto dalla pandemia è molto meno pronunciato rispetto al 2021. Tuttavia, il 63% (–7 pp) continua a rilevare una disgregazione nell'Europa per effetto del coronavirus.

In leggera crescita la fiducia

«Meglio, ma non ancora bene»: è questo il giudizio sull'Europa che percorre l'intero studio del Barometro delle apprensioni. Pertanto, sebbene la fiducia nell'UE sia in costante aumento dal 2019, passando dal 14 al 22%, si attesta ancora a un livello basso. Si tratta di un risultato scarso se confrontato con la fiducia accordata da circa due terzi della popolazione al Consiglio federale, alla Polizia e al Tribunale federale; solo i partiti politici e le chiese registrano valori di fiducia altrettanto deludenti.

L'autovalutazione del proprio Paese nel raffronto internazionale resta elevata, ma la pandemia e la guerra hanno evidenziato la vulnerabilità della Svizzera. Per il 92% (–3 pp) degli elettori la situazione dell'economia svizzera è piuttosto/molto positiva rispetto a quella estera, un valore eccellente, sebbene dal 2012 solo una volta abbia raggiunto un livello più basso, nel 2017 (89%). 

33 %

ritiene che l'immagine della Svizzera all'estero sia peggiorata.

Lo stesso vale per l'immagine della Svizzera all'estero. Agli occhi dell'82% (–5 pp), è piuttosto/molto positiva ma, anche in questo caso, solo una volta negli ultimi dieci anni è stato registrato un valore inferiore (2015 con il 73%). La variazione in termini di autovalutazione risulta ancora più evidente quando si chiede come sia cambiata la reputazione negli ultimi 12 mesi. Il 21% (–15%) indica un miglioramento, il 33% (+6 pp) un peggioramento.

Sono forse gli effetti prodotti dall'interruzione dei negoziati sull'accordo quadro a maggio 2021? Come viene valutato questo atto politico in retrospettiva? Il 49% (–2 pp) degli elettori ritiene la decisione piuttosto/molto giusta, mentre il 42% (+2 pp) è convinto del contrario. Quindi non si registra alcuna significativa variazione sul tema.

La speranza in un nuovo accordo quadro

Tra le sette opzioni disponibili relative alla modalità di gestione del futuro rapporto con l'UE, la negoziazione di un accordo quadro istituzionale rimane quella nettamente favorita. Segue l'adesione al SEE, una soluzione che, rispetto allo scorso anno, viene ora ritenuta migliore rispetto al congelamento degli accordi bilaterali senza ulteriori sviluppi. Anche la disdetta dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone rientra tra le possibili soluzioni, mentre l'opzione di rinunciare agli accordi bilaterali o persino ad avere relazioni privilegiate con l'UE non genera particolari aspettative, esattamente come l'adesione all'UE. 

Di conseguenza, i colloqui su un accordo quadro istituzionale devono continuare, poiché il 76% (dato invariato) degli elettori ritiene importante che la Svizzera intrattenga relazioni stabili con l'UE. Con riferimento particolare agli accordi bilaterali, si registra lo stesso valore del 76% (+1 pp). Su una scala da 1 a 10, la valutazione del Barometro delle apprensioni indica un valore medio di 6,4 per quanto riguarda l'importanza di una svolta nei negoziati con l'UE e di 5,0 in relazione alla fiducia nella possibilità di giungere a un accordo soddisfacente. A tal proposito viene chiamato in causa il Consiglio federale. Il 40% ritiene che il compito spetti al governo federale e il 21% ai delegati svizzeri a Bruxelles.

Solo il 14%, invece, stima che la responsabilità primaria sia dell'UE. Complessivamente, quindi, una chiara maggioranza pari al 61% degli elettori è del parere che tocchi soprattutto all'esecutivo svizzero intervenire per sviluppare le relazioni con l'Unione europea. Questa valutazione è trasversale ai partiti politici. I simpatizzanti e i membri dei partiti conservatori (UDC 25%, PLR 17%) attribuiscono una responsabilità rilevante all'UE, tuttavia anche loro ritengono che il compito spetti principalmente al Consiglio federale (UDC 37%, PLR 38%), anche se in misura meno marcata rispetto a Verdi (50%), PS, PVL e agli elettori indipendenti dai partiti (rispettivamente 44%).

Questi valori sono in linea con la valutazione di coloro che giudicano l'orientamento della politica estera svizzera come piuttosto/molto difensivo. Quest'anno sono ben il 71% (+5 pp), una percentuale mai raggiunta prima. Di conseguenza pochi svizzeri, ovvero il 20% (–5 pp), rilevano un atteggiamento offensivo. Probabilmente ci si aspettava una rapida offensiva negoziale con proposte alternative. Quindi, non meno del 76% (+1 pp) auspica un approccio più attivo, mentre solo il 16% (+2 pp) invita alla cautela.

Abbandono della politica di nicchia

Il 54% (+4 pp) ritiene che la Svizzera possa compensare le maggiori difficoltà di accesso al mercato dell'UE intensificando le relazioni commerciali con Paesi terzi, mentre il 37% (–5 pp) la pensa diversamente. Allo stesso tempo, solo il 36% (–9 pp) si dichiara favorevole a una politica di nicchia autonoma – nel 2020 la percentuale si attestava ancora al 53%. La maggioranza della popolazione, pari al 52% (+11 pp), prevede un miglioramento delle posizioni negoziali in materia economica grazie a un maggiore allineamento a una posizione UE unificata.